La Famiglia Ideale Recensione: una commedia non certo originale su Netflix

Arantxa Echevarría realizza una commedia derivativa, che recupera da quanti più film possibile senza capire dove realmente voglia andare a finire.

La Famiglia Ideale Recensione: una commedia non certo originale su Netflix
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La fantasia arranca a tal punto che persino trovare un titolo originale sta diventando complicato per la commedia spagnola su Netflix (a proposito, se siete alla ricerca di altre comedy iberiche vi rimandiamo alla nostra recensione di Un amore di mamma). In originale distribuito come La familia perfecta, il secondo lungometraggio di Arantxa Echevarrìa viene adattato in italiano come La famiglia ideale, forse per non rischiare di sovrapporsi alla commedia di Paolo Genovese Una famiglia perfetta (ecco qui la recensione di Una famiglia perfetta) e tantomeno al canadese Guida alla famiglia perfetta. Arrivata su Netflix l'11 maggio dopo la distribuzione al cinema, esclusivamente in Spagna, questa pellicola soffre il desiderio di voler attingere quanto possibile da diversi topoi del genere e di citare altri capolavori internazionali, finendo per non comprendere nemmeno più quale strada intraprendere e in che direzione andare.

Ti presento i Fotter?

Madrid fa da palcoscenico alla divisione sociale che intercorre tra la famiglia di Pablo (Gonzalo Ramos) e quella di Sara (Carolina Yuste). Lui è un avvocato vestito di tutto punto, figlio del celebre astronomo Ernesto (Gonzalo de Castro) e di Lucia (Belen Rueda), casalinga che si è dedicata per anni alla filantropia e all'organizzazione di tutto ciò che riguarda il lavoro del marito; lei è una insegnante di fitness in una palestra della quale ambisce diventare socia ed è figlia di Miguel (Jose Coronado), un intagliatore di ebano, e Amparo (Pepa Aniorte), la prima donna a guidare un pullman di 14 metri, entrambi semplici, poco colti e costretti a condividere l'appartamento con un figlio completamente sconnesso dalla realtà.

Pablo e Sara decidono di annunciare sin da subito che convoleranno a nozze, trovando l'approvazione dei genitori di lei, ma non quella di Lucia, donna austera che desiderava per lui un futuro molto più aulico. L'ansia è altissima ed è facile ritrovarsi dinanzi a una versione spagnola di Ti presento i miei, senza un Ben Stiller mattatore e privati anche delle sue gag che resero celebre l'incontro tra Greg Fotter e Pam Byrnes. Tra l'altro, proprio la scena del meeting tra le due famiglie avrebbe potuto creare quello stallo alla messicana di botte e risposte, non diciamo à la Almodovar o à la Polanski in Carnage, ma quantomeno un tentativo l'avremmo apprezzato. In tutto questo appare passivo e poco caratterizzato il personaggio di Pablo, succube ancora dell'approvazione dei suoi genitori e spaventato da ciò che potrebbe scatenare l'annuncio delle nozze con Sara. A sorprenderci, in un plot twist leggermente inaspettato, è invece la liaison che si va a creare tra Lucia e Miguel, creando un nuovo motore all'intera commedia.

In che direzione va la risata?

Tutti i personaggi che appaiono ne La famiglia ideale, con un titolo che non ci aiuta nemmeno a capire a cosa si stia riferendo, data l'inesistente amalgama tra i due nuclei che si fondono fino a crearne uno solo, sono superficiali e approssimativi.

Persino di Ernesto, celebre astronomo, finiamo per non sapere nulla, se non della sua totale incapacità a rapportarsi a una vita normale, quasi come se fosse un beone calato dal cielo in un mondo terreno che non gli appartiene. Di Lucia, che a lungo andare diventerà centrale e fulcro dell'intero interesse della pellicola, scopriamo dettagli interessanti, che ci potrebbero far appassionare a un personaggio che nasconde tante debolezze e incertezze in sé, passionale, ma anche confusa, sebbene figlia di una inadeguatezza dell'avanzamento narrativo. Ci sono tre cambi di registro durante l'intera commedia: tre momenti in cui ci troviamo a osservare altrettanti film diversi, tutti senza mordente e con dei cliché iperbolici. Si parte dall'incontro ansiogeno per poi finire al matrimonio rovinato dopo esser stato costruito in uno schiocco di dita, tra la scelta di un fiore e la visita a una chiesa, per arrivare, in conclusione, a Lucia che si gode una nuova vita, da regina del quartiere popolare nel quale si trasferisce, scoprendo una nuova normalità. Tutto proposto in maniera molto fiacca, con pochi scambi interessanti tra i vari ruoli, che quasi mai riescono a farci sorridere in maniera genuina.

Cifre stilistiche incerte

La famiglia ideale prova anche a costruire diversi registri di comicità, così da provare ad accontentare tutti: quello più demenziale e forse rivolto ai giovani è relegato al fratello di Sara, personaggio abbastanza urticante e ininfluente nell'ecosistema del cast, un DJ squinternato doppiato in maniera confusa e incapace di esprimersi con frasi di senso compiuto, forse per trasmetterci anche uno stereotipo poco gradevole della sua figura. A Ernesto, invece, viene affidata quella comicità più balorda, nel suo rapporto, incomprensibile e ingiustificabile, con una domestica asiatica scontrosa, ma anche nel modo di gestire l'intimità con la moglie, nei confronti della quale non è chiaro cosa provi.

Tutte le idee che creano le fondamenta del titolo sono mutuate da altri film, da altre opere che sono passate alla storia e che, probabilmente, Echevarrìa pensava di poter riproporre sotto forma di remake in Spagna, convinto che il suo lungometraggio sarebbe rimasto relegato a una piccola comunità, forse cresciuta in una bolla. Il risultato è una pellicola che arranca a più riprese, che contiene al suo interno un numero non giustificato di sottotrame e che ci restituisce anche dei personaggi abbozzati, privi di mordente e incapaci di farci scendere a compromessi con il regista.

La famiglia ideale Nell'ecosistema della commedia spagnola La famiglia ideale si colloca in quel potpourri di riferimenti e di tentativi di remake che non riesce a dare lustro al genere e nemmeno alla fantasia iberica. In un misto tra Ti presento i miei e il desiderio di esaltare la differenzia culturale tra due famiglie, recuperando quegli stereotipi che in Italia Luca Miniero ha cavalcato fino a quindici anni fa, l'intera pellicola soffre di una incertezza di fondo che le impedisce di prendere una direzione unica e perseguirla fino alla fine. Un vero peccato, soprattutto per alcuni dei protagonisti che avrebbero meritato un palcoscenico più appagante sul quale esibirsi.

4

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