Recensione Essere John Malkovich

Riscopriamo insieme l'esordio cult del regista Spike Jonze e dello sceneggiatore Charlie Kauffman, inverosimile commedia fantastica con John Cusack, Cameron Diaz e, naturalmente, mr. Malkovich

recensione Essere John Malkovich
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Sarebbe bello poter entrare sia nella mente di Spike Jonze che in quella di Charlie Kauffman, per poter comprendere al meglio il doppio genio che ha portato alla nascita di Essere John Malkovich, film cult del 1999 diretto dal primo e sceneggiato dal secondo, entrambi all'esordio nei rispettivi settori. Al momento però ci tocca la sola, comunque intrigante, possibilità di entrare, filmicamente parlando, in quella del famoso attore hollywoodiano citato appunto nel titolo. Titolo fondamentale per comprendere al meglio la successiva carriera di due delle personalità più fuori dagli schemi del cinema contemporaneo. Il primo, ormai affermato e apprezzato regista consacrato dal recente successo di Her / Lei (pellicola anch'essa lontana dagli imperanti stereotipi odierni), il secondo sceneggiatore/produttore di successo capace di firmare un altro classico del nuovo millennio quale Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry. Prima collaborazione (in seguito venne il sottovalutato Il ladro di orchidee, con un sorprendente Nicolas Cage) tra i due artisti, questo film con John Cusack e Cameron Diaz ha ottenuto subito grande attenzione da parte di cinefili e non, con la candidatura a tre premi Oscar (oltre a quella di Catherine Keener per attrice non protagonista, le "ovvie" per regia e sceneggiatura) e la consacrazione a vero e proprio cult movie.

Una bambola di nome John

Craig, un burattinaio che non riesce a trovare lavoro, è sposato con Lotte, ossessionata dalla passione per gli animali (e la loro casa è piena di esemplari di diverse specie). In cerca di un impiego, Craig viene assunto come archivista alla LesterCorp, un'azienda molto particolare situata al settimo piano e mezzo di un grattacielo di New York. Qui il nuovo arrivato conosce la bella Maxine, della quale si innamora perdutamente, purtroppo per lui non ricambiato. Dopo qualche giorno Craig scopre, nascosta dietro un mobile del suo ufficio, una misteriosa porticina che conduce ad un passaggio per entrare nella testa di John Malkovich e provare per un breve periodo ad essere come il noto attore, prima di essere catapultati "dal cielo" nei pressi di un casello autostradale. Fiutato il possibile guadagno, Craig e Maxine decidono di aprire un vero e proprio business sul passaggio, mentre Lotte sviluppa, dopo averlo provato anch'essa, una vera e propria ossessione...

L'insostenibile leggerezza dell'essere

Commedia nera sporca, volutamente non amabile, sulla crisi dell'identità nel mondo moderno e sulle ambizioni di ottenere e/o vivere il successo, non importa in quale modo, Essere John Malkovich è un'opera affascinante e fuori dagli schermi, che sfrutta nel migliore dei modi il virtuoso script di Kauffman e la genialità visiva di Jonze, capace di creare sequenze assai suggestive: dalla scena in cui Malkovich si trova faccia a faccia con centinaia di sé stesso alla sfrenata corsa di Lotte e Maxine nell'inconscio dell'attore, il film è ricco di invenzioni e citazioni (qualcuno ha detto Brazil?) in grado di addolcire anche i passaggi più cupi e intensi della narrazione, che di certo non latitano nelle due ore di visione. Con una graffiante ironia intinta nella satira più pungente, regista e sceneggiatore optano per vie sofisticate ma appassionanti, capaci di mantenere alto il mordente fino alla fine nonostante alcuni "WTF" moments spiegati con sin troppa leggerezza. Perché se rimane comunque una favola bizzarra e straripante, la pellicola guarda con un certo sguardo cinico alla società (di allora e di oggi) contemporanea e alla voglia di celebrità che cova -in chi più e in chi meno- nella maggioranza delle persone. In quest'intelligente apogeo dell'assurdo, ricco di camei (dal Charlie Sheen in "carne e ossa" a interventi pseudo-documentaristici di Sean Penn, Brad Pitt e David Fincher) e ventate di sana cattiveria morale, a muoversi con maggior disinvoltura sono un'irriconoscibile Cameron Diaz e la femme fatale di Catherine Keener, non a caso candidata alla Statuetta.

Essere John Malkovich Certo si ride, ma si ride amaro in questo riuscito mix di commedia fantastica e pseudo-dramma sull'identità, incentrato su un incipit tanto inverosimile quanto affascinante. Black humour sguazzante, a tratti piacevolmente cattivo, e un'originalità visiva e narrativa di prim'ordine fanno di Essere John Malkovich un doppio esordio importante per due autori di spicco del cinema contemporaneo, capaci già alle prime armi di creare un'opera fresca e fuori dagli schemi.

7.5

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