Recensione Garfield Il Supergatto

Garfield torna al cinema, nei panni di un fallimentare supereroe.

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Nonostante le sue inconsuete origini e i travagliati primi passi nel mondo dell'editoria, Garfield è a oggi uno dei personaggi più conosciuti e redditizi del settore delle strisce a fumetti. Dal 2001, infatti, detiene il primato come striscia a fumetti più pubblicata nel mondo, con i suoi più di 2500 giornali, tra quotidiani e riviste, che ne ospitano le avventure. Non è strano che il personaggio abbia presto invaso anche tutti gli altri mezzi di comunicazione: dal 1988 al 1994 la CBS gli ha dedicato un'intera serie intitolata "Garfield e i suoi amici" (vincitrice anche di svariati Emmy Awards), nel 2004 e nel 2006 il gatto è stato generato in computer grafica per diventare il protagonista di due film per il grande schermo e nel corso degli anni molti sono stati anche i videogiochi e i lungometraggi animati che si sono avvalsi delle particolarità del personaggio creato da Jim Davis. Il 2011 (o se proprio vogliamo dirla tutta il 2009, dato il ritardo con cui il film approda nelle sale italiane) è l'anno in cui Garfield si avvale di una nuova dimensione, diventando, se possibile, ancora più rotondo e ingombrante grazie alla stereoscopia di questo Garfield il supergatto.

Mondi smolecolati

La perfida Vetvix minaccia la sicurezza del mondo dei fumetti: approfittando della grossolana bontà dell'imperatore Jon, si è impossessata della pistola Moscram, una temibile arma in grado di miscelare a livello molecolare qualsiasi cosa sia attraversata dal suo raggio, esseri viventi compresi, trasformandoli in zombie privi di volontà e costretti inevitabilmente sotto il controllo mentale di chi impugna la pistola. La Pet Force ha già provato a combatterla, senza però molto successo: Starlena, Odious e Abnermal sono stati annientati e l'unica salvezza risiede nelle loro controparti viventi nel mondo dei cartoni, perfettamente identiche a livello molecolare e quindi capaci di poter assorbire e gestire i poteri speciali dei supereroi. Garzooka, il formidabile e muscoloso gatto capace di lanciare potenti palle di pelo ai raggi gamma nonché leader della Per Force, parte così alla ricerca di Arlene, Odie e Nermal, gli intramontabili amici del pigro Garfield. Riusciranno i tre a maneggiare i loro nuovi poteri speciali e aiutare Garzooka a salvare entrambi i mondi, quello dei fumetti e dei cartoni, dai malefici piani di conquista di Vetvix?

Il successo di un gatto, l’insuccesso di un supergatto

Il successo di Garfield risiede tutto nelle sue particolari caratteristiche fisiche e soprattutto psicologiche. Spinto a dover creare un personaggio in cui i lettori potessero identificarsi senza sentirsi però offesi, Davis ha creato un gatto che in fondo altro non è che la rappresentazione cartoonistica del classico americano da divano: pigro e grasso, ama solo le lasagne, il caffè e il telecomando del televisore (che si spera non sia mai troppo lontano da raggiungere)... una sorta di predecessore felino dell'altrettanto famoso e amato Homer Simpson. Questo avrebbe dovuto renderlo un personaggio odioso, ma il fatto che non fosse un essere umano obeso e fondamentalmente ottuso, ma un apparentemente gattone tutto da coccolare, cinico e capace di controllare abilmente il suo padrone, lo hanno reso portatore di una comicità contagiosa. Non stupisce quindi che il cinema si sia più volte interessato a lui, fino a questo Garfield il supergatto diretto nel 2009 da Mark A.Z. Dippè. Ex animatore e responsabile degli effetti speciali della Industrial Light & Magic di George Lucas, nonché regista del supereroistico Spawn del 1997, il regista negli ultimi anni si è occupato spesso della direzione delle avventure animate di Garfield, rimaste costantemente relegate al mondo televisivo o dell'home video. Una dimensione che onestamente ci si chiede come mai si sia abbandonata per questa pellicola, in tutto e per tutto uguale alle precedenti, che non regala niente di più dei classici prodotti creati per l'intrattenimento sul piccolo schermo se non la prospettiva tridimensionale. Garfield il supergatto, infatti, è un mediocre prodotto televisivo che trasportato al cinema si trasforma in un vero e proprio fallimento. Poligoni tondeggianti e irreali costruiscono dei personaggi piacevoli da vedere che non chiedono di essere verosimili ma solo di apparire teneri per un pubblico di riferimento dal target molto basso, ma qui si ferma il loro unico pregio. Ricco di riferimenti metalinguistici ai due mondi, quello dei fumetti e quello dei cartoni animati, decisamente troppo azzardati per essere compresi a pieno dai bambini, il film si sviluppa in 73 minuti di una storia povera di colpi di scena, evoluzioni emotive o trovate anche minimamente originali o divertenti. La storia si costruisce di gag e banalità che non riescono di certo a motivare la presenza dei personaggi sullo schermo cinematografico... e così ci si ritrova a chiedersi come mai, uscito nel 2009 direttamente in home video, il film sia stato ritenuto degno di passare a un livello successivo, manipolando quelle che sono le normali procedure temporali della distribuzione cinematografica.

Garfield Il Supergatto Garfield, Arlene, Odie, Nermal, Jon e le loro controparti potenziali che difendono Dorkon nel mondo dei cartoni sbarcano al cinema con un prodotto tipicamente televisivo che, con i suoi collegamenti quasi invisibili e la dinamicità di una storia pre-natale, rischiano di non riuscire a divertire nemmeno il pubblico per cui sono stati ideati, puntando tutto sull’ammaliamento visivo, fatto di rotondità plasticose e colori fluorescenti. Un lavoro sprecato quello di Dippè che, dopo aver dimostrato la sua maestria nella gestione degli effetti speciali in numeri blockbuster, si spegne in questo ennesimo progetto di animazione dedicato al mondo di Garfield (suoi infatti Garfield a zampa libera e Garfield’s Fun Fest del 2007 e 2008).

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