Fire Squad - Incubo di Fuoco, la recensione: un inferno di fiamme e umanità

Il cinema americano celebra la squadra di pompieri Granite Mountain Hotshots, protagonista di una storia vera, appassionante e tragica.

Fire Squad - Incubo di Fuoco, la recensione: un inferno di fiamme e umanità
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Il nostro pianeta, per quanto possa apparire meraviglioso e togliere il fiato, è allo stesso tempo un posto molto pericoloso. Che si viva in città, in aperta campagna, sui monti o lungo la costa, in quanto esseri umani siamo fragili, fallibili, minuscoli di fronte alla potenza della natura (e non solo).
Quando accade qualcosa di insolito, le prime persone chiamate a soccorrerci sono sicuramente i pompieri, i vigili del fuoco, ritenuti all'unanimità eroi in tutti il mondo - poiché sempre in prima linea quando il bisogno chiama a gran voce.
Negli Stati Uniti, laddove enormi porzioni di terra sono spesso martoriate da incendi boschivi di larghe dimensioni, capaci di coinvolgere anche aree abitate, la cosa è ancora più sentita e combattere le fiamme è quasi una missione divina, una vocazione.
Nonostante quest'aura mitica, le squadre dei pompieri sono solitamente composte da persone semplici ma dal gran cuore, dal coraggio spropositato, come ci racconta con dovizia di particolari Joseph Kosinski in Fire Squad - Incudo di Fuoco.

Sudore e sacrificio

Siamo in Arizona, a poche miglia da Phoenix, letteralmente ai piedi della Granite Mountain, territorio in cui opera la squadra di pompieri locale guidata da Eric Marsh, caposquadra veterano del mestiere ma da sempre sottovalutato dai superiori insieme al suo team. Un gruppo di lavoro affiatato che ha un solo obiettivo, oltre a quello primario di proteggere la zona e gli abitanti del luogo: diventare Hotshots, pompieri di grado avanzato capaci di partecipare a operazioni di prim'ordine dalle grandi responsabilità.

Un traguardo da raggiungere con sudore e fatica, seguendo i vari codici professionali con estrema attenzione, senza compiere il minimo errore sul campo. È proprio su questo che si concentra buona parte di Fire Squad, prima che il pericolo diventi davvero insostenibile e tragico.
Il tutto inoltre non è frutto della fantasia, al contrario ciò che vediamo su schermo è accaduto davvero ai Granite Mountain Hotshots, un team di alto livello che ha sacrificato praticamente ogni cosa per il bene della comunità. Comunità che ora, attraverso questo film, ha il potere di celebrare la sua squadra di eroi e far conoscere la sua storia in tutto il mondo, anche in Italia, con l'arrivo in sala a partire dal 22 agosto.

Ritmo imperfetto

Un'opera per certi versi difficile da inquadrare, dalla esagerata durata di 134 minuti, almeno in rapporto agli eventi narrati. Gran parte del racconto mira soprattutto a far familiarizzare il pubblico con i numerosi protagonisti, uomini come tutti gli altri con delle famiglie, dei figli, delle bollette da pagare, pronti però a sacrificare il loro tempo (anche libero, talvolta) per il bene della causa, allo scoccare di ogni singola emergenza.
Oltre un'ora di visione diventa così un'opportunità per vivere all'interno di un'unità dei pompieri americana, seguendo l'addestramento dei vari elementi, le simulazioni, gli interventi sul campo, un pattern che purtroppo si ripete più volte su schermo. A ogni nuova chiamata, ogni nuovo focolaio, si pensa all'inevitabile, che il peggio stia purtroppo per arrivare, venendo regolarmente "delusi".
Bisogna attendere gli ultimi venti minuti perché gli eventi subiscano una brutale accelerata: è infatti soltanto nel finale che la forza di Fire Squad - Incubo di fuoco esplode in tutta la sua magnificenza, insieme a fiamme spostate a gran velocità da un vento inaspettato. Non abbastanza per definire il film un action, troppo doloroso perché il tutto sia bollato come una commedia: ci troviamo al cospetto di un dramma celebrativo che fa fatica a trovare il giusto ritmo, infarcito di tutti i più classici valori americani che si spinge lentamente verso l'epilogo senza guizzi di sorta, bruciando poi tutte le sue carte migliori in una manciata di secondi.
Ne viene fuori una "buona" metafora della nostra vita, passiamo decenni a crescere, maturare, metter su famiglia, dare alla luce nuove creature, per poi veder svanire tutto in pochi istanti - a causa di un errore o di semplice sfortuna, per volere del fato.

Eternamente eroi

È questo il messaggio che Fire Squad vuole veicolare attraverso gli atti eroici dei suoi protagonisti, insieme al concetto che nulla muore, tutto rinasce e si ricrea, ma soprattutto ha intenzione di omaggiare senza fronzoli un mestiere, una professione, facendo diventare universale il sacrificio di pochi, comunque membri di una grande e sacra famiglia.
Oltre al buon impianto scenico dell'atto finale, con un utilizzo funzionale del territorio lungo tutta la durata, parliamo di un'operazione che trova nei suoi interpreti le sue cartucce migliori. Josh Brolin, smessi i panni del villain di turno, si cimenta nel delicato ruolo del capitano Eric Marsh, un esempio statuario per i suoi ragazzi e un marito quasi modello, poiché anche il suo carattere possiede - come tutti - alcuni lati oscuri.
Lo sa bene Jennifer Connelly, la moglie Amanda Marsh, che da lui vorrebbe più tempo dedicato alla famiglia e un figlio da "mettere in cantiere", desideri difficili da incastrare con l'importante lavoro dell'uomo. La loro delicata storyline colora il racconto di sfumature romantiche, conflittuali il giusto per impreziosire lo script, come accade più o meno a Miles Teller/Brendan McDonough, giovane scapestrato che grazie a un bambino non voluto decide di mettere la testa a posto e arruolarsi - compiendo una sorta di percorso di redenzione tanto caro al sogno americano.
Si fanno notare anche Jeff Bridges, James Badge Dale e Taylor Kitsch, che completano un cast di stelle che fa guadagnare all'opera svariati punti - pur senza sfoggiare interpretazioni da premio. A sostegno degli attori manca però, come abbiamo lasciato intendere in precedenza, una sceneggiatura davvero originale, che non riesce a essere coraggiosa quanto i personaggi che racconta, uscendo dai soliti binari della Hollywood più scontata e capace di dosare tempi e azioni.

Una brutale sforbiciata di 25-30 minuti al copione avrebbe sicuramente giovato al progetto, che invece vince soltanto sul lato umano. I protagonisti sono ben caratterizzati, da spettatori siamo in grado di conoscere i loro vizi, manie, punti di forza e debolezze, arrivando così a empatizzare quanto basta per rimanere scottati (perdonate la pessima battuta, non voluta) nell'amaro finale.

Fire Squad - Incubo di Fuoco Ciò che Fire Squad - Incubo di fuoco guadagna grazie agli interpreti e alla caratterizzazione dei loro personaggi, perde in ritmo e coesione, con una sceneggiatura troppo sfilacciata, in grado di generare ben 134 minuti di immagini e situazioni - forse troppi. Nonostante questo, il territorio è usato in modo funzionale lungo tutta la narrazione e da spettatori si è naturalmente portati a empatizzare con i protagonisti, eroi di una storia assolutamente vera (purtroppo, alla fine dei conti). Un sacrificio di pochi che diventa quello degli interi Stati Uniti, un Paese che sa come omaggiare costantemente gli "angeli" della forza pubblica, ripagandoli del loro impegno e della loro dedizione al sacrificio

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