Recensione Game Therapy

I noti e chiacchieratissimi youtuber Favij, Federico Clapis, Ludovico Decarli e Zoda sono i protagonisti di Game Therapy, il pasticciato lungometraggio sci-fi di Ryan Travis ambientato a cavallo tra mondo reale e virtuale.

recensione Game Therapy
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Per Francesco e Giovanni la real life di tutti i giorni è fin troppo difficile da affrontare: sono ragazzi intelligenti ma soffrono di deficit di attenzione e vari disturbi di tipo sociale, oltre a vivere situazioni a volte poco serene (se non conflittuali) in ambito familiare. A scuola sono tutt'altro che popolari e con le ragazze hanno la fama di imbranati, ma quantomeno possono vantarsi -fra di loro- di certe abilità 'nerd': sono esperti videogiocatori e Francesco ci sa anche fare con programmazione e hacking. In cerca di un loro posto nel mondo, vengono a conoscenza di un sistema di realtà virtuale che permette di immergersi completamente (e a proprio rischio e pericolo) nei loro videogiochi preferiti, alla ricerca di easter egg nascosti da un visionario game designer. Per i due, oltre che un'incredibile avventura, la cosa risulta essere anche un percorso 'terapeutico' -una vera e propria 'Game Therapy'- ma non per questo priva di insidie...

Si stava meglio quando si stava peggio?

A volte, a noi 'nerd di lungo corso' sembra distintamente che si stesse "meglio" quando fumetti, videogiochi, informatica, RPG e altre passioni "da sfigati" erano solo a noi destinate e solo da noi usufruite... c'era, naturalmente, bullismo e ghettizzazione ma, quantomeno, non si arrivava agli assurdi estremi che viviamo negli ultimi anni post-Big Bang Theory, in cui abbiamo visto prendere vita la finta 'rivincita dei nerd', che ha visto il grande pubblico interessarsi ai supereroi, alla fantascienza, ai videogame, con notevole superficialità, regalandoci anche una certa involuzione di certi media, resi più fruibili per le grandi masse e svuotati di molti dei contenuti per i quali erano così amati e idolatrati, al di là della moda del momento.

Nel 1995, andare in giro con uno zaino di Spider-Man al liceo ci avrebbe resi lo zimbello della scuola, ma nel 2015 i bijoux di Batman sono l'ultimo trend. Ci sentiamo, insomma, doppiamente presi per i fondelli: non solo defraudati dei nostri "tesori", ma anche "feriti" dalla loro banalizzazione. Cinema, fumetti e videogiochi sono "una cosa seria" eppure il mercato deve sempre e comunque crescere, prosperare, fare proseliti, no matter what. Ed ecco che dal casual gaming allo sciacallaggio il passo è breve. Un lungo preambolo per dire che non è facile scrivere di Game Therapy, lungometraggio sci-fi d'ideazione italiana che vede, come suoi protagonisti, quattro dei più noti Youtuber italiani, ovvero Favij, Federico Clapis, Leonardo Decarli e Zoda. Non è facile perché è un prodotto assolutamente atipico per il mercato italiano, tocca diversi nervi scoperti ed è come un magazzino di fuochi d'artificio pronti ad esplodere, in un modo o nell'altro. A lungo abbiamo desiderato che l'Italia si muovesse (o, meglio, tornasse a muoversi) in direzione del cinema di genere, della fantascienza, di qualcosa che fosse diverso dai soliti film che ciclicamente invadono le nostre sale. Nell'ultimo anno si è effettivamente mosso qualcosa, tra alti e bassi, tra Il racconto dei racconti e Il ragazzo invisibile, o l'avvento di esperimenti inaspettatamente riusciti come Lo chiamavano Jeeg Robot. Una pellicola come Game Therapy potrebbe, o dovrebbe, essere una boccata d'aria fresca per il mercato italiano, ma per certi versi non siamo ancora pronti per una vera rivoluzione, verrebbe da dire. Game Therapy è un prodotto figlio dell'ambizione, ma si tratta solo dell'ambizione di far soldi, non certo di riportare in vita un genere o rendergli giustizia.

Terapeutico... o traumatico?

