Free Guy, la recensione del film con Ryan Reynolds: follia videoludica

Arriva in sala il film di Shawn Levy dedicato al mondo dei videogiochi, un riuscito mix d'azione e ironia anche capace di interessanti sorprese.

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Free City è libertà assoluta. Sviluppato e distribuito dalla Soonami, software house guidata dall'eccentrico quanto arrogante Antwan (Taika Waititi), il videogioco MMO è il titolo più giocato del momento, quello su cui gli streamer di Twitch passano più tempo, il più seguito dai casual e dagli hard gamer, quello che sarebbe Fortnite nella realtà.
È tutto molto semplice: crei il tuo avatar , entri in Free City e tra missioni di vario tipo, sparatorie, esplosioni, omicidi e rapine alla GTA sali di livello fino a diventare imbattibile, costruendo un personaggio che in gergo si dice OP (overpowered). È immediato, è veloce, è divertente: tutto quello che vogliono gli appassionati di MMO insomma.

Il paradosso, se vogliamo, è che il grado estremo di libertà concesso ai videogiocatori collide con il loop imprigionante in cui vivono gli NPC (i Personaggi non Giocabili) del gioco, tra cui appunto Guy (Ryan Reynolds).
Ha una bella casa, un migliore amico, un lavoro in banca e ama bere il suo caffè medio, ma quando incrocia per puro caso l'avatar di Millie (Jodie Comer), un'ex-sviluppatrice di videogiochi, il suo codice comincia a cambiare e a desiderare di più, quasi a prendere vita e avere finalmente il controllo della sua esistenza, cercando di salire di livello per conquistare il cuore della ragazza. Ma cosa si nasconde dietro a Free City? Chi è davvero Guy? Ma soprattutto: è possibile avere un cappuccino invece di un caffè medio?

Free Guy e il libero arbitrio

Era dal 2014 che Shawn Levy non tornava alla regia di un lungometraggio cinematografico, per la precisione da Una notte al museo - Il segreto del Faraone. Impegnato più o meno costantemente insieme ai fratelli Duffer nello sviluppo di Stranger Things su Netflix (di cui è produttore e anche regista), il filmmaker negli anni è passato sopra a importanti progetti come ad esempio il film su Uncharted, optando per qualcosa che lo coinvolgesse realmente dal punto di vista concettuale e umano.

E nell'averlo convinto a tornare in cabina di regia per un lungometraggio, questo Free Guy è effettivamente uno di quei titoli che dietro a una spessa corazza da blockbuster estivo nasconde in verità un cuore molto grande e tematiche attuali che affronta con intelligente cognizione di causa, senza dimenticare la propria natura e, anzi, abbracciandola in pieno e senza vergogna.
Per questo è un film leggero, spassoso e di grande intrattenimento, ricco di humor e anche tanta azione esplosiva che Levy riesce a confezionare nel suo solito stile non-autoriale ma in qualche modo ugualmente riconoscibile. Formalmente parlando, Free Guy è un titolo profondamente mainstream che mette insieme ispirazioni di vario tipo (The LEGO Movie, Tron) per creare un miscellanea di elementi tecnici e contenutistici che lo rendono una bella sorpresa estiva, discreto nel suo complesso nonostante l'audace e intrigante premessa si tramuti in altro lungo lo scorrere del film.

Non regala molte sorprese dal punto di vista della scrittura, che al netto di argomentazioni puntuali sulla cultura videoludica e la sua fruizione, non riesce a sviluppare le stesse come vorrebbe all'interno di un tessuto narrativo che ha fin troppo da fare con il contorno e il contesto, tra momenti ironici o demenziali, combattimenti, inseguimenti, sparatorie.

Restano centrati i personaggi di Millie e Keys (Joe Keery), in bocca ai quali sono rimessi i dialoghi più interessanti e inquadrati sulla creazione e l'amore per i videogiochi. Gli stessi concetti che travalicano però il settore fino a raggiungere una ratio d'evoluzione tecnologica che esula dal videogioco fino ad arrivare all'Intelligenza Artificiale.

Il merito va anche alle interpretazioni di Jodie Comer e Joe Keery, che insieme a uno stravagante Taika Waititi formano un ottimo cast di contorno per Ryan Reynolds, che resta comunque - e come sempre nei suoi film - l'anima pulsante del progetto.

Il suo Guy così svampito e ingenuo, eppure in grado di cresce e maturare velocemente e con uno scopo ben prefissato in testa, è un personaggio di cui è difficile non innamorarsi e per il quale provare una certa empatia, e questo non solo grazie alla sua simpatia e al suo aspetto così gioioso e naif ma anche per quello che vuole trasmettere, la sua storica volata verso la libertà.
Non sappiamo poi come sarebbe potuto essere il terzo e ultimo atto prima della fusione tra Fox e Disney, ma proprio grazie all'accorpamento della prima compagnia nella seconda troverete verso la fine del film qualcosa di veramente entusiasmante che sa unire il meglio dell'universo cinematografico mainstream a un progetto che, per quanto grande e dispendioso, ha comunque uno spirito d'originalità non indifferente, che al netto di qualche riserva di fondo sa regalare il giusto passatempo promesso, superando anche qualche aspettativa.

Free Guy A sette anni dal suo ultimo lungometraggio cinematografico, Shawn Levy torna dietro la macchina da presa per questo riuscito Free Guy - Eroe per gioco, un blockbuster estivo che miscela azione, divertimento e avventura nella migliore formula mainstream. Pecca un po' di superficialità e troppa accelerazione nell'evoluzione delle dinamiche relazionali tra Guy e Millie e nella finalizzazione delle tematiche videoludiche (e tecnologiche) che mette in campo, risultando comunque discretamente efficace. Un film dove è sempre Ryan Reynolds il cuore pulsante del progetto, comunque accompagnato da un cast di contorno ben assortito dove spiccano su tutti i talentuosi e lanciatissimi Jodie Comer e Joe Keery. Un film che riesce a sfruttare persino il potere di una fusione per entusiasmare. Ma dovrete vederlo per capire di cosa stiamo parlando.

7

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