Freak Show, la recensione del film con Alex Lawther

L'adolescente Billy Bloom, apertamente omosessuale, si trasferisce in una nuova scuola dove viene preso di mira dalla maggior parte degli studenti.

recensione Freak Show, la recensione del film con Alex Lawther
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Billy Bloom è cresciuto assistendo alle furiose litigate tra i genitori, rimanendo sempre morbosamente attaccato alla figura materna, libera da pregiudizi, l'unica che lo spronava a essere sempre se stesso. Ormai adolescente, il protagonista di Freak Show è costretto a trasferirsi nell'elegante tenuta del padre e a cambiare scuola: fin dal primo giorno nel nuovo istituto, il ragazzo non esita a manifestare apertamente la propria omosessualità.

L'inizio non è semplice per Billy, preso di mira dalla maggior parte dei compagni e mai difeso dai professori, ma con il passare dei giorni inizia a farsi nuovi amici, dalla secchiona Blah Blah Blah al quarterback Flip, dal quale si sente fisicamente attratto. E mentre continua a rimpiangere l'assenza della madre, il Nostro accentuerà sempre di più il proprio orientamento iniziando una vera e propria battaglia in favore delle diversità.

Echi del passato

Vi è del buono nell'esordio dietro la macchina da presa dell'attrice inglese Trudie Styler, per molti versi un'opera dagli spunti autobiografici: la debuttante regista non è omosessuale (è infatti felicemente sposata con il cantante Sting) ma nella sua giovinezza ha dovuto affrontare una situazione non dissimile da quella del protagonista di Freak Show. Rimasta gravemente ferita al viso in un incidente quando aveva solo due anni, per il quale è dovuta ricorrere a diversi interventi chirurgici nel corso del tempo, la cineasta è stata spesso presa di mira tra le mura scolastiche, con i compagni che avevano trovato per lei l'infelice soprannome di scarface (ossia sfregiata). Non è difficile quindi comprendere come questa situazione di bullismo si rifletta all'interno del film stesso e la caratterizzazione del personaggio di Billy risenta anche del doloroso passato dell'autrice.

I novanta minuti di visione sono infatti una sorta di marcato baraccone degli eccessi in cui il ragazzo si trova a dover affrontare, giorno dopo giorno, gli insulti e le angherie da parte degli altri studenti, con pochi ma fidati amici su cui contare e una gran voglia di riscatto verso il clima di intolleranza che si respira nell'istituto e che coinvolge anche coloro che dovrebbero mantenere l'ordine, ossia i docenti (etichettati non a caso come "tedeschi buoni", riferendosi a chi durante il nazismo non si macchiava di crimini ma vi assisteva impotente).

Apparenze e sostanza

Freak Show possiede una propria, spiccata personalità, al contempo però non è capace di trovare svolte narrative in grado di variare lo stallo generale, con una certa monotonia che fa capolino in più occasioni e il ricorrente ricorso al travestitismo del protagonista per speziare i momenti più "spenti".
I look sempre nuovi e originali con i quali questo entra a scuola sembrano figli di un gratuitismo esasperato atto a veicolare a ogni modo un messaggio ben chiaro e condivisibile. Non è un caso che una delle principali antagoniste sia incarnata da una bionda cheerleader bigotta che pronuncia pari passo i motti di Donald Trump ("make America great again"), critica diretta alle politiche del presidente americano.

La vicenda è accompagnata dal costante voice-over del giovane, in una sorta di costante flusso di coscienza popolato di pensieri e speranze, e cede in un paio di risvolti alle più classiche derive retoriche e melodrammatiche, come nella gestione delle dinamiche con le figure genitoriali o nel rapporto con l'aitante quarterback.
Tra citazioni a opere letterarie come Dorian Gray o a capisaldi del cinema quali Pulp Fiction (1994), e camei d'eccellenza (la leggenda del tennis John McEnroe compare nei panni dell'istruttore di educazione fisica e la nota attrice/cantante Bette Midler in quelli della madre), l'insieme tenta di coniugare toni leggeri e drammatici in egual misura, non risultando però sempre equilibrato nell'espressione emozionale.
Emozioni per le quali si affida soprattutto alla magistrale performance di Alex Lawther (conosciuto per un episodio di Black Mirror e per il ruolo principale nella serie The End of the F***ing World), abile nell'infondere la giusta fragilità a un personaggio in bilico tra realismo e caricatura.

Freak Show Con un maggior equilibrio, Freak Show sarebbe potuto diventare un nuovo cult del filone LGBT, ma a conti fatti il risultato, pur gradevole, non è esente da vizi narrativi e di relativa messa in scena che castrano le ambizioni di partenza. L'esordio dietro la macchina da presa dell'attrice Trudie Styler, bullizzata ai tempi della scuola per il suo aspetto fisico quando era bambina e quindi adatta per dirigere una storia sull'esaltazione delle diversità, si fa infatti prendere troppo la mano dagli eccessi, con il protagonista (un ottimo Alex Lawther) che esaspera sempre di più la propria omosessualità per combattere il bigottismo, scelta tanto condivisibile quanto gratuita, che dà il via a un luna park di travestitismo eccentrico e colorato che alla lunga rischia di annoiare. Per un flm che pone critiche e accuse chiare e nette, e si schiera senza se e senza ma per una giusta causa, lasciando da parte quella moderazione che avrebbe giovato alla maggior riuscita dell'insieme. Il film andrà in onda lunedì 24 giugno alle 21.20 su CIELO in prima visione TV.

6

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