Recensione Fantastic 4 - I Fantastici Quattro

Cronistoria di un caso limite: Josh Trank, la sua personale visione della famiglia supereroistica più famosa dei fumetti Marvel, lo sforzo produttivo inadeguato e il chiacchieratissimo risultato finale.

recensione Fantastic 4 - I Fantastici Quattro
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Il genio, solitamente, si manifesta già in giovane età. Così è anche per Reed Richards, dedito a rudimentali esperimenti di fisica applicata e ingegneria fin da piccolo. I risultati sono spesso disastrosi, ma nascondono il seme di grandi scoperte: e dopo anni di tentativi promettenti ma infruttuosi, il ragazzo riesce a costruire il prototipo di una macchina per il teletrasporto funzionante, grazie all'aiuto del volenteroso e leale (per quanto meno brillante) amico fraterno Ben Grimm. Dopo qualcosa come un decennio di sperimentazioni, tuttavia, nessuno sembra aver fiducia nel "trabiccolo" di Reed, ritenuto poco più che un gioco di prestigio. Almeno fino all'arrivo del Dottor Franklin Storm, scienziato a capo di un importantissimo progetto militare per conto del governo degli Stati Uniti. Sotto l'egida di Storm e con la collaborazione dei due figli dell'uomo (la diligente Susan e il riluttante e scavezzacollo Johnny) e del brillante ma sregolato Victor von Doom, il nostro riesce infine a focalizzare i propri sforzi al raggiungimento di un importante obiettivo: riuscire a giungere in una dimensione parallela sconosciuta ma a quanto pare ricca di potenzialità inesplorate. Ma un grave incidente durante la prima missione sul "Pianeta Zero" cambierà biologia e morfologia dei cinque ragazzi e farà acquisire loro incredibili e potenzialmente devastanti abilità... è la nascita dei Fantastic 4 e del loro acerrimo nemico, Doctor Doom.

Un destino sfortunato

Nel mercato cinematografico attuale, di cosiddetti 'cinecomic' ne escono svariati ogni anno: il box office sembra premiarne la maggior parte, ma gli imprevisti sono sempre dietro l'angolo. Tra le pellicole appartenenti al genere uscite nel 2015, quella più chiacchierata, nel bene e nel male, è stata alla fine Fantastic 4 - I Fantastici Quattro, nuova iterazione di uno dei franchise Marvel più storici e amati ma, al contempo, anche il più sfortunato in assoluto per quanto riguarda la sua sorte al di fuori della carta stampata degli albi. Tralasciando le sporadiche apparizioni animate e in campo videoludico, la "famiglia" più famosa della Casa delle Idee ha infatti visto, negli ultimi vent'anni, altre tre pellicole precedenti a questa odierna di Josh Trank: la prima, realizzata nel 1994, fu nient'altro che una Ashcan copy, ovvero un film realizzato all'unico scopo di mantenere i diritti di produzione. Si trattava di un film raffazzonato, realizzato dalla Constantin Film anche grazie all'impegno (altalenante, si direbbe) del mitico Roger Corman, che alla fine non vide mai distribuzione né nelle sale né, tantomeno, in Home Video. Dieci anni dopo sembrava la volta buona: nel 2005 Tim Story portò con relativo successo di pubblico la sua versione della storia (che vedeva tra gli interpreti anche Jessica Alba e il futuro Captain America, Chris Evans), a cui diede un seguito due anni dopo. Seguito in realtà fallimentare nel tentativo di mantenere l'attenzione del pubblico sul super-gruppo, dato che al di là di qualche interessante intuizione sia il primo capitolo (con villain principale il Dottor Destino) che il secondo (che vide l'arrivo di Silver Surfer) lasciarono formalmente scontenti gli appassionati e vennero sonoramente spernacchiati dalla critica.

