Final Destination 3, la recensione del terzo capitolo della saga horror Recensione

Wendy e i suoi amici sono scampati ad una tragedia e sono ora perseguitati dalla Morte in Final Destination 3, terzo capitolo della saga horror.

recensione Final Destination 3, la recensione del terzo capitolo della saga horror
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Segna il ritorno dietro la macchina da presa di James Wong, già regista del primo capitolo, ma il terzo film del franchise horror si rivela, nonostante gli ottimi incassi (che lo resero il più redditizio fino ad allora realizzato), un titolo dalla qualità altalenante: collegato lontanamente, da citazioni e racconti di quanto avvenuto, ai precedenti film, Final Destination 3 riprende il classico plot della saga con nuovi personaggi scampati a morte certa grazie alla provvidenziale premonizione della protagonista. La bella Wendy, studentessa all'ultimo anno di liceo, ha infatti una visione di morte poco prima che lei e i suoi amici salgano sulle montagne russe del luna park cittadino; le sue urla di angoscia spingono anche alcuni degli altri ragazzi a scendere dall'attrazione prima della partenza. Il disastro annunciato vede anche la morte del fidanzato di Wendy che ora, insieme al gruppo di sopravvissuti, dovrà vedersela ancora con la morte, pronta a reclamare le sue mancate vittime.

Death is coming for all

La reiterazione di un archetipo incapace ormai di regalare troppe sorprese è il limite maggiore di Final Destination 3, con il destino dei personaggi che appare già segnato dopo la tragedia iniziale e la derivante e potenziale tensione delle numerose dipartite che, gioco-forza, viene meno. Dopo il veloce massacro introduttivo, realizzato con una buona gestione di inquadrature ed effetti speciali, il film perde così motivi di interesse tanto che anche l'ordine in cui la nera mietitrice colpirà inesorabile si fa scontato e prevedibile, almeno fino all'epilogo che, ennesimo déjà-vu, offre una conclusione più sensata rispetto al passato. A mancare nei novanta minuti di visione è il coinvolgimento empatico, deficienza dovuta soprattutto all'approssimativa caratterizzazione dei numerosi personaggi i quali si offrono, con una certa idiozia masochistica, quale carne da macello per passare a miglior vita; tolta infatti la figura di Wendy, interpretata da una convincente Mary Elizabeth Winstead, il resto dei ragazzi "condannati" non spicca per personalità, risultando figlio di banali stereotipi da teen-movie. E la realizzazione della varie morti, pur non priva di un certo ingegno nella gestione degli elementi ambientali, è in più occasioni davvero forzata, andando inoltre a recuperare fattori quali le fotografie sgranate da The Ring (2002) e altri j-horror, immortalanti il prossimo infausto destino dei Nostri, e improbabili teorie semi-complottistiche / sovrannaturali tiranti in ballo addirittura la scomparsa di Lincoln e l'attacco alle Torri Gemelle.

Final Destination 3 Un terzo capitolo che nulla aggiunge ai buoni / ottimi film precedenti, riciclante idee e situazioni senza originalità in una sceneggiatura spesso ricca di forzature e cliché: Final Destination 3 ha qualche discreto passaggio orrorifico ma nei novanta minuti di visione non regala sorprese di sorta e i personaggi, tolta la protagonista Wendy (interpretata da un'ottima Mary Elizabeth Winstead), sono privi della necessaria personalità. I buoni effetti speciali e l'ingegnosità nell'architettare alcune violente dipartite innalzano parzialmente il livello spettacolare ma il film è strutturalmente troppo debole e stereotipato per suscitare un sincero interesse.

5

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