Recensione Falene

Teatro cinema e teatro la commedia noir firmata da Andrés Arce Maldonado

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Sembra, da un po' di tempo a questa parte, essere tornato in auge quel cinema d'impianto teatrale che riduce all'osso l'azione per concentrarsi invece sulle parole, un cinema costruito su una dialogica che ruota attorno a situazioni più o meno surreali, scatenate dall'effetto detonatore di eventi passati (Carnage) o dall'attesa crescente di eventi futuri (Falene). Un film, quest'ultimo, che ricorda molto lo schema narrativo del Beckettiano Aspettando Godot, inserito nella cornice di un'attesa prolungata e proteso verso un'effimera meta, che scorre in bilico tra il viscerale realismo in cui vengono calati i personaggi (persone culturalmente povere che parlano in un verace dialetto barese e hanno una visione della vita molto limitata) e il tono quasi assurdo dei loro discorsi, tutti proiettati verso la luce di quella Ville Lumiere che sognano disperatamente di raggiungere.

Né qui né altrove. Una notte a Bari

A Bari cala il tramonto, sta per sopraggiungere la notte, e come due Falene attratte dalla luce del cambiamento e della ‘dolce vita parigina', due amici quarantenni (Paolo Sassanelli e Totò Onnis) escono nel buio della notte per ritrovarsi nella grigia atmosfera del porto, in uno scenario screpolato in cui cominceranno a dialogare, quasi insensatamente, della loro vita (scialba) e di quella illusoria fuga - dalla triste realtà che li circonda - verso una Parigi idealizzata, mai vissuta e sempre solo immaginata. Si ritroveranno a parlare del senso della cultura (quando entrambi hanno a malapena finito le medie e brancolano nel buio di una inconsapevole esistenza), della Traviata e di Prévert, e infine del motivo per cui si sono ritrovati a farneticare in quel cantuccio del porto di Bari, in attesa di fare il ‘colpo' che cambierà (o almeno dovrebbe cambiare) loro la vita, catapultandoli in una nuova vita parigina fatta di donne e cibi raffinati, mucchi di soldi, e quella felicità che lì a Bari (una città cupa e descritta in una straniante illusione che sembra estrapolata da un romanzo di Carofiglio) appare lontana anni luce. In attesa del colpo, dunque, i due amici faranno emergere dai loro deliranti dialoghi sé stessi e l'opacità di una vita che sembra spegnersi di minuto in minuto, e che va riaccesa con un inaspettato e coraggioso colpo di coda.

Il cinema della speranza

Distribuzione Indipendente si è data terribilmente da fare per far uscire questo film (come ci tiene a precisare il produttore Giovanni Costantino) realizzato grazie alle sole forze dell'autofinanziamento e che verrà distribuito nei cinema d'essai grazie a una capillare e indipendente attività di distribuzione. Un film che nasce da un trafiletto di giornale (una vicenda di cronaca) elaborato in uno spettacolo teatrale (in napoletano) dalla brillante penna dell'ischitano Andrej Longo e poi riadattato perché ne uscisse fuori un film in dialetto pugliese. Un'operazione ardita ma interessante che trae il suo valore aggiunto dall'ottima base drammaturgica in cui si muove la storia, dallo straordinario affiatamento di Paolo Sassanelli e Totò Onnis che riescono con le loro interpretazioni a sfumare il teatro dell'assurdo in amara (eppure talvolta esilarante) realtà, e infine dall'ottima colonna sonora, a cura del talentato musicista Francesco Forni, che ben si fonde con l'atmosfera sognante in cui è immersa l'opera (atmosfera sottolineata anche dai divertenti intermezzi musicali in stile fumetto). Poco più di un'ora di film in presa diretta (campo e controcampo) volutamente sgrammaticato a livello registico e che manca di un suo sensibile imprinting cinematografico, ma che riesce ciò nonostante nel tentativo di trasporre il linguaggio teatrale sul grande schermo, mantenendo intatte (molto) l'intimità del palco e (in parte) la spendibilità del prodotto filmico. Un prodotto senza dubbio di nicchia e mancante di una sua indole cinematografica (poche e piccole le intuizioni registiche) che non mancherà però di sorprendere quel pubblico sempre affascinato dai prodotti costruiti in una (quasi) stasi visiva che lascia spazio al climax dialogico.

Falene Pur privo di una solida consapevolezza filmica, lancia un segnale di possibilità alternative questo Falene, realizzato da un piccolo team di persone mosse dalla grande passione per il cinema, che si presenta come un prodotto a metà tra cinema e teatro sensibilmente spostato verso quest’ultimo per la mancanza di una solida cifra cinematografica. Si tratta ciò nonostante di un lavoro costruito sulla pregnante base drammaturgica messa in piedi dallo scrittore Andrej Longo e ben rappresentata dalla sinergia attoriale di Paolo Sassanelli e Totò Onnis. Non resta dunque che attendere le prossime proposte di distribuzione indipendente prossimamente in uscita: il film-favola SaGràscia (11 novembre), e Inti-illimani (25 novembre), un documentario sul gruppo musicale cileno.

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