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Estraneo a bordo: recensione dello sci-fi Netflix di Joe Penna

Dopo Arctic, Joe Penna si dimostra un regista emergente da tenere assolutamente d'occhio con il thriller fantascientifico Estraneo a bordo.

Estraneo a bordo: recensione dello sci-fi Netflix di Joe Penna
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Il regista brasiliano Joe Penna sembra avere un'idea di cinema immediata, per certi versi pura, di grande pragmatismo e impatto: la si era già potuta notare in maniera sistematica nel survival movie Arctic con protagonista Mads Mikkelsen ambientato tra i ghiacci del circolo polare artico, ma con Estraneo a bordo dilaga in tutta la sua decisione e chiarezza al punto da spingere di diritto il suo nome nella lista dei giovani autori da tenere d'occhio.
Un classe '87 che ha praticamente assaggiato tutti i campi possibili dell'audiovisivo - nasce come musicista, ma partendo da YouTube approda prima nel mondo della pubblicità e poi in quello della televisione - che qui si dimostra in grado di ribaltare una premessa sci-fi semplicissima, per certi versi banale e ai limiti dell'assurdo, per trasformarla - come riesce a fare solo il cinema di serie b più dignitoso - in un thriller dai risvolti drammatici fortissimi, colmo di idee, schiacciato da una pesantissima carica di dubbi morali e risolto da un finale vibrante e pragmatico.

Il peso dell'ossigeno

Estraneo a bordo è uno sci-fi puro e semplice che racconta la storia di una spedizione spaziale diretta dalla Terra verso Marte, allo scopo di studiare il pianeta rosso e capire se un giorno potrà ospitare finalmente l'umanità. L'equipaggio - e quindi il cast di protagonisti - è formato da tre astronauti: il comandante Marina Barnett (Toni Collette), il biologo Kim (Daniel Dae Kim, celebre volto di Lost) e la ricercatrice medica Levenson, interpretata da Anna Kendrick.
La scena iniziale ha tutto di quel pragmatismo cui abbiamo accennato nell'introduzione, quasi dieci minuti all'interno della cabina di pilotaggio dalla quale la macchina da presa di Penna non esce mai, se non a giochi fatti.
Era già accaduto in First Man di Damien Chazelle: Hollywood sembra sempre più interessata agli uomini e meno alla magnificenza dei razzi che essi guidano (ormai quelli possiamo vederli comodamente su Everyeye Tech).
Ma una volta in orbita cambia tutto: i tre infatti rinvengono all'interno della navicella un clandestino, un ingegnere del supporto al lancio (interpretato da Shamier Anderson) che durante i lavori ha perso i sensi, è rimasto ferito e soprattutto non ha fatto in tempo a lasciare il razzo.
Ora la nave spaziale pensata per tre persone deve ospitarne quattro per un viaggio di due anni, ma la matematica dice che le riserve di ossigeno non basteranno per tutti.

Accettata l'assurdità casistica dell'incidente che costringe il quarto personaggio a bordo della nave, Estraneo a bordo diventa minuto dopo minuto un thriller fantascientifico originale e letteralmente "a perdifiato".
Ciò che stupisce, al di là dei riferimenti visivi più o meno colti e azzeccati (il più evidente quello ad Alien, con tantissime carrellate a precedere nei corridoi dell'astronave con lo stesso taglio di inquadratura del film di Ridley Scott) è la capacità con la quale Penna infonde atmosfere e toni hitchcockiani per stabilire una dialettica continua tra personaggi e spettatori.
Chi guarda da un certo punto in avanti sarà trascinato così tanto all'interno della storia, della navicella, da iniziare a tenere conto di ogni respiro emesso dai quattro personaggi.

Ogni parola, ogni singolo inspirare ed espirare farà diminuire l'ossigeno a disposizione dei protagonisti, e più la narrazione andrà avanti più il fiato sarà corto e pesante, e più il fiato sarà corto e pesante più lo spettatore sentirà salire la tensione del film e l'oppressione provata dai personaggi.
A sostenere questa idea ci sarà un forte lavoro di sound design e soprattutto tante altre idee, come quella geniale di far sentire sui corpi dei personaggi la gravità artificiale dello spazio.
Se Gravity di Alfonso Cuarón, che pure utilizzava il respiro di Sandra Bullock al posto delle lancette dell'orologio, ragionava sul senso di fluttuazione eterna e sul movimento senza soluzione di continuità come maggior pericolo dello spazio, Estraneo a bordo fa pesare tantissimo ogni sforzo fisico, al punto da spingere lo spettatore a immaginare i muscoli flessi e il sudore che cola sotto la tuta da astronauta, mai così ingombrante.

Stowaway Con il suo secondo film, il regista brasiliano Joe Penna si conferma un talento da tenere d'occhio per il futuro. Da una premessa ai limiti della sospensione dell'incredulità, l'autore riesce a cavarne fuori un thriller fantascientifico ineccepibile, tutto concentrato sui personaggi e pochissimo sulla magnificenza dello spazio, e soprattutto in grado di far sentire il peso e la fatica dello sforzo fisico richiesto da un ambiente extra-terrestre che solitamente questo tipo di cinema racconta in ben altro modo. Estraneo a bordo è disponibile su Netflix.

8

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