Recensione Flash Gordon

Flash Gordon deve salvare la Terra dalle mire del crudele Imperatorre Ming in Flash Gordon, adattamento cult e kitsch dell'omonimo fumetto anni '30.

recensione Flash Gordon
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L'Imperatore interstellare Ming il Crudele scopre il pianeta Terra e, grazie alle avveniristiche tecnologie di cui è in possesso, decide di distruggerla lentamente tramite catastrofi naturali. E' proprio durante una tempesta di meteorici che il piccolo aereo su cui viaggiano il giocatore di football Flash Gordon e la giornalista Dale Arden è costretto ad una manovra di emergenza, finendo per atterrare all'interno del laboratorio del dottor Hans Zarkov, ex-scienziato della NASA considerato pazzo dai suoi colleghi per le bizzarre fantasie riguardanti un possibile attacco alieno. Proprio per questo il luminare ha costruito un razzo per viaggiare nello spazio e, dopo aver costretto con l'inganno Flash e Dale a salire a bordo (il mezzo infatti non poteva essere guidato da una sola persona), decide di lanciarlo oltre la nostra atmosfera. Nella vastità del cosmo il razzo viene catturato e condotto sul pianeta Mongo, dove si trova l'immenso palazzo di Ming. L'imperatore viene subito attratto dal fascino di Dale, mentre la principessa Aura, sensuale e lussuriosa figlia del folle sovrano, si invaghisce di Flash che per salvare la Terra dovrà trovare nuovi e insospettabili alleati tra le altre razze aliene per sconfiggere il tiranno.

L'uomo delle stelle

Basata sui fumetti pubblicati per la prima volta nel 1934 da Alex Raymon, la trasposizione live-action di Flash Gordon per il grande schermo (ne erano già state realizzate in passato tre serie televisive) rimane uno dei progetti più ambiziosi e particolari della storia del cinema di fantascienza. Opera pomposa, esagerata, che gioca volutamente col kitsch in un meltin'pot visivo straniante e affascinante, voluta fortemente dal produttore Dino de Laurentiis che in un primo tempo aveva pensato a grandi registi da piazzare dietro la macchina da presa: Federico Fellini (citato con la presenza di un "nano da passeggio" che porta il suo nome), Nicolas Roeg e Sergio Leone erano infatti le prime scelte, poi non andate in porto e sostituite dal comunque onesto Mike Hodges, già autore del cult Get Carter (1971). Grazie al copioso budget (35 milioni di dollari, cifra ragguardevole per l'inizio degli anni '80) il comparto visivo si avvale di scorci virtuosi e suggestivi, sia per ciò che concerne scenografie e costumi (curati da una nostra eccellenza quale Danilo Donati) che per quanto riguarda gli effetti speciali, che se ad oggi possono far sorridere per i tempi erano ottimi. A rendere la visione più originale delle classiche produzioni a tema è il caratterizzante imprinting comico-leggero che trasforma questa storia di eroismo interstellare in una sorta di commedia dell'assurdo riciclante a proprio consumo tutti i leit-motiv delle space-opera contemporanee e passate con scelte di sceneggiatura che sbeffeggiano qualsiasi logica narrativa in favore del più puro ed istintivo divertimento. Un adattamento scoppiettante e frenetico in cui il ritmo, dopo la parte introduttiva ambientata sul nostro pianeta, non lascia un attimo di fiato, proponendo seppur abbozzata una mitologia di razze e specie stellari (anche se la maggior parte altro non sono che simil-terrestri) e un continuo di colpi di scena che rimettono continuamente in gioco gli esiti della vicenda. Sequenze cult come quella dell'improvvisato combattimento a mò di partita di football americano o l'attacco finale degli uomini falco sono a loro modo entrate nel mito, così come l'incisiva colonna sonora rock firmata interamente dai Queen, trascinante title track in testa. E poi ancora l'atipica "roulette russa" dove al posto del proiettile della pistola vi è il morso di un mostro, la lotta sulla pedana circolare e le vampate di platonico erotismo caratterizzate dalle avances di una splendida Ornella Muti (unica interprete nostrana insieme a Mariangela Melato nei panni di Kala) rendono la visione sempre e interessante e appagante. A dispetto di un'apparente aria da baracconata le due ore di visione sono intense e avvincenti, popolate da un cast di villain e comprimari di assoluto rispetto (tra gli altri Timothy Dalton, Topol, Brian Blessed, Richard O'Brian) nel quale svetta nelle vesti del crudele Imperatore Ming un magnifico Max von Sydow; poco azzeccate paradossalmente le scelte dei due principali protagonisti Flash e Dale, cui Sam J. Jones e Melody Anderson, non a caso future meteore, non riescono ad infondere la giusta personalità.

Flash Gordon Non tutti lo sanno ma i destini di Flash Gordon e Guerre stellari (1977) sono stati legati a doppio filo: George Lucas provò infatti, senza successo, ad acquistare i diritti del fumetto da Dino de Laurentiis negli anni '70, concentrandosi dopo il rifiuto proprio sulla sua personale saga di Star Wars. La trasposizione ha comunque poi visto la luce qualche anno dopo per la regia di Mike Hodges, capace di sfruttare con ispirazione l'elevato budget a disposizione e realizzando una sontuosa opera sci-fi tendente ad un kitsch pomposo e visionario che ha preferito la leggerezza alla potenziale epica di partenza. Il risultato finale, amato e odiato, è di certo un'opera che non lascia indifferenti e si è guadagnata negli anni il rango di cult. Sequenze di azione spesso insensate e fuori di testa ma al contempo trascinanti, effetti speciali che oggi hanno un'irresistibile fascino vintage, un sontuoso comparto costumistico-scenografico, la vibrante colonna sonora firmata dai Queen e un cast di grandi nomi (su tutti un immenso Max von Sydow) rendono la visione ancor oggi appagante e divertente, sempre in grado di regalare sorprese nelle strampalate ma magnetiche due ore di durata.

7.5

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