Falling, la recensione: Viggo Mortensen firma la sua prima regia

La star de Il signore degli anelli debutta alla regia con Falling - Storia di un padre, dramma nel quale interpreta anche il ruolo del protagonista.

Falling, la recensione: Viggo Mortensen firma la sua prima regia
Articolo a cura di

L'esordio alla regia di un attore - specie per quelli famosi - è sempre da attendere con pizzichi di eccitazione, dato che generalmente l'idea è quella di lasciarsi alle spalle l'aura da star e l'autostrada del successo per arrampicarsi lungo i pendii scoscesi di opere rischiose o, nei casi più eccezionali, addirittura folli.
È sempre anche molto divertente cercare di individuare a quale regista quell'esordiente si sia ispirato di più nel mettere insieme il proprio film, e nel caso di Falling di Viggo Mortensen, disponibile al cinema, è impossibile non tornare immediatamente al recente e acclamato Green Book di Peter Farrelly, ultimo lungometraggio con protagonista la star de Il signore degli anelli di Peter Jackson a uscire prima del suo esordio alla regia.

Un esordio che non brilla per originalità e difficilmente riuscirà a farsi ricordare, ma che nasconde comunque svariati punti di interesse e riesce a presentare lo stile chiaro, semplice e per certi versi classico adottato da questo inedito Viggo Mortensen regista.

Falling: storia di un padre e di un figlio

Il film è un dramma familiare che racconta la storia di John Petersen (Viggo Mortensen), un omosessuale che vive a Los Angeles con il compagno Eric (Terry Chen) e la loro figlia adottiva Monica (Gabby Velis).

La trama si innesca quando suo padre Willis (Lance Henriksen), molto anziano, decide di lasciare la sua fattoria e andare a vivere proprio a casa del figlio.
Il vecchio non ha intenzione di trascorrere i suoi ultimi anni di vita da solo, ma la decisione avrà un grosso impatto su John e sulla sua famiglia, che si ritroveranno a fare i conti con il suo carattere duro e conservatore.
Falling - Storia di un padre è quindi un film semplice sulle complesse circostanze di mondi totalmente opposti che improvvisamente collidono.
La tematica al centro del film, quella della tradizione messa a confronto con l'innovazione, quella del conservatorismo contro il progressismo, serve a Viggo Mortensen per parlare di umanità, e il suo discorso si muove su note di grande ed educata leggerezza.

L'approccio umile della messa in scena e della recitazione trattenuta esprime proprio questa leggerezza, intesa come "tatto" e "vicinanza" ai personaggi, e Mortensen - da attore - sceglie di prediligere la seconda alla prima, dal momento che in questa storia d'amore padre-figlio non sempre corrisposto e di persone incapaci di cambiare, a emergere maggiormente è la bravura del Viggo Mortensen attore, la cui presenza è ben più troneggiante rispetto a quella un po' anonima e senza un vero punto di vista impattante del Viggo Mortensen regista.

Al quale si deve però dare atto della capacità (e anche dell'intelligenza, ovviamente) di aver saputo calibrare il doppio ruolo di questa piccola produzione, un buona la prima che gli ha permesso di "scomparire" dietro la macchina da presa per brillarci davanti.

Falling - Storia di un padre Un “buona la prima” per l'inedita versione del Viggo Mortensen regista, che sembra aver guardato molto al suo ultimo film Green Book di Peter Farrelly per l'esordio dietro la macchina da presa. Come il dramma vincitore dell'Oscar - ma senza la particolare e distintiva forza evocativa da "neo-Kammerspiel" di The Father - Falling si concentra sui propri personaggi ricercandone l'umanità più profonda e quantomai nascosta da rimpianti e decenni di incomunicabilità, col Mortensen regista che si limita a svolgere il suo ruolo con semplicità e precisione nel tentativo di far emergere le massime capacità del Mortensen attore: l'obiettivo sembra a tutti gli effetti questo, e lo si può dire centrato in pieno.

6.5

Che voto dai a: Falling - Storia di un padre

Media Voto Utenti
Voti: 2
6.5
nd