Recensione Frankenstein Junior

A quarant'anni dalla sua uscita, torna in sala il classico di Mel Brooks

recensione Frankenstein Junior
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Anni '30, New York. Il giovane professore Frederick Frankenstein, nipote del leggendario barone Viktor von Frankenstein, ottiene in eredità l'imponente castello di famiglia in Transylvania. Frederick ha però sempre considerato un folle il defunto parente, ritenendo impossibile mettere in pratica le sue teorie. Nonostante ciò, il professore si reca in Romania, dove viene accolto dal gobbo Igor, anch'egli nipote dello storico assistente del nonno. Nella magione Frederick fa inoltre conoscenza con l'avvenente quanto svampita Inga e con la governante Frau Blucher, un tempo amante del barone. Proprio quest'ultima fa rinvenire al professore gli appunti del nonno, che lo fanno ricredere sulle sue convinzioni e lo spingono a tentare lo spaventoso esperimento... ma non tutto andrà per il verso giusto.Ritorna al cinema, solo per un giorno, la cult comedy di Mel Brooks. A quasi quarant'anni dalla sua uscita, Frankenstein Junior invade di nuovo le sale italiane in versione restaurata digitalmente, per rivivere assieme sul grande schermo un film che ha fatto epoca e che ha influenzato generazioni di spettatori, entrando nell'immaginario collettivo, complice anche un ispiratissimo doppiaggio italiano che ha fatto entrare di diritto alcune battute nel nostro gergo comune.

"Lupo ululà...castello ululì"

Un'opera ricca e ragionata, che ha dalla sua una demenzialità "intelligente" e mai sbracata, caratteristica che negli ultimi anni sembra sempre più rara nel filone delle pellicole parodistiche. Perché se è pur vero che è intrisa di intenti parodistici, Frankenstein Junior riesce a vivere di vita propria grazie alla genialità della narrazione, in un susseguirsi di gag letteralmente irresistibili che, potendo costare su un cast di prim'ordine, riescono a intrattenere con brio dal primo all'ultimo secondo, omaggiando in più occasioni anche dei grandi del cinema di genere come James Whale (suo per l'appunto il Frankenstein leggendario del 1931, nonché un altro classico come L'uomo invisibile). Brooks (che anni dopo si sarebbe cimentato con un altro personaggio cardine del filone con il meno riuscito, ma pur sempre godibile, Dracula morto e concento) dirige con mano sicurissima i suoi interpreti, garantendo un ritmo invidiabile al racconto, girato in un bianco e nero perfettamente aderente alle atmosfere lugubramente ironiche della storia, riservando anche un "orecchio di riguardo" alla componente sonora, più volte citazionista verso i classici del genere. La componente comica, non priva anche di una sottile vena erotica, più volte sottolineata dalla avanches di Inga (una conturbante Teri Garr, candidata all'Oscar otto anni dopo per Tootsie) o dall'improbabile love story tra la moglie del protagonista e il mostro, non scade mai nel volgare ma si mantiene sempre sull'equilibrio di una farsa spumeggiante, con più di qualche sprazzo d'ironia nera, una smaliziata commedia "dell'orrore" dai tempi filmici praticamente perfetti. La fotografia rende inoltre l'operazione particolarmente nostalgica, guardando ai titoli storici degli anni '30 e '40 e trasmettendo ancor più la sensazione di trovarsi a un film letteralmente fuori dal tempo e destinato a divertire per l'eternità. Grande merito della riuscita complessiva è senza dubbio da assegnare anche al cast, la cui sceltà non poteva essere migliore: se Gene Wilder è sempre stato una perfetta macchina comica, sono impossibili da dimenticare i due co-protagonisti, il buffo e spaesato mostro di Peter Boyle e soprattutto la figura di Igor, un Marty Feldman che provoca le risate più copiose ad ogni sua apparizione.

Frankenstein Junior Imperdibile davvero l'occasione di rivedere Frankenstein Junior su grande schermo in versione restaurata digitalizzata. A quasi quarant'anni dalla sua uscita il capolavoro di Mel Brooks è pronto a far ridere nuovamente migliaia di spettatori, con una comicità per nulla invecchiata che si mantiene in perfetto equilibrio tra intenti parodistici e un omaggio sentito e ragionato ai classici del filone. Un susseguirsi di gag irresistibili sorrette da un cast ispiratissimo per uno dei film più divertenti di tutta la Settima Arte.

9

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