Fried Barry, la recensione dell'horror fantascientifico: trip alieni

Presentato al Torino Film Festival 38, il midnight movie di Ryan Kruger è un folle trip allucinogeno grottesco e perturbante, impossibile da dimenticare.

recensione Fried Barry, la recensione dell'horror fantascientifico: trip alieni
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Se vi state chiedendo com'è iniettarvi un film in vena, Fried Barry potrebbe rispondere alla vostra domanda. Presentato in anteprima al 38esimo Torino Film Festival, che ci ha già regalato soddisfazioni con The Dark and the Wicked e il documentario Gunda, questo trip lisergico sudafricano non ha ancora una data di uscita ufficiale, ma confidiamo che in qualche maniera possa sconvolgere anche le masse italiche.
Perché il regista e sceneggiatore Ryan Kruger se ne frega altamente di convenzioni e dogmi, confezionando un prodotto capace di puntare all'immagine come un ago nella pelle, risucchiandoci dentro il suo delirante mondo dove nulla è come sembra e tutto lo è davvero.
Anche perché se un alieno vaga per le strade di Cape Town, dentro il corpo di un eroinomane che pare uscito da un film anni '80, cosa potrà mai andare storto?

Alieni curiosi

Barry sembra un punk che è invecchiato nella sua giacca di jeans, divorato dalla droga e con una famiglia, praticamente ignorata, alle spalle. Il ricettacolo perfetto per un alieno che si infila nel suo corpo come una pasticca di LSD, ospite di chi è già spettatore della vita.
Fried Barry è pronto a destabilizzare sin dalla classica abduction, tra risate digrignanti e immagini che fanno prudere gli occhi. Poi comincia il delirio, folle e calcolato.
L'odissea sudafricana di Barry rotola nei bassifondi di una Cape Town priva di qualsiasi umanità, dove flash stroboscopici attenuano e fanno esplodere ogni microcosmo con cui il nostro caro alieno viene a contatto.
Fried Barry è un mix di alcol e droghe dagli splendidi effetti collaterali, piacevolmente disturbanti nel loro svolgersi, come un pirotecnico incidente stradale: sappiamo tutti che dovremmo distogliere lo sguardo, ma non possiamo farlo.
E allora Ryan Kruger schiocca le dita, rendendoci spettatori proprio come Barry, trascinati con forza dal film, come se non avessimo alcuna scelta. Ed è bello non averla.

Il mio Barry si è fritto

In tutto questo stroboscopico tour de force visivo spicca però lui, Barry: il corpo di Gary Green è un canyon di possibilità inesplorate. L'attore è fenomenale nel rendere ancora più allucinato un viso già di per sé iconico, come un buco spigoloso divorato dal suo interno.
C'è una divertita follia nella sua interpretazione, capace di aggiungere uno strato allucinogeno al film, che sfrutta il suo volto da ogni angolatura possibile, strizzandolo come plastilina cinematografica.
Fried Barry è soprattutto la faccia di Gary Green, capace di attrarre e respingere già dalla locandina, perturbante in ogni sua manifestazione, che Ryan Kruger non esita a scandagliare, tra smorfie tirate, occhi spiritati e mascelle che hanno vita propria.
Il nostro viaggio inizia e finisce con lui, in mezzo a battute politicamente scorrette e orrori corporali, novello Dante sotto chetamina pronto a farsi un giro nel nostro inferno, quello terrestre.
Ricordate la puntata di Futurama in cui Bender immagina di diventare umano? Fried Barry prende ispirazione da lì, capovolgendo però il suo protagonista: l'alieno-Barry è in tutto e per tutto vittima degli eventi, trascinato in questo tunnel fatto di cartoni e degrado, come fosse inevitabile la sua spirale ascendente.

Fantahorror

Tenete la mente aperta come un caleidoscopio e aspettatevi qualsiasi cosa: Fried Barry si inietta i generi cinematografici e ci trascina nel suo trip, tra fantascienza, horror e tutte le sottocategorie che li compongono.
Perché se la potenza delle immagini vince su ogni cosa, allora grazie alla loro sfumatura si fa un passo in più, sfruttandola come veicolo senza alcun orpello.
Tutto in Fried Barry serve, in un viaggio allucinogeno pop e brillante, giostra degli orrori dalla quale non vorremmo mai scendere.
Ryan Kruger sa benissimo cosa sta facendo: uno sci-fi perturbante che si inocula tra risate e body-horror, veicolato da uno dei corpi cinematografici più sconvolgenti degli ultimi anni. E se anche ci si scambia una siringa di celluloide, con Fried Barry non si finisce mai in crisi d'astinenza.

Fried Barry Un folle trip lisergico in una Cape Town stroboscopica, mangiata dalla droga. Fried Barry vi sconquasserà le meningi, pronto a destabilizzare certezze con una vena comica grottesca e perturbante. Presentato al 38esimo Torino Film Festival, questo fantahorror arriva direttamente dai midnight movies anni '80, da cui prende tantissimo senza accettare compromessi. Anche perché se un alieno entra nel corpo di un eroinomane di mezz'età, e decide di farsi trascinare in un'odissea psichedelica, non vorreste fare il viaggio con lui?

8

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