First Reformed: recensione del nuovo film di Paul Schrader

Il leggendario sceneggiatore di Taxi Driver e Toro Scatenato torna alla regia in un film austero e simbolico con protagonista Ethan Hawke.

recensione First Reformed: recensione del nuovo film di Paul Schrader
Articolo a cura di

Non è solo un grandioso regista e un ancor più dirompente sceneggiatore, Paul Schrader, è prima di tutto un critico cinematografico d'eccezione e un avido studente di cinema: alla stregua di un Olivier Assayas o di un Quentin Tarantino, lo sceneggiatore di Toro Scatenato, Yakuza, L'Ultima Tentazione di Cristo e tanti, davvero tanti altri titoli di successo, è incredibilmente e pienamente consapevole del tipo di cinema che vuole realizzare, e questa consapevolezza si concretizza nella comprensione e nella totale padronanza dei meccanismi filmici di opere che - in un modo o nell'altro - finiscono per impreziosire le proprie.
In questo senso il suo nuovo film First Reformed, arrivato in Italia solo per il mercato home-video ma comunque inserito nella nostra lista di fine anno dei 12 migliori film del 2018, è l'esempio perfetto del suo personale approccio al cinema: pregna com'è in egual misura di simbolismo e contemplazione, l'opera può essere considerata una rivisitazione dei temi della sceneggiatura di Taxi Driver che Schrader realizzò per Martin Scorsese, ma infarcita di elementi ecclesiastici e metafisici legandosi alla forza evocativa e tematica delle pellicole dei suoi idoli cinematografici, da Andrei Tarkovsky a Ingmar Bergman, da Robert Bresson a Yasujiro Ozu.

La creazione a rischio

È proprio "La creazione a rischio" il sottotitolo aggiunto all'edizione italiana del film, un progetto diaristico che rievoca argomentazioni e situazioni già viste nel cinema dell'autore, qui rilette e corrette in modo tale da poter parlare anche dei nostri tempi, raggiungendo valenza universale.
Ispirato tanto a Il Diario di un Curato di Campagna quanto a Luci d'Inverno, First Reformed - La Creazione a Rischio racconta la crisi d'identità e spirituale del reverendo Toller (Ethan Hawke), la cui vita è in pezzi dopo il decesso in Iraq del suo unico figlio.
Per lottare contro la monotonia della sua quotidianità - e soprattutto cercare di mettere un freno, inutilmente, ai suoi gravi ma ignorati problemi di alcolismo - decide di iniziare a tenere un diario, ogni giorno per un anno, per riflettere tanto sul significato della propria esistenza quanto sui problemi del mondo. Parte quindi lo stratagemma del voice-over (cui Schrader è particolarmente affezionato, avendolo già utilizzato in Taxi Driver, ne Lo Spacciatore e altri) col quale il protagonista racconta dei suoi demoni interiori, i suoi dubbi e le sue vicende personali.

Da orizzontale la trama passa a una leggera verticalità quando la giovane Mary (Amanda Seyfried) interpella il reverendo chiedendogli di aiutare suo marito: l'uomo, profondamente depresso, assolutamente nichilista ed estremamente paranoico a causa del surriscaldamento globale, è convinto che sua moglie debba abortire, perché a suo modo di vedere il più grande peccato che si possa commettere è quello di costringere un essere umano a vivere in questo mondo.
La situazione si complica ulteriormente quando Mary trova nel garage di casa sua un giubbotto esplosivo elaborato dal marito.

Reverendo scatenato

Si muove esattamente a metà strada fra la sofisticatezza dell'art-house e il luridume da b-movie, First Reformed, punto di incontro massimo fra questi due modi opposti di intendere il cinema, l'anello di congiunzione di realtà molto distanti. Tra primi piani silenti che raccontano più di mille parole e voice-over affilati, enigmatici e ambigui, la parabola cristologica del reverendo Toller arriva a toccare nel finale un livello grafico caravaggesco, con una nuova corona di spine reimmaginata per il XXI secolo e resa più serpeggiante, più contorta.

Com'è contorto e serpeggiante il rapporto che si instaura fra Toller e Mary (un nome, quello per il personaggio della Seyfried, scelto non casualmente), che nella sequenza-simbolo dell'opera assurge a rappresentazione del più alto concetto di intimità immaginabile, quello spirituale: nella pratica dell'impianto filmico può essere considerata una scena di sesso, dove a spogliarsi però non sono tanto i personaggi quanto le loro anime, e il concetto di contatto carnale viene elevato a contatto metafisico, a un'unione di menti e occhi e non di corpi, un matrimonio talmente dirompente da spezzare le leggi della gravità e del realismo e i limiti dell'esperienza sensoriale.
Austero e rapsodico, il film di Schrader è un manifesto del cinema del suo autore, ne racchiude i miti e la filosofia, i temi e le fissazioni, e rappresenta una chiosa cruda e perfetta di tanti discorsi iniziati oltre quattro decenni fa.

First Reformed Paul Schrader scrive e dirige uno dei migliori film della sua carriera, dialogando contemporaneamente con la sofisticatezza dell'art-house e il b-movie pulp. Ethan Hawke eleva la complessa, stratificata e simbolica sceneggiatura con un'interpretazione altrettanto ampia, fatta di sguardi e silenzi, sofferenze e timori. La mancata distribuzione nei cinema contribuisce a donare all'opera uno status "di culto" che ogni fan del regista - e del cinema tutto - non dovrebbe assolutamente perdere.

8

Quanto attendi: First Reformed

Hype
Hype totali: 3
67%
nd