Recensione Giallo

Dario Argento ritorna al giallo

recensione Giallo
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Prodotto dalla Opera Films di Claudio e Dario Argento, Giallo segna il ritorno del maestro italiano dell' horror al genere che tanta fortuna gli aveva portato a inizio carriera. Girato a Torino questa coproduzione italo statunitense si avvale di un cast internazionale che vede come protagonisti un redivivo Adrien Brody (King Kong) e una sempre sensuale Emmanuelle Seigner (Frantic). Il film pur essendo già sbarcato sul mercato home video americano ancora non gode di una data di uscita nel belpaese ma sicuramente è solo questione di tempo. Dopo il deludente La terza madre, massacrato dal pubblico e dalla critica, sarà riuscito il regista a tornare ai suoi soliti standard qualitativi, a dire il vero un pò in appanno se si esclude l' episodio dei Masters of horror? Va dato senza dubbio atto al regista di aver coraggiosamente optato per una scelta retrò e poco affine allo spirito commerciale, tornando a quei gialli (e mai titolo fu più adatto) italiani di qualche decade fa pur con qualche strizzatina d occhio allo splatter tanto in voga.

La storia comincia nella capitale piemontese dove la hostess americana Linda (Emmanuelle Seigner) si mette sulle tracce della sorella fotomodella, rapida da un losco e inquietande individuo spacciatosi per tassista. Le indagini vengono affidate all'ispettore Enzo Lavia (Adrien Brody), tormentato da un oscuro passato che ripercorriamo durante la storia attraverso sporadici flashback. Ma quali sono i misteri che cela l'inquietante rapitore, un essere più bestia che uomo e orribilmente deturpato in volto?


Lavaggio colorati...

Argento ci ha provato, ma l'impresa non è finita nel migliore dei modi. Il risultato è purtroppo infelice, e trasforma una possibile operazione nostalgia in un prodotto rozzo incapace di trasmettere suspence o almeno qualcosa che le assomigli. Tutto è talmente banale che nemmeno gli sbiaditi richiami al torture riescono a salvare il povero spettatore dalla noia rendendo proprio esso la malcapitata vittima, non del rapitore ma della visione. E' sempre un dispiacere affossare un autore con la A maiuscola, ma i difetti di cui è infarcito Giallo non lasciano scampo alle critiche. Il sapore da trash movie, in parte voluto cercando di recuperare atmosfere del passato cinema italiano di genere, non giustifica l'assensa di brivido e la totale mancanza di personalità dei personaggi. Gli attori ci mettono indubbiamente del loro, e anzi contribuiscono alla totale asetticità dei protagonisti, veri e propri pupazzi nelle mani di un improbabile marionettista. Fa soprattutto impressione vedere un Adrien Brody completamente fuori ruolo, che si muove spaesato per ottanta minuti, schiavo e succube degli eventi che lo attendono. Una nota di demerito particolare va poi all'inquietante energumeno che presta le sembianze a Giallo, e si candida a uno dei peggior bad guy di tutti i tempi, grazie a una faccia deformata e un look "rambesco" (con tanto di fascia in testa) che più che terrore provoca involontarie risate. Il finale inoltre sembra essere tagliato con l'acetta, senza che le motivazioni che hanno spinto i protagonisti per tutto l'evolversi della vicenda possano trovare reale sfogo. Come può l'autore che ci ha regalato veri e propri culti del genere come L'uccello dalle piume di cristallo ridursi a dirigere una paccottaglia più dedita a masochisti che a appassionati cinefili? Giallo è un film che nemmeno trent'anni fa sarebbe spiccato tra la massa di prodotti simili, figuriamoci nel nuovo millennio dove il pubblico ha esigenze ben diverse, di qualità o meno che siano. Neppure i torinesi troveranno spunti di interesse in quanto la città e mera comprimaria e la sua atmosfera oscura e magica non traspare minimamente dalla pellicola. E questa volta nemmeno il pubblico americano solitamente grande estimatore del Maestro romano sembra aver gradito vista la bassa media voti ottenuta su IMDB. E' preferibile ricordare il Dario nazionale che tanto ha regalato alla Settima Arte in un altro modo, tralasciando la sua ultima pellicola agli oblii del tempo, sperando che in futuro torni ai suoi gloriosi fasti. Questo Giallo è proprio un film incolore.


Giallo Dario Argento torna al giallo con un film di chiara matrice italiana, nonostante cast e produzione internazionali. Il risultato è al di sotto di ogni aspettativa: Giallo è un film noioso quanto anonimo che rasenta più volte i limiti del trash. Il cast ci mette del suo con prove scialbe se non addirittura ridicole, e la mano del maestro è impalpabile. Alla visione di questo Giallo è preferibile quella del nero di uno schermo spento.

3.5

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