Fantasy Island, la recensione del nuovo film di Jeff Wadlow

La serie cult anni '70 sbarca al cinema tramite un adattamento in cui ogni buona intuizione è forse sprecata da una regia oltremodo svogliata.

recensione Fantasy Island, la recensione del nuovo film di Jeff Wadlow
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Immaginate di poter approdare su di un'Isola tropicale e vivere per un weekend la vostra fantasia più ricorrente: cosa desiderereste fare? È questo che vende Fantasy Island di Mr. Roarke (Michael Pena): la possibilità di entrare nei sogni più intimi e reconditi che si pensava di non poter realizzare mai. L'opportunità, magari, di porre rimedio agli errori del passato, di dare pace a un rimorso costante per delle decisioni sbagliate. Una vacanza a Fantasy Island significa divertirsi e partecipare a una sorta di seduta terapeutica: è l'ospite a scegliere cosa fare, mentre Mr. Roarke impalca misteriosamente in diversi angoli dell'Isola gli elementi per soddisfare le fantasie.

Ci sono però delle regole, due delle quali estremamente importanti. La prima è che ogni vacanziere può vivere una sola fantasia, mentre la seconda è che una volta cominciato "il viaggio", questo deve essere portato a termine lungo il suo naturale sviluppo, che non sempre rispecchia i sogni dei protagonisti. Quando Melanie (Lucy Hale), Elena (Maggie Q), Randall (Austin Stowell) e i fratelli Bradley (Ryan Hansen) e Brax (Jimmy O. Yang) si incontrano a Fantasy Island, al bar dell'Hotel, sono tutti emozionati di poter finalmente realizzare i loro desideri, finché una volta iniziati questi non prendono una piega decisamente spaventosa e inaspettata, bloccandoli letteralmente all'interno di una fantasia rivelatasi spietata.

Tante idee, poco risultato

Per chi non ne fosse a conoscenza, il nuovo progetto cinematografico targato Sony Pictures e diretto da Jeff Wadlow (Kick-Ass 2, Obbligo o verità) è un adattamento dell'omonima serie cult anni '70 che vedeva protagonista nei panni di Mr. Roarke il mitico Ricardo Montalban. Lo show era un "procedurale" dove in ogni episodio si assisteva alla fantasia di uno o più ospiti dell'Isola, che venivano spesso realizzate grazie ad attori e trucchi scenici pensati dal tenutario del resort, vero padrone di casa che ricopriva la parte di una sorta di voce della coscienza lì presente per impartire anche delle lezioni morali ai diversi personaggi approdati. E frequentemente, le fantasie dei vacanzieri divenivano pericolose soprattutto a causa della negligenza o della protervia degli ospiti interessati.
Nel trasporre un concept tanto intrigante e stranoto, Wadlow (anche co-sceneggiatore) ha scelto un approccio nettamente più thriller e orrorifico, ammodernando i toni della serie per avvicinarli alle produzioni di genere a budget ridotto. Tante idee sono estremamente valide, vicine e rispettose dello show originale, come ad esempio la presenza di Mr. Roarke come pedina morale della storia, anfitrione con uno sguardo onniscente sui percorsi della varie fantasie. Michael Pena regala anche un'interpretazione interessante nella sua misteriosa risolutezza, nonostante non riesca minimamente ad avvicinarsi al fascino e al carisma di Montalban.

A suo modo articolato è anche l'intreccio della trama, che muta ed evolve con il procedere delle molteplici fantasie, eppure sono le interpretazioni dei protagonisti e la regia svogliata di Wadlow a costituire il più grande problema di Fantasy Island, che si rivela un adattamento generalmente mediocre con un utilizzo assolutamente sbagliato di scale musicali e montaggio, atti ad architettare una tensione che in verità scema velocemente e ha poco mordente sul pubblico.
Assurdo che poi un quarto della sceneggiatura sia composto dalla ripetizione insistita della parola "fantasia", sempre in bocca ai protagonisti, costantemente inserita in ogni scena o passaggio narrativo.

Fantasy Island diventa presto ridicolo e ridondante, ma forse è un elemento fallato e fisiologico di uno sbaglio ben più grande, quello di pensare di poter creare un intreccio complesso (e persino valido in alcune scelte drammatiche) senza mettere impegno creativo nell'impalcatura della forma e nella profondità del contenuto. Sony Pictures e Wadlow volevano provare a incrociare Inception e Lost in un film di un'ora e mezza con cinque protagonisti da presentare e giustificare in una storia con almeno due importanti ribaltamenti.
Neanche a dirlo, Fantasy Island non si avvicina minimamente ai due progetti sopra citati, mostrando invece una deludente superficialità produttiva. Un gran peccato e uno spreco terribilmente irragionevole di potenziale che rende questa trasposizione cinematografica un piccolo incubo per gli appassionati della serie originale e dei film di genere, dove persino l'elemento fantastico è gestito e inserito nel contesto narrativo con una frivolezza creativa disarmante. La fantasia più ricorrente una volta usciti dalla sala sarà quella di non essere mai entrati a vederlo.

Fantasy Island L'adattamento cinematografico dell'omonima serie cult anni '70 scritto e diretto da Jeff Wadlow si rivela fallimentare soprattutto a causa di una regia spesso svogliata, che incontra un montaggio e una sceneggiatura non sempre all'altezza del loro potenziale. È un film dove ogni buona idea (e ce ne sono) viene ridimensionata e rovinata dalla mediocrità produttiva del progetto, quando poi si voleva provare a trasporre lo show in un titolo moderno e di genere con uno sguardo a Lost e Inception. Niente di tutto questo, ovviamente, ma soltanto un'ora e mezza di tensione inesistente e ribaltamenti narrativi distrutti dall'interno da una fiacchezza formale ed espositiva davvero ingiustificabile.

4.5

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