Fast and Furious 8: la recensione del film con Vin Diesel Recensione

Una nuova sfida è in arrivo per la squadra, la più importante. La posta in palio è alta. Ma stavolta, Dom è il nemico.

recensione Fast and Furious 8: la recensione del film con Vin Diesel
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Luca Chiappini Luca Chiappini è un divoratore del web, studioso e appassionato di cinema e serie tv, di tecnologia e in generale di tutto ciò che è nerd. Ama viaggiare il mondo attraverso i festival: è stato in giuria della sezione Classici al festival di Venezia nel 2013 e, fra gli altri, è stato ai festival di Tokyo, Berlino e Cannes. E’ anche videomaker e programmatore di siti web, a tempo perso. Cercatelo su Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn.

Ormai hanno segnato una generazione: i muscolosi giganti buoni che conducono spericolate missioni su auto truccate sono arrivati all'ottavo film in 16 anni. Praticamente un film ogni due anni, e per ogni Millennial, a prescindere dal gusto e dal giudizio, Fast and Furious è di fatto un prodotto generazionale. Ci eravamo lasciati con la scena strappalacrime del saluto fra Dominic e Brian in Fast and Furious 7, con l'ultima apparizione cinematografica di uno dei due storici protagonisti della saga, Paul Walker. In molti credevano che quel finale avrebbe sancito la chiusura della saga su quattro ruote, ma si sbagliavano: i motori sono pronti a ruggire, nuove sfide sono in agguato, il NOS è pronto... insomma, "la famiglia" è tornata! Con un cast ricchissimo e pronto ad affrontare temi nuovi, fortemente contemporanei, il nuovo Fast and Furious riserva più di una sorpresa, camuffata sotto la veste di blockbuster internazionale.

La sfida più importante

L'apertura è idillica: Dom (Vin Diesel, la colonna portante della saga) e Letty (Michelle Rodriguez, altro personaggio ‘storico' e che gli spettatori si sono abituati a conoscere anche per Lost e Machete), sono in luna di miele a Cuba. Tutto sembra scorrere per il meglio, secondo ogni consueta luna di miele: un po' di sano turismo, una bella camera d'albergo e una corsa clandestina fra i vicoli dell'Avana con uno dei boss locali, Rico Santos, fra veicoli in fiamme e NOS in retromarcia. Ma i guai sono sempre dietro l'angolo: la bella Cipher compare a distruggere questo quadretto di perfezione, e in mano ha qualcosa con cui ricattare Dom per metterlo al proprio servizio, contro la sua stessa squadra. Per "la squadra" si prepara la più difficile delle sfide: in ballo ci sono pericolosissimi marchingegni come l'EMP (in grado di mettere fuori uso l'intero impianto elettrico di una città) e armi nucleari. E in più, stavolta, avranno Dom come avversario, imprevedibile e temutissimo. Luke Hobbs (Dwayne Johnson), abbandonato il lavoro come coach calcistico di una squadra di ragazzine, tiene le redini di ciò che resta della squadra: Letty, l'hacker Ramsey, Roman e Tej. Ma l'agente Petty (Kurt Russell) sa che per reggere la competizione con Dominic Toretto ci vuole ben altro: è l'ora di richiamare "i cattivi", è ora di collaborare con vecchie conoscenze. E quella conoscenza è il letale inglese Deckard Shaw (Jason Statham), che chiude questo incendiario ensemble di duri fatti di muscoli, teste pelate e piedi pesanti sull'acceleratore.

Da Cuba alla Russia

Fast and Furious non delude le attese: nonostante abbia quasi due decenni sulle spalle, la nuova creatura della serie trasuda spettacolarità e formidabili scene d'azione. E contiene più di qualche messaggio politico fortemente intriso di contemporaneità, a cominciare dalla luna di miele a Cuba: i tempi dell'embargo sembrano ormai lontani, e lo storico riallacciamento diplomatico fra Washington e l'Avana sembra traslato metaforicamente in Dom, che riesce a conquistarsi il rispetto del ‘duro' locale. Non mancano i cliché e le Chevrolet Impala, ma questo inserto cubano sarebbe stato impensabile fino a pochi anni fa ed è quasi storico. D'altra parte, nel lungo viaggio del film fra Cuba, Berlino, New York e i ghiacci dell'estremo oriente russo fino a Vladivostok, impegnati a gestire armi nucleari e a ricordare le responsabilità delle superpotenze, i richiami alla guerra fredda sono ben più di uno e la trama sembra quasi un commento e un avvertimento allo scenario contemporaneo, visto il periodo delicato e le tematiche che tornano calde sulla scena internazionale. D'altra parte, le scene più puramente in stile Fast and Furious si perdono, e di fatto resta solo la corsa iniziale fra le strade cubane: il resto delle action scene sono quasi più legate a un confronto tecnologico di codici che all'esperienza sul campo, al combattimento o alle corse fra auto. Anche in questo il nuovo F&F sembra lanciare un profetico grido di allarme, con l'hackeraggio di una pericolosa flotta di veicoli driverless, lo spionaggio attraverso le videocamere di mezzo mondo e le informazioni sensibili in mano alle persone sbagliate. La spettacolarità certo non manca, in un film che passa dalla pioggia di automobili dal cielo fino a una fuga sui ghiacci inseguiti da un sottomarino della Cold War.

Il tutto condito da un cast spettacolare, fra le vecchie presenze (Vin Diesel, vero volto della saga, Michelle Rodriguez, l'amatissimo Dwayne Johnson dal sorriso buono), navigati attori dello star system (Charlize Theron e Helen Mirren, per dirne due), i duri per antonomasia come Jason Statham, fino addirittura ad arrivare a una serie di prestiti da Game of Thrones: Nathalie Emmanuel e Kristofer Hivju ci riportano con la mente a Danaerys e a Jon Snow. E con più di un omaggio riservato a Paul Walker. Ma il rammarico c'è per un pathos costruito poco efficacemente, in cui la nuova e interessante dinamica di un Dom nemico della squadra sembra non essere stata sfruttata adeguatamente. Allo stesso tempo, probabilmente sarebbe stato più efficace se lo spettatore fosse stato all'oscuro del ricatto teso a Dom, rendendo tutta la trama molto più sorprendente e imprevedibile.

Fast & Furious 8 Nonostante la grande assenza di Paul Walker e qualche inciampo a livello di costruzione della tensione, il nuovo film di Fast and Furious soddisfa le attese e si dimostra contemporaneo, al passo con i tempi e in grado di mescolare spettacolarità, automobili e la sua tipica esagerazione nelle scene action, insieme a note di comicità e risate, e a un discorso critico su tecnologie, spionaggio di dati e rapporti fra le superpotenze. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti, in un blockbuster machista ma che riserva più di una critica acuta alla contemporaneità. E il viaggio in quattro tappe, Cuba-Berlino-New York-Russia, è un allegorico viaggio fra vecchi e nuovi rancori, fra echi della guerra fredda e nuove sfide della scena internazionale. Il pericolo è sempre in agguato, e la spia d’allarme passa sotto mentite spoglie: in questo caso, passa attraverso le automobili che sfrecciano fra le strade di Fast and Furious. Piacevole, godibile e in definitiva più interessante del previsto.

7

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