Free State of Jones, la recensione del film con Matthew McConaughey

In Free State of Jones Matthew McConaughey è Newton Knight, contadino che diede il via ad una rivoluzione sul finire della guerra di secessione.

recensione Free State of Jones, la recensione del film con Matthew McConaughey
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Inaspettato flop al botteghino statunitense, dove ha incassato neanche la metà del budget speso per realizzarlo, Free State of Jones è ispirato ad una storia vera che ha avuto luogo sul finire della guerra di secessione americana, romanzata per ovvi motivi pur prendendo spunti narrativi fedeli alla realtà dei fatti. Un'opera dai nobili intenti e con protagonista assoluto il premio Oscar Matthew McConaughey, qui nei panni di Newton Knight, un contadino che ha servito come barelliere nelle forze confederate durante il conflitto civile e che dopo aver visto morire il nipote davanti ai suoi occhi decide di disertare; tornato a casa l'uomo decide di opporsi ai soprusi perpetrati dai soldati sudisti, rei di razziare le provviste della povera gente per finanziarsi. La sua personale lotta coincide con la nascita di uno Stato Libero formato da braccianti stanchi della guerra e da schiavi di colore, il cui neonato "esercito" cresce ogni giorno in numero sfidando ipocrisie e ingiustizie razziali.

Libero uomo in libero Stato

Non un eroe, bensì un uomo libero pronto a combattere contro le ingiustizie: rifugge i toni agiografici e inutilmente retorici il film di Gary Ross e forse proprio per questo non ha conquistato il pubblico medio americano, più abituato all'epica mitizzazione del condottiero. Free State of Jones si dimostra invece un'opera sobria e ragionata che si prende i suoi tempi per delineare il carattere di una figura complessa ch gli eventi hanno portato a trasformarsi in un leader del popolo e dei diritti più elementari, andando saggiamente a miscelare il tema dei soprusi razziali con un senso più ampio di giustizia contro le logiche dei poteri forti, con tanto di nascita del Ku Klux Klan nell'intensa parte finale. Lo spettacolo messo in scena dal regista, autore del mai troppo citato Pleasantville (1998) e del primo Hunger Games (2012), non è mai fine a se stesso, lasciando il giusto tempo di carburare alla vicenda ma non sottraendosi ad efficaci sequenze d'azione, in primis quella del funerale con colpo di scena annesso che si ammanta di una forza primigenia nel cruento e necessario scorrere degli eventi. Niente scene in computer grafica a tradire un realismo visivo giocato sul buon dispendio di comparse, addobbate con fedeli costumi d'epoca e immersi in ambientazioni naturalistiche, dalla palude dove Newton e i suoi uomini si nascondono nella prima parte sino ai campi da lavoro degli schiavi prossimi a ottenere la libertà. Se la sceneggiatura ha senza dubbio dei punti di forza nella costruzione del racconto non mancano comunque un paio di rivedibili scelte: la prima, quella di semplificare all'eccesso il rapporto del protagonista con la prima moglie (una sprecata Keri Russell), la seconda riguardo il parallelismo delle vicende storiche con il processo nell'aula di tribunale 85 anni dopo che risulta, pur nel suo breve minutaggio, alquanto superfluo. In un cast secondario discreto ma non eccelso McConaughey ruba completamente la scena ai suoi colleghi, dimostrando un'intensità ferale e drammatica che lascia il segno.

Free State of Jones Non un capolavoro ma un ottimo, solido, film che va a recuperare una pagina importante nella lotta per i diritti civili della popolazione afroamericana sul finire della guerra di secessione. Un'epica in sottrazione caratterizza le due ore e rotti di Free State of Jones, opera che appaga spirito e sguardo raccontando la lotta contro le ingiustizie iniziata da un uomo stanco della guerra e dei crimini compiuti contro le fasce più deboli della popolazione, bianca o nera che fosse, dando il via ad una rivoluzione etica e sociale contro tutte le ipocrisie. La narrazione, ispirata con tutte le libertà del caso alla vera vicenda, ha qualche passaggio a vuoto ma è comunque in grado di appassionare dai titoli di testa a quelli di coda, regalando il giusto spazio ad un'azione sobria e viscerale e con la fortuna di poter contare sulla sanguigna prova di un magnetico Matthew McConaughey.

7

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