Recensione Fiabeschi Torna a Casa

Il Fiabeschi di Andrea Pazienza ritorna al cinema coin il volto (e per la regia) di Max Mazzotta

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Alla soglia dei quarant'anni l'irriducibile nullafacente Enrico Fiabeschi (calabrese d'origine e romagnolo d'adozione) fa ritorno nella sua Calabria, più precisamente nella località di Cuculicchio, dove ritroverà intatta la malia di un sud dove il tempo sembra essersi fermato tra bagordi e cortese amicalità. Senza aver concluso granché nella Bologna che lo ha 'avuto suo ospite' per tanti anni, avendo frequentato vanamente il DAMS e avendo infine messo a repentaglio anche la storica relazione con Anna, Fiabeschi torna dunque in quel luogo chiamato casa, in cerca di un nuovo indizio (o inizio) che possa riaprirlo al senso della vita. Un uomo fondamentalmente incapace di prendere qualunque cosa sul serio, fatta eccezione per le adorate Canne, le uniche per cui sarebbe davvero in grado di mettere anche a repentaglio la propria vita; la figura di un giovane fuoricorso partito per cercare fortuna in quel di Bologna che si rispecchia ora nella disillusione di un adulto restio agli oneri della maturità, nondimeno costretto a contemplare il simbolico uroboro del proprio percorso di vita. Eppure, proprio in quella Calabria immobile e refrattaria al cambiamento dove ancora si gozzoviglia ma si pensa sempre alla soluzione di una vita altra (o altrove) Fiabeschi s'imbatterà nell'importanza della voce del silenzio e di una donna che dietro al suo apparente mutismo sa essere emozione pura, così come nell'assoluta necessità di trovare una casa interiore, un luogo intimo e personale dove il desiderio di quattro mura tangibili tra le quali abitare lasci il passo al tesoro insostituibile di un luogo costruito nel tempo e in nessun modo scalfibile da ‘agenti' esterni. Il luogo della propria sensibilità ed emozionalità.

Nato dalla strabiliante matita di Andrea Pazienza il personaggio di Enrico Fiabeschi, perenne fuoricorso e ‘fuori-vita' nonché esempio perfetto di una generazione nata ed esauritasi nei moti di ribellione degli anni ‘70, era stato già portato per la prima volta sullo schermo nel 2002 da Renato De Maria, all'interno di un lavoro filmico (Paz!) che includeva però anche altri personaggi ideati da Pazienza come l'indolente Pentothal e il teppista Zanardi. In questa sorta di spin off che si concentra invece su Fiabeschi e sul suo ritorno a un passato sempre più contingente, Max Mazzotta (già nei panni di Fiabeschi nel 2002) riveste il doppio ruolo di regista e interprete, accentrando l'opera filmica sulla mimica fumettistica (l'uso di un iper-espressionismo visivo e di un contatto diretto con il pubblico attraverso i dialoghi direttamente in camera) e che già nel film del 2002 aveva fatto del personaggio di Fiabeschi forse il volto più accattivante. Eppure, dalla fragmentazione di Paz! alla maggiore fluidità della struttura narrativa di Fiabeschi torna a casa, l'operazione filmica perde buona parte del suo impriting fumettistico per veleggiare invece verso la classica commedia all'insegna della disavventura ambientata in un sud gozzovigliante e ‘arretrato', caciarone e sempre pronto alla ribalta del successo, quale che sia la sua origine. Nel processo di sviluppo narrativo svanisce dunque parte dell'originalità del personaggio, la cui verve e i tic tendono a perdersi all'interno di una struttura più lineare e sotto più di un punto di vista troppo poco originale. Operazione che ricalca da vicino l'appeal ‘popolare' delle opere in stile Checco Zalone, in cui l'humus culturale tipicamente meridionale fa da sfondo alle disavventure di un antieroe perlopiù incapace di relazionarsi con il mondo circostante, le cui casuali azioni 'eroiche' finiscono per essere sempre il frutto del suo argomentato ‘fallimento' morale e spirituale.

Fiabeschi torna a casa Max Mazzotta interpreta e dirige Fiabeschi torna a casa, sorta di spin off del film Paz! del 2002 di Renato de Maria tratto a sua volta dalle opere di Andrea Pazienza. Nel tentativo di tradurre su schermo le caratterizzazioni del personaggio ideato dal fumettista Andrea Pazienza, Max Mazzotta realizza una commedia classica sulle contraddizioni di un sud ancora legato a vecchi stereotipi ma profondamente attratto dalle modernità incarnata dal nord. Qui e là si ride anche ma del Fiabeschi di Pazienza resta poco o nulla, a parte il baffo irriverente, il sorriso beffardo e una canna sempre a fior di labbra.

5.5

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