Gantz L'inizio Recensione: un live action riuscito a metà su Prime Video

Il film tratto dal manga di Hiroya Oku è capace di intrattenere nonostante non riesca a cogliere il terribile fascino dell'opera originale.

Gantz L'inizio Recensione: un live action riuscito a metà su Prime Video
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Hollywood sta scoprendo con colpevole ritardo la miniera di idee che si riversano su carta dalla mente dei mangaka, e dopo aver assistito alla nascita di un pallido Cowboy Bebop (qui trovate la nostra recensione di Cowboy Bebop, in uscita su Netflix), lo sguardo scettico degli spettatori si è rivolto al casting del live action di One Piece. In Occidente la moda dei film tratti dai manga è alquanto recente e sembra proprio sul punto di scoppiare, ma nella terra del Sol Levante è ormai prassi comune rivivere le storie che conosciamo dai disegni attraverso i gesti e le azioni di personaggi in carne ed ossa.

I live action giapponesi sono decine e tratti dai titoli più disparati: dal folle Assassination Classroom fino a Tokyo Ghoul, passando per i sentimentalismi di Nana e le manie domestiche dello Yakuza Casalingo (a questo link trovate la nostra recensione de L'ingegno dello Yakuza Casalingo, disponibile su Netflix). Lungometraggi che hanno il gravoso compito di trasportare sul grande schermo un'idea sostanzialmente perfetta su carta, alternando ottimi risultati a pessime riproposizioni.

Il film di Gantz si pone al centro di questi due estremi, risultando una pellicola godibile nella sua efferatezza ma che impallidisce di fronte all'estetica malvagia plasmata da Hiroya Oku con il suo manga. Diretto da Shinsuke Sato, Gantz ci propone una versione dai toni più mansueti di una storia violenta e sanguinosa, che sceglie di abbandonare alcuni spunti onirici dell'opera originale per abbracciare l'azione vera e propria concedendosi solo pochi momenti di riflessione.

L'oltrevita che non ti aspetti

Il solitario Kei Kurono, uno studente universitario senza particolari ambizioni, è il protagonista della storia. Mentre il ragazzo attende la metropolitana ripetendo le frasi da utilizzare durante i colloqui di lavoro, un uomo barcolla e cade sui binari causando il panico in stazione.

Nessuno sembra disposto ad aiutarlo, nemmeno il giovane Kurono che non si distingue per atti eroici. Il tempestivo soccorso arriva da Masaru Kato, un vecchio compagno di Kurono alle scuole elementari. Riconoscendo l'amico, Kato riesce a smuovere Kurono che si affronta il pericolo per aiutarlo nell'impresa. Il rocambolesco salvataggio è compiuto appena in tempo, ma i due ragazzi sono spacciati: il treno avanza verso la banchina senza rallentare, la loro vita è agli sgoccioli. Quando riaprono gli occhi i due scoprono di trovarsi in un piccolo appartamento privo di mobilio, insieme ad una manciata di persone sconosciute. Sono vivi e non hanno nemmeno un graffio, come se l'incidente in metropolitana non fosse mai avvenuto. Al centro della stanza c'è una grossa sfera nera, che dopo aver attirato l'attenzione su di sé con una musica gracchiante, li informa con poche parole sullo schermo che la vita come la conoscevano è finita.

Il nome della sfera oscura è Gantz, e l'esistenza di queste anime è adesso nelle sue mani. Gantz li mette al corrente delle regole di un gioco mortale: i presenti sono obbligati a imbracciare delle armi futuristiche e mettersi alla ricerca di pericolosi alieni, uccidendoli prima che il timer arrivi a zero. Al termine della missione, la sfera darà una valutazione delle prestazioni di ognuno fornendo un punteggio che sarà decisivo per la nuova vita degli sventurati.