Marvel, we have a problem

E questo ci porta dritti dritti a Fantastic 4 - I Fantastici Quattro, come dicevamo chiacchieratissimo reboot della saga ad opera del talentuoso (?) e giovanissimo Josh Trank, che in tanti aveva stupito nel 2012 con Chronicle, storia a sfondo supereroistico che aveva sì i suoi problemi, ma presentava un approccio abbastanza interessante al genere, unendolo a quello dei found footage in maniera intelligente. A tre anni di distanza e dopo innumeverevoli polemiche da parte di pubblico e addetti ai lavori (la maggior parte delle quali, c'è da dire, anche piuttosto puerili) ecco che finalmente possiamo ammirare il risultato finale del regista anche nel nostro Paese. Noi l'abbiamo visto con qualche giorno d'anticipo sulla data italiana a Londra, in un cinema di Leicester Square, lontani dall'ambiente delle anteprime stampa, e abbiamo riflettuto molto su cosa scrivere in questa recensione, perché questo è un caso assolutamente particolare. Negli ultimi anni diversi film supereroistici hanno subito tagli e riscritture in corsa (il secondo Avengers, il secondo The Amazing Spider-Man, Ant-Man, giusto per fare qualche nome) ma gli effetti, per quanto altalenanti, non hanno alterato la sostanza dei film: li hanno solo resi migliori o peggiori delle premesse, a seconda dei casi. Cose come tagliare un sub-plot, aggiungere/togliere qualcosa o addirittura subire un cambio di regista non sono riusciti a creare scompiglio tanto quanto è successo con i F4. Cos'è accaduto realmente? Se seguite regolarmente la nostra rassegna stampa, avrete letto di come Trank si sia comportato in maniera bizzarra e di come i produttori non siano riusciti, in un certo qual modo, a seguire il progetto con la dovuta attenzione e mano ferma. Da ciò scaturisce un film che è palesemente frutto di un collage "postumo" al lavoro svolto dal regista, aggiungendo scene di raccordo per "mettere una pezza" ai punti più oscuri della trama -tagliandone altre situazioni nel frattempo- e traghettarla verso il finale. L'effetto patchwork si nota: dalla durata totale del film allo svolgimento poco canonico, al semplice fatto che nel corso della storia accada in realtà molto poco, soprattutto dal punto di vista delle scene d'azione. Poche, per niente spettacolari e ben coreografate, anzi abbastanza banali: sono forse l'aspetto più deludente del film, che non propone scontri interessanti e dà in pasto allo spettatore effetti speciali piuttosto poveri.
Ed è un vero peccato, perché, al di là dei preconcetti e delle trivialità da fanboy (il colore della pelle di Johnny o il fatto che la Cosa non indossi i pantaloncini, per dire) Fantastic 4 - I Fantastici Quattro aveva tante, tantissime potenzialità. Potremmo partire dagli interpreti: Kate Mara è richiestissima ultimamente, Jamie Bell è un piccolo prodigio e Miles Teller e Michael B. Jordan sono lanciatissimi (e non sarà certo l'insuccesso di questo film a frenarli). Pur non brillando particolarmente, reggono bene la prova e sono inaspettatamente adatti ai loro personaggi. Personaggi che sono ripresi, di peso, dalla versione Ultimate, con tutte le loro caratteristiche salienti. E una buona dose di introspezione, purtroppo un po' latente nell'approfondimento... ma gli spunti erano sostanziosi. La prima parte del film è esemplificativa, e presenta in maniera ottimale i personaggi di Reed e Ben, il loro rapporto e la loro personalità. Si vede che la base di un progetto solido c'era, ma si è ben presto deviati in favore "d'altro" che mirasse semplicemente al chiudere il capitolo nella maniera più indolore possibile. Vedasi le premesse e la risoluzione sul personaggio di Von Doom. Ma si nota anche che il film è scevro di umorismo fuori luogo, che i dialoghi hanno una certa coerenza e, in una trama globalmente coesa, avrebbero reso alla grande. Però, purtroppo, qualcosa è andato storto in casa FOX.

Fantastic 4 - I Fantastici Quattro Fantastic 4 - I Fantastici Quattro sembra, a conti fatti, il film di montaggio di una serie televisiva, con tutti i difetti che conseguono a questo tipo di operazioni. Con la differenza, sostanziale, che si tratta di un lungometraggio “originale” per il cinema. Non è un film riuscito, su questo non ci piove. Ma non è un film brutto per i motivi addotti da molti (che magari non l'hanno neanche visto e parlano per partito preso) e che riguardano questioni più o meno frivole: è un titolo che non funziona perché, palesemente, regista e produzione hanno cominciato a costruire un playset con gli stessi mattoncini da costruzione senza mettersi d'accordo... e, proseguendo con la nostra metafora, a un certo punto i mattoncini sono finiti e i nostri sono rimasti a metà dell'opera. I padroni dei mattoncini hanno mandato via il compagno di giochi discolo e hanno completato il villaggio dei pirati per come potevano, forse senza più alcuna voglia di creare qualcosa di bello e funzionale. Il risultato finale è un'astronave a cui mancano pezzi fondamentali, dato che è costruita coi pezzi del set dei pirati. E ora, con quest'astronave, non ci vuole giocare nessuno, e inserirla nel playset dedicato agli X-Men è sempre più difficile. Cosa ne sarà del futuro del franchise? Non lo sappiamo. Sappiamo solo che il film ha un rating molto, molto basso in giro per la rete, che è diventato un capro espiatorio al di là di meriti e demeriti e sta scontando il carissimo prezzo delle ambizioni distorte del suo regista. E valutarlo con un semplice “numero” in fondo alla recensione ci sembra riduttivo, proprio vista la sua genesi. Non ci sentiamo di unirci al coro di chi grida al “più brutto cinecomic di sempre”, ma, chiaramente e onestamente, non si può consigliare la visione di un così grande spreco di potenzialità.

5

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