Final Destination Recensione

Un gruppo di studenti scampati a una tragedia aerea viene braccato dalla Morte in Final Destination, teen-horror apripista della saga.

recensione Final Destination
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Alex, giovane studente americano, è in partenza per Parigi con la sua classe per una vacanza studio; poco prima del decollo però il ragazzo ha una premonizione in cui vede il disastro aereo di lì prossimo ad accadere. Invita i compagni a scendere ma solo una sua insegnante e altri cinque studenti rimangono a terra, assistendo poco dopo alla tragedia: il velivolo infatti esplode in volo provocando la tragica dipartita di tutti i passeggeri. Scampati al trapasso i miracolati cominciano però ad essere vittima di strani ed inquietanti incidenti che, uno dopo l'altro, li portano comunque a cadere sotto i "colpi" della Nera Mietitrice e Alex comprende che dovrà trovare un modo per spezzarne il diabolico disegno.

La Morte non aspetta

La (relativamente) breve ma intensa stagione del teen-horror americano anni '90 - inizio nuovo millennio ha regalato diversi piccoli cult destinati a sfociare in seguiti più o meno riusciti. E' anche questo il caso di Final Destination, primo capitolo di una saga proseguita negli anni successivi con tre sequel e un prequel di alterne fortune. Diretto nel 2000 dall'esordiente James Wong e tratto da uno script pensato originalmente per una puntata di X-Files, il film segue tutte le canoniche linee guida del filone trovando però una certa originalità nella messa in scena e in una narrazione che, seppur ben prevedibile dopo l'affascinante prologo, riesce a mantenere alta la tensione fino ai titoli di coda peccando solo in un epilogo decisamente forzato e superfluo. Certo non mancano diverse ingenuità nei novanta minuti di visione, con risvolti poco verosimili e relazioni interpersonali tra il gruppo di sopravvissuti non sempre convincenti (è pure scialba la platonica love-story inserita per il pubblico adolescenziale ma senza una reale ragion d'essere), ma il discreto approfondimento psicologico (con tanto di paura di volare nel catastrofico inizio) e un ritmo sostenuto reggono bene ancora oggi, offrendoci al contempo un forse banale ma sempre accattivante discorso sul disegno del Destino che, per come viene qui presentato, sembra essere (quasi) impossibile da modificare. Le invisibili apparizioni della Morte che qui compare come giudice implacabile contro chi osò sfidarla sono realizzate per la maggior parte con trucchi fieramente artigianali che donano alle varie esecuzioni un piacevole sapore vecchia scuola, con tanto di modellini degli attori ricreati ad hoc per comparire nel momento esatto della spesso brutale dipartita. Il cast, popolato di volti giovani, alcuni popolari interpreti televisivi, fa il suo senza infamia e senza lode, con una menzione d'onore per la tenace bellezza di una giovane ma già affascinante Ali Larter e la comparsata di Tony Todd, storico interprete di Candyman (1992), qui nei panni di un impresario delle pompe funebri.

Final Destination L'elemento più spaventoso di Final Destination è che ad uccidere in quest'occasione è il Caso (o Destino come si voglia chiamare), qui forzato schiavo della Morte pronta a reclamare le anime di chi gli è casualmente sfuggito alla prima chiamata. Teen-horror tanto ingenuo quanto piacevole, il primo capitolo della saga rispecchia molti dei canoni dell'allora modaiolo filone (a cominciare dalla gestione e casting dei personaggi) con una buona dose di suspense ad aleggiare su tutti i novanta minuti di visione, popolati da dipartite in serie, realizzate in maniera più che efficace, susseguenti la tragedia iniziale che ha risparmiato il gruppo di giovani protagonisti. Un film divertente che oggi si ammanta del fattore nostalgia per chi è cresciuto in quel periodo, da non rivalutare eccessivamente ma nemmeno da riporre nel dimenticatoio.

6.5

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