C'è molto di "innovativo" nel progetto di Game Therapy, per un film di matrice italiana: il contesto fantascientifico, la tematica videoludica, la precisa volontà di utilizzare talenti "freschi" e al di fuori del consueto... il problema è l'intento finale, sicuramente assai lontano dall'essere autoriale, ma purtroppo anche semplicemente fallimentare da un punto di vista dello spettacolo. Il film diretto dall'esordiente Ryan Travis (nel suo passato, un curriculum disseminato di videoclip e spot pubblicitari) è palesemente un prodotto fatto e finito per mungere il suo pubblico ideale nei suoi primi dieci giorni di vita, senza alcuna volontà di andare "oltre", un po' come tanti di quegli horror indie che vengono realizzati e lanciati sul mercato internazionale. Game Therapy è un film a uso e consumo dei fan dei quattro Youtuber, che molto probabilmente lo vedrebbero a prescindere, ma che è molto più accattivante da spacciare come film di genere che non come semplice commedia: i precedenti risultati di Willwosh al botteghino sono stati sicuramente preziosi nel decidere la direzione di un progetto come questo. Checché se ne dica, il target di Game Therapy non è certo l'hardcore gamer quanto il "finto nerd" di cui sopra, oltretutto anche piuttosto giovane... se non pre-adolescente. Ma anche un pubblico imberbe merita un prodotto consono, qualitativamente: purtroppo GT difetta colpevolmente in quasi tutti i comparti. A partire proprio dai suoi interpreti: Favij & co. sono manifestamente incapaci di recitare, e le inflessioni regionali nel parlato rendono il tutto ancora più tragicomico, dato che sono assolutamente gratuite e non calate in un contesto sociale o ambientale che ha una sua ragione di vita. Il tema videoludico è reso nel peggiore dei modi, con due protagonisti alle soglie dell'autismo che non fanno altro che mostrare atteggiamenti incoerenti e insensati, portando avanti un festival di stereotipi anche piuttosto offensivi sia per chi è effettivamente vittima di certe difficoltà comportamentali che per il semplice giocatore "medio". La rappresentazione dei sistemi informatici sarebbe risultata posticcia già vent'anni fa, mentre i riferimenti a titoli popolari come Assassin's Creed o Uncharted sono goffi, banali e ridicoli quasi quanto il product placement dei prodotti di un noto marchio del settore della grande distribuzione, e in sostanza ci si muove maldestramente e con colpevole superficialità tra le righe dei tanti film sulla realtà virtuale realizzati negli ultimi trent'anni: da Tron e Tron Legacy a Gamer e Avalon, passando per Existenz, Nirvana, Matrix, Ben X(che trattava con ben altra sensibilità i videogiocatori con problemi sociali) , e il riferimento principale che pare essere, senza dubbio, Player One, che Steven Spielberg porterà nei cinema solo tra un paio d'anni, tempo di adattare il mastodontico romanzo di Ernest Cline. Il problema non è saccheggiare un genere, se lo si sa gestire e approfondire: il problema è prendere materiali diversi e incollarli malamente, senza comprenderne sostanza e profondità. È tutto così banalizzato, dato per scontato, autoindulgente che in certi passaggi si rischia lo scult da guilty pleasure... se non fosse che il film inanella passaggi noiosissimi ad altri semplicemente irritanti, senza un mero pretesto di interesse per lo spettatore medio. Senza parlare di quello "nerd", a cui qualcuno potrebbe (incautamente ed erroneamente) pensare ci si voglia riferire.

Game Therapy Game Therapy è, in sostanza, un film profondamente sbagliato, un'occasione persa, una pellicola senza alcuna dignità se non quella tecnica, che raggiunge livelli discreti per un prodotto di genere italiano (al di là dei costumi, davvero pessimi: molti cosplayer avrebbero saputo fare di meglio). Ma quando ci si affida fortemente al comparto tecnico, spingendo per quanto possibile sugli elementi "scenografici" e "mettendoci una pezza" ad evidenti limiti di produzione tramite una buona fotografia e un aspetto sonoro preponderante, siamo davanti ad un esempio lampante di ambizione mal riposta in un progetto concepito male e realizzato con colpevole menefreghismo delle regole più basilari della decenza. Game Therapy dipinge malissimo il concept stesso del gaming e dei gamer, con una morale contorta e contraddicente figlia al contempo della superficialità e della voglia di cavarsela con poco, usufruendo di una trama insensata e infarcita di assurdità, dialoghi posticci e personaggi fasulli. Non fosse per lo sprecatissimo comparto tecnico (certamente non eccelso ma comunque decisamente più accettabile del livello della recitazione e della sceneggiatura) GT non meriterebbe neanche un voto, ma solo l'oblio.

3

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