Fuga nella giungla, la recensione del film con Zoë Bell

Una fotoreporter, pronta a testimoniare le opere di bene di un gruppo di guerriglieri, si trova alle prese con una disperata lotta per sopravvivere.

recensione Fuga nella giungla, la recensione del film con Zoë Bell
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Nel 1985 Avery Taggart è una delle più conosciute e rinomate fotografe di guerra, capace di immortalare immagini in grado di catturare l'essenza delle persone in esse ritratte negli angoli più poveri del mondo. La donna è prossima a partire per l'ennesima avventura, decidendo di seguire nella giungla colombiana una squadra di guerriglieri-missionari guidati dal carismatico condottiero El Guero.
Quello che sembrava un incarico come un altro, avvantaggiato dal cameratismo che si è venuto a creare all'interno del pur sparuto team, si trasforma ben presto in un incubo: una notte Avery è infatti testimone di uno scambio di droga nel quale è coinvolto proprio El Guero, il quale poco dopo si macchia dell'omicidio a sangue freddo di un bambino.
Unica testimone dell'accaduto, con uno scatto quale prova da mostrare al mondo intero, la protagonista si trova a fuggire dalla banda di El Guero, convinta subdolamente dal proprio capo che sia stata lei ad assassinare il ragazzino.

Salvezza e perdizione

Non è ispirata a una vicenda o a personaggi reali, per quanto la sceneggiatura possa risultare - almeno nelle fasi iniziali - parzialmente verosimile. Il sottile confine tra salvatore e despota d'altronde caratterizza spesso figure considerate erroneamente salvifiche, benefattori che si trasformano in demoni consumati dalla cupidigia.
L'ambientazione colombiana, con il gruppo di missionari che prima palesa nobili intenzioni nei confronti della povera gente per poi svelare, almeno nei suoi elementi chiave, fini ben più loschi, poteva porre spunti interessanti dal punto di vista politico e sociale, ma si comprende subito come l'anima dell'operazione sia improntata sui classici territori del cinema di genere, in ottica da b-movie.

Fuga nella giungla inscena infatti una lunga ed estenuante resa dei conti tra preda e predatori, con i ruoli che si ribaltano continuamente in quanto la protagonista è più combattiva del previsto, armata di coltello e abile nella lotta a mani nude: già per questo ogni sorta di credibilità viene meno.

Un ripetuto leitmotiv

L'ambientazione esotica e naturalistica viene sfruttata con poca oculatezza, con le numerose sequenze action che denotano un andazzo monotematico quando non scadono direttamente nel ridicolo involontario: il primo combattimento, con il cattivo che ha letteralmente il coltello dalla parte del manico, si conclude in maniera a dir poco assurda mentre la catfight nelle ultime fasi tra la reporter e la guerrigliera si basa per buona parte su dialoghi dal taglio farsesco.
Più interessante l'effettiva "resa dei conti" conclusiva, anch'essa schiava di forzature poco plausibili, ma ormai il peggio è stato fatto e rimediare a quanto visto in precedenza è difficile se non addirittura impossibile.
Nei panni della rocciosa giornalista troviamo la biondissima Zoë Bell, lanciata da Tarantino dopo un lungo passato da stunt-woman - sul set di Kill Bill era la controfigura di Uma Thurman - ma a spiccare maggiormente è il diabolico villain di Nacho Vigalondo, noto soprattutto come regista di film folli e geniali quali Timecrimes (2007) o il più recente Colossal (2016).

Fuga nella giungla Aveva le potenzialità per essere un solido thriller dalle venature drammatiche e politiche ma si insabbia fin dal suo assunto narrativo sui territori del survival drama più scontato e semplice, in odore di b-movie. Fuga nella giungla ci accompagna per l'appunto nella fitta selva colombiana per seguire la coraggiosa reporter protagonista, impegnata a testimoniare con le sue fotografie la presunta missione umanitaria di un gruppo di guerriglieri locali. Quando scopre che il leader nasconde in realtà dei loschi traffici dietro le rispettate apparenze, la donna si trova a lottare per la propria sopravvivenza nel tentativo di consegnare gli scatti compromettenti alle autorità. Il film è tutto qui, si risolve in una manciata di rese dei conti tra una sempre tosta Zoë Bell - la cui esperienza da controfigura è qui al servizio delle spente dinamiche action - e la banda di mancati benefattori: troppo poco per intrattenere degnamente il pubblico, con l'aggiunta di dialoghi e situazioni improbabili. Il film andrà in onda venerdì 12 febbraio alle 21.20 su RAI4 in prima visione TV.

4.5

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