Recensione Forever Young

Ambientata nell'Italia del XXI secolo, quella raccontata da Fausto Brizzi in Forever young è la storia di esilaranti individui in età avanzata alla grottesca ricerca della giovinezza perduta.

Recensione Forever Young
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Tra il dittico Notte prima degli esami e il Pazze di me che vide protagonista il "solito idiota" Francesco Mandelli, il romano classe 1968 Fausto Brizzi non ha certo mai perso occasione di parlare di giovani all'interno dei suoi lavori.
A tre anni dall'Indovina chi viene a Natale? tramite cui sfornò il suo primo cinepanettone da regista, però, provvede ad alzare l'età dei suoi protagonisti di riferimento, tirando in ballo una a suo modo grottesca categoria particolarmente in voga nel XXI secolo e nei confronti di cui osserva: "Questa volta è bastato guardarmi intorno: i Forever young sono ovunque. Non esistono quasi più gli adulti, esistono i giovani e i finti giovani. Quest'epoca sarà ricordata per l'estinzione dei nonni, degli zii, delle mamme e dei papà. O, perlomeno, per la loro trasformazione".
Ed è pensando a classici della Commedia all'italiana del calibro dei risiani I mostri e Il sorpasso che dichiara di aver pensato mentre riempiva - insieme ai co-sceneggiatori Marco Martani ed Edoardo Falcone - lo script di questi irrecuperabili individui disposti a tutto e che si annidano nei circoli sportivi, nelle discoteche e nei centri commerciali.

Noi siamo i giovani...

Individui come l'adrenalinico avvocato settantenne Teo Teocoli, appassionato praticante di sport (e, soprattutto, di maratona) in attesa della nascita del nipotino e che coinvolge il grasso genero Stefano Fresi in vere e proprie sfide per il proprio fisico, che non vuole riconoscere non essere più tanto indistruttibile.
Probabilmente, il racconto meno coinvolgente dell'operazione, che, nel ribadire, tra l'altro, che la musica è finita con il passaggio dal vinile al cd, riserva buona parte del romanticismo tipicamente brizziano - con tanto di Total eclipse of the Earth di Bonnie Tyler a fare da emozionante colonna sonora - nel rapporto che s'instaura tra il cinquantenne Fabrizio Bentivoglio e la coetanea Lorenza Indovina, ignara del fatto che l'uomo sia già impegnato con la giovanissima Pilar Fogliati.
Mentre l'estetista quarantanovenne Sabrina Ferilli inizia da una situazione da video hard la sua storia d'amore con Emanuel Caseario, ventenne che consegna pizze a domicilio e che non immagina essere il figlio dell'amica Luisa Ranieri.
Del resto, è proprio una telefonata tra le due a figurare in mezzo ai momenti più divertenti degli oltre novanta minuti di visione; la cui comicità, però, viene in buona parte regalata da Lillo (all'anagrafe Pasquale Petrolo) che, in questo caso orfano del compagno di spettacolo Greg alias Claudio Gregori, veste i panni di un dj radiofonico di mezza età costretto a fare i conti con gli anni che passano e con l'agguerrito rivale Francesco Sole.
Man mano che, tra un discorso a tavola riguardante i Pooh, un colloquio con un Nino Frassica sacerdote nello studio di Radio Amen (!!!) e un altro presso un tizio in fissa con i più sconosciuti gruppi heavy metal, sono in particolar modo le occasioni per ridere a portare alla sufficienza un elaborato il cui ritmo generale appare a tratti discontinuo, oltre che caratterizzato da un epilogo forse eccessivamente frettoloso e poco incisivo... sebbene, una volta tanto, tutt'altro che propenso a ricorrere al banale happy end.

Forever Young Con un esilarante Riccardo Rossi coinvolto in un piccolo ruolo e una colonna sonora spaziante da Alright dei Supergrass a Video killed the radio star dei Buggles, passando per la Forever young degli Alphaville riletta da Nina Zilli, Fausto Brizzi intreccia quattro diverse storie riguardanti il sempre più dilagante fenomeno degli individui in età avanzata alla continua ricerca della giovinezza perduta. Il risultato è una gradevole ma non eccelsa commedia che, pur non mancando di situazioni romantiche, si rivela meno buonista e sdolcinata rispetto alle precedenti fatiche dell’autore di Notte prima degli esami, individuando il suo maggiore pregio nella capacità di strappare risate a sufficienza (soprattutto grazie a Lillo).

6

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