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Ghost Lab, la recensione dell'horror Netflix

Il regista thailandese Paween Purijitpanya firma un horror sconclusionato su due medici che vogliono dimostrare l'esistenza dei fantasmi.

Ghost Lab, la recensione dell'horror Netflix
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Wee e Gla sono due giovani medici ossessionati, per motivi diversi, da cosa ci sia dopo la morte e dall'esistenza o meno dei fantasmi. Una sera, mentre si trovano nell'obitorio della struttura dove lavorano, sono testimoni dell'apparizione di un'inquietante entità paranormale.
Da quel momento i due sono sempre più determinati a verificare le loro teorie e si concentrano anima e corpo sugli studi fatti da coloro che li hanno preceduti, rischiando di mettere in disparte il loro fondamentale lavoro in ospedale e di porre in pericolo la vita degli stessi pazienti.
Gla, che da mesi accudiva la madre gravemente malata e in stato vegetativo, cade in una profonda crisi dopo aver deciso di praticarle l'eutanasia e questo spinge l'amico a tentare un esperimento che potrebbe sancire definitivamente la presenza di un qualcosa dopo il trapasso. Il problema è che per verificare tale ipotesi si richiede un sacrificio del tutto imprevisto.

Una creatura paranormale

Difficile identificare Ghost Lab, nuova esclusiva del catalogo Netflix, come semplice horror, genere nel quale viene inserito nella pressoché totalità delle descrizioni (nostra stessa scheda inclusa) su carta e web. Le due ore di visione sono infatti un calderone di sensazioni e citazioni senza freni, che spaziano su diverse atmosfere e arrivano anche a trattare di argomenti seri come nulla fosse, in un mix che ben presto finisce per creare una sorta di crescente spaesamento nello spettatore.
Dall'ironia nera al puro dramma, dai classici jump scare tipici del filone - concentrati in particolar modo nelle fasi iniziali e finali - fino a citazioni ad altri titoli autoctoni, come quella non propriamente benevola a Shutter (2004), questa produzione thailandese fa di tutto per spiazzare il pubblico.
Peccato che questo susseguirsi di contraddizioni tolga respiro alla fase narrativa, che si rivela inerme schiava di una caterva di informazioni che spaventerebbero anche il più rodato degli sceneggiatori. E pensare che lo script è stato curato da ben sei mani, incluse quelle del regista Paween Purijitpanya.

Corpo e anima

Purijitpanya che in passato aveva esordito con l'apprezzabile Body (2007) e poi diretto il più apprezzabile dittico sempre a tema horror di 4bia. Proprio quest'ultimo, data la forma episodica di entrambi, è il miglior paragone di confronto per comprendere gli errori alla base di Ghost Lab.
Sembra infatti che il regista abbia voluto infilare una serie infinita di sottotrame all'interno di un unico lungometraggio, laddove una separazione in puntate, con vicende distinte inerenti tali temi, sarebbe stata forse più congeniale al tutto. Qui invece anche l'eccessiva durata appesantisce estremamente l'insieme e alcuni risvolti nel finale, con cambi improvvisi di personalità, sono l'ennesima conferma di un film che proprio alle sue origini pecca di superficialità.
La regia si dimostra almeno pulita e precisa anche nelle fasi più buie, vittima però di un montaggio forsennato che segue e rincorre la vicenda e i protagonisti, interpretati da un duo di giovani star nazionali che non risultano sempre credibili, in particolar modo nelle svolte più intense. Un dettaglio di minor conto, in quanto è comunque il caos a dominare la scena dall'inizio alla fine.

Ghost Lab Tanta, troppa carne al fuoco, per di più poco cotta e altrettanto scarsamente gustosa per gran parte delle due ore di visione. Ghost Lab, horror di produzione thailandese diretto dallo specialista Paween Purijitpanya, è un insensato calderone di atmosfere ed emozioni, con l'iniziale alternarsi tra toni tragicomici che progressivamente si instrada su territori sempre più cupi e drammatici, fino a un epilogo che si vorrebbe infine catartico e liberatorio. Peccato che per giungervi lo spettatore debba assistere a quasi due ore di delirio narrativo, tra sottotrame che creano situazioni sempre più assurde fino a quei minuti finali privi di un reale senso logico. I passaggi horror, concentrati soprattutto in determinati momenti, sono diretti con un certo stile ma è troppo poco rispetto alla confusione che regna imperante sullo schermo per il resto della visione. Un film che vuol dire tanto e ambisce a esternazioni filosofiche che si rivelano spicciole e superficiali, finendo per creare un senso di profondo smarrimento nello spettatore.

4.5

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