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Fino all'osso: la recensione del film Netflix sul tema dell'anoressia

Dopo la presentazione al Sundance Film Festival arriva su Netflix la pellicola diretta da Marti Noxon e interpretata da Lily Collins. Ecco cosa ne pensiamo

recensione Fino all'osso: la recensione del film Netflix sul tema dell'anoressia
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Ellen, ventenne dal temperamento artistico, non mangia. Ormai sono anni che rimbalza da un centro di recupero all'altro, spinta dalla matrigna Susan e dalla sorellastra Kelly, supplenti amorevoli di un padre assente e di una madre trasferitasi lontano dalla figlia e dai problemi. L'anoressia è solo il segno evidente di una ferita più profonda, una reazione fisica al disagio mentale che la ragazza non sa, o non vuole risolvere, mentre il suo corpo si consuma e dal ventre le costole fanno battaglia con la pelle grigiastra. Ellen ha toccato il fondo ma la vita le offre un'ultima opportunità: la casa famiglia gestita dal Dottor William Beckham, dove l'incontro con alcuni ragazzi affetti da disturbi alimentari e una terapia poco tradizionale la metteranno di fronte a se stessa in un percorso intimo e doloroso di ritorno alla vita.

Dalla vita alla morte e poi di nuovo alla vita

È ancora una storia tutta al femminile ad animare le stagioni cinematografiche di Netflix (dopo il buonissimo Tallulah del 2016 con Ellen Page), che dal 14 luglio ha reso disponibile sulla sua piattaforma globale Fino all'osso - in originale To the bone - film scritto e diretto da Marti Noxon, e presentato lo scorso gennaio al Sundance Film Festival. Donne in primo piano allora, come la regista che esordisce dietro la macchina da presa (la Noxon è nota come sceneggiatrice di Buffy l'ammazzavampiri) e la protagonista Lily Collins, fisicamente trasformata da un lavoro attoriale che va oltre la semplice restituzione della verità: avendo in passato sofferto di disordini alimentari, sembra aver abbracciato la vicenda di Ellen con grande empatia e dedizione, elementi che vengono fuori in ogni fotogramma e che beneficiano le sorti di una pellicola assai delicata e violenta sugli effetti dell'anoressia.

Per nulla spaventata dall'impegno morale determinato dalla tematica difficile e da quello puramente artistico che sopraggiunge con la prima esperienza in regia, la Noxon tesse un racconto di insospettabile equilibrio, tra la durezza delle immagini e la sensibilità delle parole; lo fa trattenendo quell'istinto patetico che spesso caratterizza un certo tipo di produzioni sul sociale, lasciando che l'umore nero e il carattere all'inizio sgradevole della protagonista conducano lo spettatore ad affrontare insieme a lei un viaggio di autoanalisi, di riscoperta di sé e del proprio corpo, ma soprattutto di quella voglia ormai sopita di ricominciare a vivere. Rannicchiata nel grembo della madre, in quella che è forse la scena più suggestiva e drammaticamente significativa del film, Ellen nasce di nuovo: è pronta a morire, nutrita da colei che l'ha messa al mondo, tanto è profonda la ferita, insopportabile il peso di una responsabilità, sprecata l'esistenza nelle condizioni in cui si trova.

"Il coraggio è un pezzo di carbone che non riusciamo a mandare giù"

Intorno alla prova convincente di Lily Collins, attrice che sta dimostrando una progressiva maturazione in progetti sempre stimolanti (gli ultimi, li ricordiamo, Love Rosie, Rules don't apply e Ojka), si muovono con grazia gli altri preziosi interpreti, a metà fra dramma e commedia, come Carrie Preston di True Blood nei panni della matrigna Susan, Alex Sharp in quelli di Luke (uno dei ragazzi della comunità fondamentale per la svolta emotiva di Ellen) e infine Keanu Reeves, medico e guru contro le regole. Personaggi ben scritti e resi sullo schermo con la dignità che meritano. Per questo, e le ragioni sopra esplicitate, Fino all'osso rivela al pubblico una versione meno edulcorata dell'anoressia, nel descrivere meglio di altri l'origine del problema, le conseguenze e i danni che infligge a livelli nascosti dell'animo umano. Con lo stesso coraggio della sua protagonista, paragonato a "un pezzo di carbone difficile da mandare giù", come è difficile - ma non impossibile - sconfiggere il problema. Ma alle volte basta solo guardare le cose da una diversa prospettiva e chiedere aiuto, senza vergogna.

Fino all'osso Fino all’osso rivela al pubblico una versione meno edulcorata dell’anoressia, nel descrivere meglio di altri l’origine del problema, le conseguenze e i danni che infligge a livelli nascosti dell’animo umano. Con lo stesso coraggio della sua protagonista.

6.5

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