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Friendzone, recensione del film Netflix: la regola dell'amico non funziona

Friendzone, opera prima di Charles Van Tieghem, è una commedia sul "dramma" dei sentimenti, a metà tra parodia e cliché di genere.

Friendzone, recensione del film Netflix: la regola dell'amico non funziona
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Sembra un luogo comune, ma è anche una grande verità: uscire da quella che oggi viene detta "Friendzone" è sostanzialmente una missione impossibile per chiunque vi sia stato confinato. Attorno a tale tema ruota l'iter narrativo della commedia romantica Friendzone, opera prima di Charles Van Tieghem disponibile su Netflix, che di certo non può rivendicare una straordinaria creatività. Tuttavia, garantisce se non altro leggerezza, allegria e un rispolverare i cliché della rom-com che non passano mai di moda. Almeno per gli appassionati del genere che gradiscono la ripetizione all'innovazione.

Friendzone a Parigi

Thibault (Mickaël Lumière) è quello che normalmente si definisce il classico bravo ragazzo, un ruolo che è spesso sinonimo dell'essere single. Educato, sensibile, timido, animato da uno spirito romantico forse un po' demodè, svolge l'attività di infermiere in una Parigi che Van Tieghem fin dall'inizio sostanzialmente mette in disparte, a favore di una dimensione molto intima e coerente.

Thibault è single ma non per scelta, relegato da ogni ragazza che incontra nella categoria "amico". In fin dei conti tale situazione gli ha permesso di poter avere in Lulu, Alexandra e Maud tre amiche preziose con cui passa le giornate, ma tutto diventa insopportabile nel momento in cui all'addio al celibato di una di queste incontra la bellissima Rose (Eva Danino).

Goffo, insicuro, non particolarmente smaliziato, non riesce ad approcciare la giovane come vorrebbe a dispetto del suo interesse e della sua attrazione per Rose. Per questo, la vede allontanarsi e in poco tempo si ritrova nuovamente confinato nella tanto detestata friendzone.Stavolta però il protagonista vuole intervenire, chiedendo aiuto alle sue tre amiche, affinché lo assistano nel diventare qualcosa di diverso dall'innocuo accompagnatore pomeridiano per aperitivi o confessioni indesiderate. Sarà l'inizio, più che di un percorso di seduzione, di una riflessione interiore, di una decostruzione del proprio carattere e della propria innocua personalità.

Una commedia dalle scarse ambizioni

Il tema dell'amicizia come limite sentimentale è stato sviscerato in tutti i modi possibili della settima arte, e in fondo è anche uno dei drammi esistenziali più comuni ancora oggi. Nell'era in cui il dating avviene sempre di più tramite app digitali, il sapersi vendere all'altro o all'altra, chiarire le proprie intenzioni, rimane un fattore determinante nell'arte della seduzione.

Dieci anni fa, era stato Amici di Letto di Will Gluck a proporre una riflessione su tale argomento (qui la nostra recensione di Amici di Letto), indagando le sfumature di quei rapporti nati come votati al disimpegno, ma poi come sempre destinati a trovarsi di fronte a un bivio senza ritorno. Friendzone avrebbe le potenzialità per creare qualcosa di simile, se non fosse che la sceneggiatura di Stanislas Carré de Malberg e Charles Van Tieghem si accontenta, indagando solo parzialmente il messaggio della mascolinità moderna, messa sempre più in "crisi" dall'autodeterminazione femminile.

Friendzone parte abbastanza bene, ci conferma che anche nel 2021 la timidezza significa essere messi da parte, relegati in un angolo per la scarsa attrattiva sociale, senza che si colgano qualità e attributi che richiedono di andare oltre l'apparenza. Su tale tema si potrebbe costruire un un racconto interessante, peccato che il film Netflix invece si accontenti di qualche risata.

Tra nuove generazioni e vecchi cliché

Il problema più basilare di Friendzone è infatti la mancanza di inventiva. Perché a parte il gradevole ritmo, la simpatia suscitata soprattutto dal trio di amiche del protagonista interpretate dalle brave Fadily Camara, Constance Arnould e Manon Azem, di novità non ce ne sono molte. Il film non fa altro che ripetere il cliché della trasformazione esteriore, sia al maschile che al femminile.

Già ai tempi di Crazy, Stupid, Love c'era ancora questa narrazione (per chi volesse qui c'è la nostra recensione di Crazy Stupid Love) fatta di aspiranti stalloni impegnati in sessioni di shopping compulsivo, lezioni di ballo e sedute in palestra. Le tre amiche di Thibault in fondo consigliano la stessa strategia vista in Hitch: essere meno disponibile, cambiare look, farsi desiderare, armarsi di quelle solite frasi tattiche che non invecchiano mai. Friendzone è insomma stracolmo di stereotipi banali e fin troppo stucchevoli per rappresentare davvero la modernità.

Un film fin troppo leggero

Friendzone è un film in parte frizzante e divertente per chi vuole solo passare un'ora e mezza in modo spensierato. Lo si deve soprattutto al protagonista, un simpatico Mickaël Lumière, verso cui è impossibile provare antipatia, non fosse altro per come ci si immedesima nella sua situazione.

Manca però la volontà di andare oltre, per esempio affrontando il tema attuale della sessualità meno standardizzata, che qui viene solamente accennato, quasi per paura di pretendere troppo dallo spettatore. Siamo a Parigi ma potremmo essereovunque: non si respira un'atmosfera tipicamente francese, in grado dunque di restituirci le sensazioni di un certo cinema di genere.

Considerando quanto la commedia francese negli ultimi anni ha saputo regalare sorrisi e riflessioni, farsi portatrice di istantanee tutt'altro che banali sulla società moderna, non si può che confermare il giudizio poco entusiasta su questo film.

Friendzone Friendzone di Charles Van Tieghem è una commedia romantica che non offre abbastanza oltre ad un po' di leggerezza. Il film si accontenta di sfiorare soltanto temi che potevano essere approfonditi molto di più come l'incertezza maschile dei nostri giorni, la solitudine, la nuova dimensione sentimentale e sessuale, maltrattando anche una città così cinematografica come Parigi. Perfetto per passare un'ora e mezza di puro svago, deluderà chi invece si aspetta qualcosa di più.

5

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