Un'estetica controversa e affascinante

Etichettati spesso come letteratura per ragazzini e fin troppo facilmente bistrattati dal grande pubblico, tra le pagine dei manga a volte si nascondono delle vere perle artistiche. Opere dal grandissimo impatto culturale che hanno plasmato modalità di scrittura e immaginari collettivi, lavori ai quali si sono ispirati anche creatori all'interno di medium più rispettati.

Akira e Ghost in the Shell hanno definito l'estetica del cyberpunk, e chissà che aspetto avrebbe assunto il fantasy medievale senza la tetra influenza di Berserk. Tra i fautori di un approccio visivo unico e inimitabile troviamo Hiroya Oku con il suo Gantz. L'opera del mangaka vive di sensazioni contraddittorie che si mescolano all'interno di una storia triste ma piena di energia, unendo violenza e introspezione in un precario equilibrio che lascia i lettori con un nodo alla gola.

Trasportare questo mix esplosivo sul grande schermo era quindi un'operazione pericolosa, ma il regista Shinsuke Sato può considerare il suo Gantz - L'inizio un film essenzialmente riuscito al netto di alcune comprensibili differenze in sede di trasposizione. La pellicola ha una durata sostanziosa se paragonata a quella di altri live action, ed era per questo motivo di preoccupazione, ma non ci si annoia grazie a una trama in cui è condensata la storia dell'intero arco narrativo iniziale di Gantz. Il prezzo da pagare è l'abbandono della caratteristica introspezione dell'opera: il titolo è rapido e pregno d'azione, nonostante riproponga la divisione in capitoli del manga, finendo con lo spezzare il ritmo del racconto.

Un Gantz per tutti

Il film di Shinsuke Sato è capace di divertire con i suoi combattimenti sanguinosi, ma non riesce a ricreare quell'atmosfera oppressiva che ci aspettiamo da Gantz.

Per risultare appetibile a una vasta platea, Gantz - L'inizio non sviscera la forte pulsione sessuale del suo protagonista, fornendo solo qualche sparuto cenno nei minuti iniziali, differenziandosi così dall'opera originale che dava all'antieroe un'aura di repulsione. Allo stesso modo il tema della caccia viene solo sfiorato e mai analizzato: gli alieni vittime del gioco mortale di Gantz sono infatti delle creature mansuete, che combattono solo per difendersi dagli assassini sguinzagliati sulle loro tracce. La trama di Gantz è affascinante, e funziona in questa riproposizione cinematografica anche se alcune scelte estetiche - che in un manga vanno benissimo - non funzionano allo stesso modo sullo schermo. La narrazione fornisce qualche spunto esplicativo maggiore rispetto al manga, caratterizzato da una sorta di onirismo, perdendo parecchio fascino nel tentativo di dare una spiegazione agli eventi che si susseguono sullo schermo.

La buona regia sceglie di seguire i movimenti dei protagonisti con lentezza, anche durante le scene d'azione, risultando piacevole nel ritmo e in sintonia con lo sguardo introspettivo dell'opera. Gli effetti speciali sono curati e riescono a evitare il posticcio in cui cadono molte produzioni simili, eccezion fatta per il gigantesco scontro finale, che era però obiettivamente molto difficile da realizzare in mancanza di un budget colossale.

Gantz - L'inizio Gantz - L'inizio è l'iterazione meno riuscita di una storia oscura, se prendiamo in considerazione il manga originale e il suo anime, ma non per questo è un cattivo film. L'azione è gestita bene da una regia meticolosa, e la truculenza di molte scene ricrea la caratteristica violenza che dà un tono maturo alla pellicola. La trama è impostata in blocchi narrativi che spezzano il ritmo del racconto, ma la storia risulta molto interessante anche abbandonando il tratto onirico dell'opera originale. Nonostante la narrazione spietata di Hiroya Oku sia stata edulcorata per accontentare un po' tutti, il film scorre senza infamia ma manca del fascino terribile di Gantz.

6

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