Firestarter Recensione: Stephen King tra horror e supereroi

Blumhouse adatta in modo intelligente una delle opere più affascinanti del Re in un'ispirata cornice da b-movie.

Firestarter Recensione: Stephen King tra horror e supereroi
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Indubbiamente è l'era dei supereroi quella che stiamo vivendo, e l'ha capito persino un produttore come Jason Blum. Lo scatenato fondatore della Blumhouse, noto soprattutto per la sua prolifica fucina di horror a basso budget, torna al cinema con Firestarter, nelle sale italiane con Universal a partire dal 12 maggio tra i film al cinema di maggio 2022. Un progetto non facile, perché attorniato da molteplici fattori che aumentavano i rischi di questa produzione: anzitutto è la trasposizione de L'incendiaria, uno dei primi (e forse anche dei più affascinanti) romanzi di Stephen King, già oggetto di adattamento cinematografico in un titolo degli anni Ottanta non proprio memorabile. E in secondo luogo, elemento da non sottovalutare, è una pellicola che Blum ha scelto di affidare a Keith Thomas, chiamato a trasformare l'originale racconto kingiano in una parabola ben distribuita tra paranormale e "cinecomic". Il risultato? Un mix efficace e tutto sommato riuscito, che a visione ultimata ci ha lasciati piacevolmente colpiti.

Un po' X-Men, un po' Stranger Things

Superumani e paranormale, scienziati senza scrupoli e terribili esperimenti, il tutto condito con qualche spruzzata di horror e una direzione artistica furbamente artigianale. È la formula vincente di Firestarter, che ottimizza la sua cornice da b-movie palesemente low budget per costruirci intorno una storia comunque convincente e diretta con perizia. Il film narra la storia di una sventurata famiglia, costantemente in fuga da una crudele agenzia governativa che in passato ha condotto loschi esperimenti sui coniugi McGee, Andy e Vicky (Zac Efron e Sidney Noel Lemmon), e sulla loro figlioletta Charlie (Ryan Kiera Armstrong).

Proprio la ragazzina, ignara peraltro del turbolento passato che i suoi genitori vogliono lasciarsi alle spalle, sembra aver ereditato alcune loro capacità soprannaturali come la telepatia, oltre ad aver sviluppato un potere tutto suo: è in grado di innescare devastanti incendi e letali esplosioni. Purtroppo la piccola non riesce a controllare la sua micidiale pirocinesi, e per questo deve stare molto attenta a non lasciarsi trasportare dalle emozioni. Inevitabilmente, tuttavia, l'instabilità di Charlie dà vita ad alcuni incidenti che rimettono in pericolo la famiglia McGee, costretta a rimettersi in fuga per sfuggire ai loro malvagi aguzzini.

Stephen King incontra i supereroi

Il principale (e forse unico) difetto di questo Firestarter è la sua sceneggiatura in parte didascalica: al netto, in effetti, di un inizio convincente e di un finale dal grande impatto scenico, il film di Keith Thomas soffre di un segmento centrale un po' troppo scolastico, sia nello svolgimento sia nella costruzione di alcuni personaggi abbastanza stereotipati.

Risulta comunque interessante il modo in cui Firestarter contamina piuttosto bene le atmosfere squisitamente "kingiane" (i toni, le stramberie e l'inquietudine tipici della scrittura del primo King si sentono tutti) con un approccio narrativo e stilistico abbondantemente supereroistico. Non è un segreto, d'altronde, che già lo stesso Re parlava di mutanti e superumani ispirandosi palesemente alla nota letteratura fumettistica americana, ma la pellicola del 2022 ci mette comunque nel suo nel cavalcare la gigantesca cornice "pop" di cui il cinema di consumo contemporaneo sembra ormai pienamente accerchiata. Merito, peraltro, di un cast in tutto e per tutto sorprendente: dalla giovanissima e talentuosa Armstrong all'ottima Lemmon, fino (soprattutto) ad uno Zac Efron rivelatorio in un ruolo abbastanza lontano dalla sua "comfort zone".

Ciò non significa, tuttavia, che il nuovo Firestarter non rappresenti un caso unico e squisitamente originale, persino nella scuderia targata Blumhouse: pur scegliendo di far aderire la scrittura di King ai canoni di un cinema più commerciale, l'opera rimane comunque più vicina ai confini di un interessante b-movie, più libero di sperimentare da un punto di vista registico e meno artificioso, ben più artigianale nella resa estetica.

Dai movimenti di macchina di Thomas (che si conferma ispirato soprattutto nelle sequenze horror, genere che lo ha già visto brillare, come vi raccontiamo nella nostra recensione di The Vigil) all'utilizzo sapiente e moderato di effetti speciali non particolarmente spettacolari, ma funzionali ai toni della produzione, fino ad una colonna sonora che potremmo definire sontuosa e perfettamente funzionale al progetto. Merito, d'altronde, di chi firma il comparto musicale: un certo signore di nome John Carpenter, che con le sue splendide ed ispirate vibrazioni anni Settanta contribuisce a rendere Firestarter un interessante omaggio ad un cinema orgogliosamente vintage.

Firestarter Firestarter è un riuscito mix tra horror, paranormale e cinecomic. Un adattamento intelligente di una delle storie più affascinanti e peculiari di Stephen King, che Blumhouse e Keith Thomas confenzionano con intelligenza e maestria. Non un'opera perfetta, didascalica e scolastica soprattutto nello svolgimento della trama, ma comunque ispirata sul fronte artistico e musicale. Merito della cornice da b-movie, libera e sperimentale il giusto, e delle atmosfere supereroistiche alternate all'orrore, che rendono Firestarter una piacevole sorpresa nell'offerta di questa stagione cinematografica.

7

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