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Eterna domenica, la recensione del film originale Netflix

Anabel riceva la visita della figlia, abbandonata quando aveva solo otto anni, che le chiede di trascorrere dieci giorni con lei.

recensione Eterna domenica, la recensione del film originale Netflix
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L'anziana Anabel vive nel lusso insieme al marito, un uomo d'affari argentino, e alla figlia Greta. Tutti sono però ignari che la donna, diversi anni prima, abbia in realtà avuto un'altra figlia, Chiara, la quale è stata abbandonata insieme al padre quando aveva solo otto anni.
Questa, ormai quarantenne, si ripresenta - sotto le mentite spoglie di cameriera - a un'elegante cena organizzata da Anabel, che sin da subito la riconosce. In Eterna domenica, l'unica richiesta di Chiara alla genitrice non riguarda risarcimenti milionari in denaro, bensì la disponibilità a trascorrere dieci giorni insieme nella casa d'infanzia, situata in un piccolo villaggio dei Pirenei Francesi.
Dopo un'iniziale rifiuto, Anabel accetta e, nonostante le iniziali diffidenze, comincerà ben presto a conoscere meglio quella bambina lasciata al suo destino tanti anni prima.

La perdita dell'innocenza

Uno sguardo nell'abisso di nietzschana memoria, trasfigurato qui nella cavità di una misteriosa roccia dalla forma umanoide, elemento scenografico dai toni vagamente mystery che catapulta, nell'affascinante prologo, la più giovane delle protagoniste nel recupero del rapporto con l'anziana madre che la rinnegò quando era soltanto una timida e impaurita bambina.
Questa produzione originale Netflix è tutta impostata su un gioco di tempo e prospettive, da immortalare nell'eternità dei ricordi come ben sottolineato dall'intelligente rumore del click fotografico che anticipa/prosegue alcuni passaggi chiave di questo dramma a due, che si alterna tra dolcezza e amarezza e conduce a un finale inaspettato che mette lo spettatore di fronte a un etico tema, complesso e contemporaneo, spesso indagato dalla Settima Arte.
Ed è proprio lo straniante senso di attesa che caratterizza la maggior parte dei centoventi minuti di visione, in uno sguardo tipicamente autoriale di narrazione sospesa che trova forza nelle affascinanti immagini (gli specchi, elemento chiave, sono al centro di alcune delle sequenze più suggestive), un modo per nascondere un ritmo a tratti pedante e compiaciuto, scelta dichiaratamente voluta che potrebbe respingere un certo tipo di pubblico.
Eterna domenica gioca con lo spettatore cinefilo, con tanto di quiz poi svelati sull'identità di una nota attrice figlia d'arte, e accompagna l'intensa narrazione con una colonna sonora a base di violino che ben si adatta alle riprese aeree di una natura selvaggia che, come testimoniato dall'incisivo epilogo, osserva immobile il destino degli uomini nel continuo, e spesso doloroso, ciclo della vita.

Eterna domenica Due donne, madre e figlia, il cui rapporto è andato in frantumi quando la più giovane aveva solo otto anni. Su questo senso di disperata attesa gioca il cuore filmico di Eterna domenica, una sorta di dramma sospeso nel tempo in cui anche la riappacificazione deve attraversare nuovi e insormontabili ostacoli per ritrovare quel senso di necessaria e dolorosa pace. Il regista Ramón Salazar sfrutta appieno l'affascinante sfondo ambientale, con toni quasi mystery, attraverso uno stile raffinato fatto di lunghi silenzi e immagini lente che giocano con il senso della prospettiva, lasciando che le emozioni di questo contrastato rapporto acquistino forza con l'inesorabile passare dei minuti, conducente al necessario, amaro, epilogo.

7

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