Finché morte non ci separi, la recensione: il matrimonio che non ti aspetti

Dimenticate qualsiasi commedia romantica abbiate visto di recente, in questo matrimonio ci sarà da sputare sangue...

recensione Finché morte non ci separi, la recensione: il matrimonio che non ti aspetti
Articolo a cura di

Uno dei giorni più belli nella vita di un uomo (e di una donna soprattutto) è certamente quello del matrimonio, un traguardo che forse oggi ha perso un po' del suo appeal tradizionale ma che resta in ogni caso un appuntamento sognato da molti. Un qualcosa da ponderare con attenzione, da preparare sin nei minimi dettagli, che al di là delle apparenze, della favola d'amore fra due persone che non si lascerebbero per nulla al mondo, implica anche dettagli a cui spesso non si pensa.
Un esempio: oltre la coppia ci sono le relative famiglie, bisogna dunque fronteggiare genitori, zie, zii e nipoti che non abbiamo scelto in modo diretto, e che potrebbero avere poco o nulla a che fare con la nostra dolce metà. Sembra il ritratto spiccicato della vita di Grace, protagonista assoluta di Finché morte non ci separi, felice di convolare a nozze con il giovane Alex, rampollo della famiglia Le Domas che ha certamente le spalle coperte dal punto di vista finanziario.

Da generazioni il suo nucleo familiare vende giochi da tavolo, produce i più famosi e tradizionali board games a cui si possa pensare, motivo per cui Alex potrebbe dare più di una certezza economica a Grace. Il denaro però è l'ultima cosa a cui i prossimi sposini pensano, anzi, Alex ha davvero poco a che fare con i suoi più diretti consanguinei, li vede e li sente di rado.

Sangue traditore

Con il fratello è stata più una vita di screzi che altro, con la madre esiste una sorta di rapporto ma non è certo profondo, mentre il padre ha sempre avuto più tempo per gli affari che per Alex stesso. Il resto dei parenti somiglia poi a una manica di semi sconosciuti, i classici serpenti che saltano fuori quasi esclusivamente nelle occasioni di ritrovo coatto: il ringraziamento, Natale, i matrimoni per l'appunto.
Grace ignora quanto in realtà la famiglia Le Domas sia - a suo modo - unita, legata in modo imprenscindibile ad alcune tradizioni da cui è letteralmente impossibile rifuggire. La giovane sposa inizia a capire qualcosa solo dopo aver detto il fatidico "Si" a quello che ora è il suo nuovo marito; terminata la cerimonia però dimenticate notti romantiche o partenze alla svelta verso la luna di miele, in casa Le Domas le prime ore dopo le nozze vanno passate a fare tutti insieme un gioco da tavolo. Allo scoccare della mezzanotte ci si riunisce nel salone della casa e si pesca una carta, la quale dirà con quale divertissement si onorerà la tradizione fino all'alba. Una passione innocua in fondo, a meno che non venga pescato lo svago sbagliato...

Fuoco fuochino

Se il titolo italiano sembra portarci verso i territori della più classica commedia romantica, quello originale Ready or Not ci porta su tutt'altri binari, giocando inoltre su vari piani di significato. Che voi siate pronti o meno, a volte bisogna affrontare delle sfide che la vita ci pone davanti: dire "Si" al proprio amato davanti a un altare, accettare in modo incondizionato la sua famiglia e le sue tradizioni, partecipare a un "gioco" più grande di noi, che potrebbe costarci anche molto caro.
Finché morte non ci separi gioca costantemente sull'effetto sorpresa, meriterebbe infatti d'essere visto completamente "alla cieca", senza il supporto di trailer, foto pubblicitarie, sinossi o recensioni (certo questo è il nostro lavoro e se siete qui è anche perché vi piace curiosare e conoscere qualcosa di più su un film, potete comunque portare al cinema qualche vostro amico completamente all'oscuro di tutto e vedere come reagisce...), parliamo infatti di un prodotto che ama sovvertire le ovvietà del caso, pur creando delle fondamenta ben precise sin dal terrificante prologo.

