Recensione ESP 2 - Fenomeni Paranormali

Le presenze son tornate!

recensione ESP 2 - Fenomeni Paranormali
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Fin dai tempi dell'osannatissimo The Blair witch project - Il mistero della strega di Blair (1999), diretto a quattro mani da Daniel Myrick ed Eduardo Sánchez e finalizzato a far passare per vera una mai avvenuta strage di innocenti per mano di forze malefiche, non pochi sono stati gli esperimenti horror da grande e piccolo schermo costruiti alla maniera del falso documentario, meglio conosciuto con il sostantivo mockumentary.
Potremmo citare la riuscita saga iberica zombesca [rec] oppure l'inspiegabilmente tanto amata (più dal pubblico che dalla critica) serie Paranormal activity, il cui grande successo non solo ha provveduto a farla proliferare di anno in anno, ma ha anche contribuito a far nascere diverse operazioni su celluloide analoghe.
Tra le quali, senza alcun dubbio, una delle meno disprezzabili rimane ESP - Fenomeni paranormali (2011), concepito a quattro mani da Stuart e Colin Vicious sotto pseudonimo Vicious Brothers e riguardante la troupe di uno show televisivo che si occupa di caccia ai fantasmi impegnata, sotto la guida di Lance Preston alias Sean Rogerson, ad addentrarsi nell'ospedale psichiatrico abbandonato di Collingwood, dove da anni vengono segnalati alcuni fatti inspiegabili.

Alex Wright project

Una delle meno disprezzabili soprattutto perché, a differenza della maggior parte dei suoi predecessori, volti spesso a chiudere bruscamente proprio quando il vero divertimento horror sta per iniziare, riservava la sua ultima parte alle uccisioni dei diversi protagonisti, tra vasche colme di sangue ed una memorabile, disgustosa sequenza che vedeva un ratto trasformarsi nel pasto di uno dei personaggi.
Sequenza che, a modo suo, viene riproposta anche in questo sequel di cui i Vicious Brothers firmano soltanto la sceneggiatura per lasciare il timone di regia a John Poliquin, esordiente dietro la macchina da presa, ma con alle spalle una carriera di assistente alla produzione in titoli quali Vita da camper (2006) di Barry Sonnenfeld e Snakes on a plane (2006) di David R. Ellis.
Sequel incentrato sulla figura dello studente di cinema Alex Wright, il quale, con le fattezze del Richard Harmon visto, tra l'altro, ne La vendetta di Halloween (2007) di Michael Dougherty, è talmente ossessionato dal film ESP - Fenomeni paranormali, a quanto pare tutto vero e non opera di finzione, da arrivare a organizzare insieme ad alcuni amici una visita nell'ospedale psichiatrico di cui sopra.

ri-vero come la finzione

Quindi, mentre la prima parte d'attesa appare dedicata proprio alla preparazione della "missione" che viene messa in atto da Alex, oltretutto impegnato a girare scene horror che omaggiano, tra gli altri, i lungometraggi di paura degli anni Ottanta e il torture porn alla Saw, è lo stratagemma del film nel film a trovarsi alla base di un secondo capitolo che sembra anche divertirsi a sfoggiare un certo citazionismo cinefilo proto-Scream (1996).
Secondo capitolo che, tra camera continuamente mossa e interruzione improvvisa delle sequenze, mantiene il succitato stile da mockumentary del capostipite; rispetto al quale, però, riesce forse nell'impresa di risultare addirittura superiore, pur limitandosi a ripeterne la mattanza progressivamente inscenata in mezzo a soggettive notturne ed immancabile confessione in video.
Perché Poliquin non solo dimostra di saper gestire a dovere la macchina da presa, ma, supportato da lodevoli effetti speciali, non annoia neppure lo spettatore nel ricorrere a tutt'altro che leggeri momenti di violenza e a creature che, una volta tanto, svolgono dignitosamente il proprio lavoro di regalare spaventi.
Mentre, con un'ultima situazione posta al termine dei titoli di coda, la quasi ora e quaranta di visione non sembra celare neppure più di tanto un certo attacco all'esagerata ossessione nei confronti della Settima arte.

ESP 2 - Fenomeni Paranormali Diretto dai Vicious Brothers, ESP - Fenomeni paranormali (2011) raccontava di una troupe televisiva alle prese con pericolose entità maligne all’interno di un ospedale psichiatrico abbandonato dalla cattiva fama. Con John Poliquin al timone di regia e gli autori del capostipite alla firma della sceneggiatura, questo secondo capitolo ha per protagonista uno studente di cinema ossessionato dal primo, tanto da spingersi anch’egli, insieme a un gruppo di amici, nel lugubre nosocomio. Quindi, pur giocando con lo stratagemma del film nel film, l’insieme riprende bene o male la struttura e le situazioni del suo apprezzabile predecessore, rispetto al quale, però, oltre ad apparire gestito decisamente meglio per quanto riguarda il ritmo narrativo, manifesta il pregio di saper sfruttare in maniera divertita e adeguata il citazionismo cinefilo. E le occasioni per spaventarsi non risultano affatto assenti.

6.5

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