Ferrari: un mito intramontabile, Daryl Goodrich racconta la storia delle Rosse

Il mito della scuderia Ferrari raccontato tramite le testimonianze dei piloti che lo hanno reso celebre negli anni Cinquanta.

recensione Ferrari: un mito intramontabile, Daryl Goodrich racconta la storia delle Rosse
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Nel mondo delle corse automobilistiche nessun nome è più iconico di quello delle Scuderie Ferrari: non esiste appassionato che non abbia sognato almeno una volta di guidare una vettura identificata dal cavallino rampante. Perché Ferrari è un simbolo di eccellenza, un sinonimo di successo, un mito che si è costruito nel corso degli anni, non senza sacrifici e grazie soprattutto alla persona di Enzo Ferrari, che è stato in grado di trasformare il sogno di un ragazzino in qualcosa di molto più grande. Ed è proprio alla sua figura che è dedicato il docu-film Ferrari: un mito immortale, che è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e che sarà disponibile in DVD e Blu-ray dal 6 Dicembre.

Tutto per una macchina

Gli Anni 50 sono stati decisivi per il mondo delle gare automobilistiche: sono ricordati come i più emozionanti, i più adrenalinici e soprattutto i più pericolosi. Tutti volevano entrare a far parte di questo mondo, piloti, imprenditori, appassionati e persone di tutti i sessi ed età che semplicemente si sentivano terribilmente attratti dal fascino della velocità. Un periodo bellissimo e allo stesso tempo orribile per chi in questo mondo ci ha vissuto, respirandone l'aria sempre un po' satura di polveri e fumo, e che ogni giorno doveva dimostrare il proprio valore correndo sulle piste senza sapere se sarebbe mai arrivato vivo alla fine della competizione. Sembra essere proprio la pericolosità del mestiere del pilota a dirigere il lavoro del regista di Ferrari: un mito intramontabile: Daryl Goodrich focalizza la sua narrazione sull'intera decade, dividendo la sua storia in capitoli identificati dai diversi anni, e costruendo la figura di Enzo Ferrari attraverso immagini di repertorio e i racconti di chi, proprio in quegli anni, ha lavorato al suo fianco e puntando il dito su quanto, questa collaborazione, abbia spesso portato alla morte degli stessi. Ferrari viene spesso descritto come un dittatore subdolo, più interessato al benessere delle proprie automobili che dei suoi collaboratori, disposto a qualsiasi cosa pur di dimostrare la sua supremazia e posizionarsi sul gradino più alto del podio. Un talent scout eccellente, costantemente alla ricerca del pilota che lo avrebbe portato al vittoria, che preferiva alimentare una costante competizione tra i suoi uomini e sconsigliava categoricamente che essi stringessero rapporti di amicizia o di qualsiasi altra natura, pur di non perdere la concentrazione necessaria per vincere. Per Enzo Ferrari le corse erano tutto e pretendeva la stessa assoluta dedizione anche dai suoi piloti, persino dai più promettenti come Peter Collins e Mike Hawthorn. Sono po' loro due a fare da filo narrativo di tutto il documentario, che segue gli avvenimenti cruciali delle loro carriere e come si sono intersecate con l'evoluzione della scuderia e con la persona di Enzo Ferrari: per loro tutto era diverso, con loro tutto era diverso... eppure la loro storia è finita nello stesso identico modo di quella di tutti gli altri.

Competere per la vittoria

Enzo Ferrari è un personaggio iconico che ha saputo costruire uno dei più grandi miti delle corse automobilistiche e che Ferrari: un mito immortale cerca di presentare a un pubblico più vasto, non solo di appassionati di Formula Uno, attraverso il più classico dei documentari. Tutto fila secondo le regole e il regista non azzarda nessun escamotage visivo o comunicativo che possa far provare allo spettatore la stessa adrenalina tanto esaltata dalle parole dei piloti chiamati a fare da voce fuori campo del progetto, narratori acustici di accompagnamento a vecchi filmati di repertorio, montati per cercare di dare un senso cronologico ed emotivo alla storia. Daryl Goodrich si lascia forse trasportare un po' troppo dai racconti dei piloti, senza però riuscire a trasformarli in qualcosa di universalmente emozionante, riconoscibile e percepibile da un pubblico più vasto di quello degli appassionati di automobilismo. Si percepiscono le basi per una grande storia, accennata, pallidamente visualizzata, ma scarsamente raccontata.

Festa del Cinema di Roma 2017 Ferrari: un mito immortale è sicuramente un pezzo importante da aggiungere nella collezione di documenti degli appassionati di Formula Uno e punta l'attenzione su una delle icone più grandi di una generazione. Ne mette in risalto i pregi e soprattutto i difetti, esaltando l'immensa passione di Enzo Ferrari e sminuendo il suo lato più umano, sottolineando invece quanto fosse difficile essere un pilota della sua scuderia in quegli anni, decisivi non solo per il successo di Ferrari ma anche per tutta una serie di modifiche e cambiamenti avvenuti nel mondo delle corse automobilistiche. Il problema è che, nonostante i 90 minuti di racconti e testimonianze, al termine del documentario si ha la sensazione di non aver scoperto abbastanza, di aver sentito lo stesso concetto ripetuto un po' troppe volte e non essere riusciti a sfruttare al meglio le potenzialità di un personaggio e di come sia riuscito a trasformare la sua storia in mito.

5.5