Perché effettivamente di sangue ne scorre parecchio nel lungometraggio firmato Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, che hanno inoltre potuto usare una sceneggiatura di Guy Busick e Ryan Murphy, il genio televisivo dietro la creazione di Glee e American Horror Story, uno che di incubi ne sa a pacchi. Non prendete però Finché morte non ci separi come un film dell'orrore in piena regola perché non siamo neppure in questo campo. Come definirlo dunque?
Abbiamo più a che fare con una commedia grottesca e oscura con tinte thriller, un lavoro scorretto sino al midollo che prende in giro sia le classiche com-rom corali che gli horror che si sviluppano in ambienti chiusi, riflettendo inoltre - a suon di violenze e freddure - sull'integrità della famiglia contemporanea, sul sangue che ci scorre nelle vene (che può essere differente da quello dei nostri genitori, farci sentire tutt'altra sensibilità rispetto al mondo e alle cose che lo compongono).

Finché morte non ci separi è anche un film sulle scelte, sul libero arbitrio, su cosa siamo disposti a fare in nome dell'amore, dell'onore, del nostro stesso nome. Per concludere con le tematiche, ricordiamoci poi di essere in ogni caso uomini, imperfetti e fallibili, istintivi come qualsiasi animale predatore là fuori, disposto a tutto pur di sopravvivere in una situazione pericolosa in cui abbiamo le spalle poggiate al muro.

La casa degli orrori

Parliamo dunque di un prodotto pregno di significati, chiavi di lettura, sfumature di senso e quant'altro, tutto questo però viene a galla solo a proiezione finita, nel mentre c'è molto altro a cui badare - tipo mettersi in salvo. La narrazione degli eventi è talmente serrata che raramente si ha il tempo di fermarsi a riflettere, ciò che possiamo fare - costantemente - è agire d'istinto, cercare nuove soluzioni alle sfide che ci si presentano davanti.
Ci ritroviamo all'interno di un vortice violento e divertente la cui mattatrice è certamente Samara Weaving, interprete di Grace, che si presenta sul grande schermo non solo con una bellezza sconvolgente, anche con un carattere forte, deciso, che diventerà sempre più temprato minuto dopo minuto. In un certo qual modo abbiamo pensato a Revenge, l'opera di Coralie Fargeat con protagonista Matilda Lutz, che iniziava il suo percorso come un piccolo agnellino sperduto e finiva con il "fare il mazzo" a tutti gli uomini della pellicola. Non è certo il caso di scomodare Kill Bill, figuriamoci, avrete comunque capito di quale protagonista femminile stiamo parlando anche in questo caso. È già iconica e scult ad esempio l'immagine di Grace in abito da sposa che imbraccia un fucile e indossa una bandoliera piena di proiettili. In sneakers, perfetto emblema dell'intera produzione.

Un film magari non originale dal 100%, con idee e soluzioni prese un po' qua e un po' là nella storia dell'horror cinematografico, ma comunque in grado di divertire dall'inizio alla fine fra assurdità e follie. Samara Weaving non è inoltre l'unica pedina di valore della produzione, anche se risalta in maniera abbastanza evidente; con lei anche un Adam Brody incredibilmente ambiguo, un Henry Czerny determinato e goffo, un Mark O'Brien alle prese con i fantasmi del proprio personaggio, una Andie MacDowell eterea e quasi sovrannaturale, classica donna fatale che tutto conosce della vita, impossibile da scalfire (o quasi).
Entrare al cinema sarà come passare 95 minuti all'interno della Casa degli Orrori del Luna Park di paese, in balia delle attrazioni e del genio folle dei suoi proprietari. Riuscirete a ritrovare la via d'uscita tutti d'un pezzo?

Finché morte non ci separi Violento e dissacrante, Finché morte non ci separi racconta di un matrimonio che non ci aspetterebbe mai, o meglio di una prima notte di nozze all'insegna della tradizione, del sangue e della follia. Una Black Comedy che raramente lascia il tempo di riprendere fiato, tutto ciò che bisogna fare è correre, agire d'astuzia, chiamare aiuto - anche se quest'ultima opzione è sempre la più inefficace. Ci si ritrova infatti all'interno di una "caccia al ladro" spietata da terminare entro l'arrivo dell'alba, un nascondino ancestrale che mette sul piatto la nostra stessa vita. Fortunatamente fra le poltrone del cinema non corriamo alcun rischio, tranne quello di ridere e sorridere senza alcun ritegno o vergogna delle sfortune altrui.

7.5

Che voto dai a: Finché morte non ci separi

Media Voto Utenti
Voti: 5
8
nd