Fan Girl: recensione dell'inquietante dramma filippino su Netflix

Una giovane adolescente ha finalmente l'opportunità di conoscere il suo attore preferito, le cose però non vanno come aveva sognato.

Fan Girl: recensione dell'inquietante dramma filippino su Netflix
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Al Far East Festival 2021 è stato presentato anche Fan Girl, il nuovo film di Antoinette Jadaone: la famosa regista filippina, ben lontana dal cinema d'essai estremo alla Lav Diaz e più presente in quello mainstream - avendo diretto uno dei film di maggiore incasso nella storia del cinema filippino, That Thing Called Tadhana - torna con un graffiante dramma di stampo vagamente polanskiano proiettato in anteprima mondiale al Tokyo International Film Festival e già disponibile su Netflix.
Il tema, come si può evincere già a partire dal titolo, è quello dell'idolatria spropositata e dell'ambiguo rapporto che lega i fan alle loro star: spesso e volentieri il culto della fama ha alimentato il cinema e le sue opere, e da Misery non deve morire a A Star is Born, dal cult The Fan di Tony Scott al classico Viale del Tramonto e Bling Ring di Sofia Coppola, non sempre l'immagine pubblica che il mondo dello spettacolo dà del divo corrisponde poi a quella privata, quella che esiste dietro le facciate erette per alimentarne il mito.
Con tratti onirici, molta crudezza e poca ironia, la Jadaone con Fan Girl allestisce un'allegoria sul passaggio all'età adulta nelle Filippine di oggi per un'opera più schematica che appassionante, ma dotata comunque di alcuni spunti forti.

Realtà vs aspettative

Neanche fosse basata sul celebre meme/tormentone delle aspettative messe a confronto con la realtà, Fan Girl racconta la storia di una studentessa di sedici anni (interpretata da Charlie Dizon) e della sua cotta adolescenziale per la superstar rubacuori Paulo Avelino (vera star del cinema filippino che interpreta una versione romanzata di se stesso). La protagonista, approfittando di un'apparizione pubblica dell'attore in un centro commerciale, riesce a infilarsi nel retro del suo pick-up e andare segretamente via con lui al termine dell'evento.
Calata la notte, però, come d'incanto (un incanto oscuro, e la componente di realismo magico nel film è molto forte nonostante la Jadaone non la palesi mai concretamente) la ragazza si ritrova in una casa ignota e anonima, spoglia e col catenaccio sul cancello, e soprattutto in compagnia di un altro Paulo Avelino, non la superstar che credeva di conoscere in tutto e per tutto ma un individuo ambiguo, solo vagamente somigliante a quello che le sorride dai poster affissi al muro della cameretta.
Ormai finita "al di là dello specchio", la curiosa protagonista inizia a esplorare l'inquietante magione deserta e insieme a essa a svelare la verità dietro il "nuovo" Paulo.

Chiaramente in cerca dell'ambiguità di opere come L'inquilino del terzo piano, ma senza la forza visiva, la chiarezza d'esposizione e la capacità tutta polanskiana di trasformare la quotidianità in allegoria e l'allegoria in incubo, Fan Girl sembra voler ragionare sulla differenza tra immagine artefatta e realtà materica mentre, allo stesso tempo, tratteggia una metafora delle Filippine contemporanee, dove le maree dei sogni delle nuove generazioni si infrangono contro gli scogli di una realtà amara.

Quasi un coming-of-age riassunto nei modi e nei tempi del kammerspiel, il film mostra il passaggio all'età adulta della protagonista che prima dei titoli di coda sarà costretta dagli eventi a maturare una concezione più fredda e cinica della sua esistenza.
In questo è centrale il personaggio di Paulo, che emblematicamente inizierà la ragazza in diverse tappe obbligate dell'adolescenza.
Ecco quindi la prima birra condivisa, e poi la prima sigaretta smezzata, seguita dal primo spinello e dall'immancabile "prima volta". Proprio il tema del sesso, di cui il film è intriso (la pudicizia viene scacciata fin dalle primissime scene, quando la regista mette a favore di camera il dettaglio di un fallo inquadrato nel momento di urinare), spiega meglio di altri il rapporto tra i due personaggi e la metamorfosi della protagonista da adolescente incantata a donna consapevole.
Il rapporto sessuale con la star del cinema viene infatti anticipato da un sogno (con chiaro riferimento all'autoerotismo, certamente altra prima esperienza) nel quale l'atto carnale viene rappresentato con una poesia del tutto assente dalla crudezza che invece dominerà il rapporto reale.
Anche la regia imposta le due scene diversamente: quella del sogno viene raccontata tramite un montaggio parallelo e colorata con luci evidentemente extradiegetiche (per sottolineare la natura romantica immaginata dalla protagonista), quella reale invece avviene all'interno di un'unica inquadratura fissa, gelida, che assiste impassibile a un rapporto tutt'altro che dolce, ai limiti del brutale (e che in patria ha scatenato non poche polemiche).
Insomma un'opera che ha i suoi assi nella manica e qualche colpo vincente, ma che rimane lontana dai modelli ai quali evidentemente si ispira e a cui aspira.

Fan Girl Tra dramma da camera e coming-of-age, allegoria e horror psicologico, Fan Girl è l'inquietante storia di una ragazzina filippina costretta dalla concretezza brutale della vita a svegliarsi di punto in bianco dai suoi "sogni rosa" e iniziare a guardare alla realtà con occhi diversi. Molto polanskiano ma senza arrivare ai livelli d'efficacia di un'opera come L'inquilino del terzo piano, riesce a stabilire un'interessante dialettica tra sogno e realtà utilizzando i trucchi cinematografici per distanziare i due universi, sebbene spesso lo faccia con non poche dosi di elementarità.

6.5

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