Galveston, recensione del film scritto dal Nic Pizzolatto di True Detective

Il romanzo di Nic Pizzolatto prende vita grazie a Mélanie Laurent e alla splendida coppia Ben Foster-Elle Fanning, per un western torbido e malinconico.

recensione Galveston, recensione del film scritto dal Nic Pizzolatto di True Detective
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È sempre strano vedere i personaggi di un libro prendere vita. Perché leggendo ci si crea il proprio micromondo, si danno volti, voci, colori. Un film mentale che sbiadisce lentamente, finché quello vero non torna sibilando per scoperchiare la memoria. E mentre si aprono gli occhi ci si accorge che sono pieni di raffiche di neve. Proprio come i polmoni di Roy Cady all'inizio di Galveston.
Tutto nasce da un gioiello fosco di Nic Pizzolatto, osannato per True Detective. Il suo romanzo dal titolo omonimo aveva infatti la stessa carica brutale della serie, ma ridotta a personale malinconia, senza alcun afflato eversivo. Era solo la fine di un piccolo grande mondo, quello che Mélanie Laurent mette in scena passando proprio dalle parole stesse di Pizzolatto, qui però sotto lo pseudonimo di Jim Hammett (sembra per divergenze narrative con la Laurent).
Un viaggio accidentato ma pieno di cuore, che tossisce e tenta di non mollare fino alla fine. Scopriamo assieme perché vale la pena partire.

Texas selvaggio

Roy Cady è un criminale qualsiasi per un boss locale di New Orleans. È il 1988. La sua vita di alcol e morte è sconvolta da un cancro terminale ai polmoni e da Rocky, ragazzina che trae in salvo dopo un lavoro... non proprio pulito come si aspettava. Da quel momento in poi, la fuga verso il Texas, con un passeggero improvviso in più.
Galveston racconta un mondo in rovina che è ancora attualissimo, un selvaggio west che in America ribolle tutt'oggi. Poco importa che siano gli anni '80 o il 2020: la polvere ammanta qualsiasi cosa, alveoli compresi.

Dove vedere il filmGalveston è disponibile alla visione nei cinema italiani a partire dal 6 agosto 2020, distribuito da Movie Inspired, per ora non è previsto l'arrivo in streaming del film.

Con una fortissima eco delle parole di McCarthy e di Non è un paese per vecchi dei Coen, il film sterza e rallenta mentre Ben Foster ed Elle Fanning ci regalano due interpretazioni viscerali. Il Cady di Foster è spaccato dentro e vorrebbe recuperare almeno un coccio, sicario con un'etica e un volto triste e quasi fanciullesco nella sua ruvidità. La Rocky di Elle Fanning è invece la principessa insalvabile con il vestito strappato, una vita sporca su un volto pulito e sorridente, mentre tutto sembra lottare contro di lei.

Colori sbiaditi

In mezzo a un pesante passato da selvaggio west, Mélanie Laurent riesce a crearsi la propria nicchia, prendendo il più possibile dalla penna di Pizzolatto ma cercando di dare la propria intima visione. Luci soffuse nei bar che sbiadiscono le anime dei due protagonisti, colorandole delle loro tristezze e pronte a illuminarne i demoni.
Galveston è come un rudere lontano e inaccessibile, nel quale si può entrare solo una volta perso tutto. La fuga dalla criminalità (e da loro stessi) di Cady e Rocky viene sfiorata dalla Laurent, che con mano consapevolmente traballante decide di entrare dalla porta di servizio, puntando su una regia intima nella sua piccola potenza.
Un tocco che trasuda mestiere e che potrà ancora affinarsi molto, con una sensibilità precisa che non dimentica i momenti devastanti, esplicitandoli come nel libro, ma dandogli un soffio di malinconica dolcezza.

Vedere l'oceano

E quindi cosa manca a Galveston per salvarsi da sé stesso? Ironicamente, più respiro. Perché nel libro di Pizzolatto la storia è raccontata in prima persona da Roy Cady, aiutando quindi l'immersione nonostante la brevità del romanzo.
I novanta minuti del film sembrano spesso troppo pochi per far sedimentare il rapporto accidentato fra queste due anime perse, dove tutto sembra accadere molto in fretta come se fosse già scritto. Ineluttabilità positiva per la storia che diventa però freno nella costruzione di questo piccolo castello di sabbia, pronto a essere spazzato via da un ciclone.

È come se il film soffrisse proprio questa apparente incomprensione tra Pizzolatto e la Laurent, i cui stili non si sono amalgamati alla perfezione.
Un minutaggio più lungo e una gestione più approfondita della sceneggiatura (e del materiale di partenza) avrebbero quindi aiutato l'empatia, nonostante il lavoro dei due attori protagonisti riesca a far spesso dimenticare la stranamente tranquilla velocità del film.
E forse questa discrepanza si legge proprio in una catarsi finale quasi felliniana, dove le due anime di Galveston si riempiono di lividi nel loro tormentato abbraccio, tra lacrime spazzate dal vento senza più la paura di vivere per sempre.

Galveston Una strada polverosa verso un'effimera libertà. Due solitudini giganti che si incontrano, in un ultimo disperato tentativo di riprendere i cocci. Galveston racconta di Roy Cady (Ben Foster) e Rocky (Elle Fanning), un criminale e una giovane scappata di casa le cui esistenze si intersecano in un Texas luminoso e inospitale, oscuro e colorato. Il film di Mélanie Laurent prende le mosse dal fosco gioiello cartaceo di Nic Pizzolatto, riuscendo a restituirne, in parte, l'intima bellezza. Le viscerali interpretazioni di Ben Foster ed Elle Fanning reggono bene fino all'ultimo, in un film dove è la mancanza di respiro nel minutaggio a sentirsi maggiormente, nonostante la mano registica della Laurent sia sicura nei suoi caldi soffi di neve.

7

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