ROMA 2014

Recensione Escobar: Paradise Lost

Non tutti i criminali sono uguali. E Pablo Escobar non è certo come tutti gli altri.

Recensione Escobar: Paradise Lost
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Pablo Emilio Escobar. Forse ai più giovani tra voi questo nome probabilmente non riporta alla mente nulla, ma altri lo connetteranno subito all'influente personaggio politico colombiano, che per anni è stato visto come il salvatore della Patria e che poi si è rivelato, come spesso accade, essere dedito a loschi traffici (in questo caso, di droga)... con tutte le conseguenze sociali che questo comporta. Nato nel 1949, nel 1991 ha acconsentito a consegnarsi alla polizia, ma non è rimasto dietro le sbarre a lungo. "Tutti hanno sentito parlare di Pablo Escobar", dice il regista Andrea Di Stefano, "ma nessuno sa davvero chi sia". Per questo lo ha scelto come protagonista del suo film Escobar - Paradise Lost, che ne racconta la storia usufruendo di un punto di vista diverso dal solito. Il regista non vuole analizzare le sue malefatte politiche o i suoi tratti mafiosi, quanto più vedere Escobar sotto un punto di vista più umano, soffermandosi maggiornmente sulle conseguenze che le sue azioni hanno sugli amici e la famiglia, che sulla natura delle stesse. Era un criminale, ovvio, ma anche un padre, un amico, un convinto combattente, qualcuno da cui fuggire e, allo stesso tempo, un esempio da seguire. È la dualità dell'essere umano che interessa maggiormente il regista e che cerca di mettere in rilievo nella sua opera.

Un posto tranquillo

Nick (Josh Hutcherson) ha lasciato il Canada per inseguire il sogno di suo fratello: trasferirsi a vivere sulla spiaggia e aprire una piccola attività. Qui conosce Maria (Claudia Traisac), una bellissima ragazza del luogo di cui si innamora immediatamente. Lei, molto legata alla sua famiglia, non vede l'ora di presentarlo al suo celebre zio, Pablo Escobar (Benicio del Toro). Nick non sa niente di lui, ma fin dall'inizio percepisce che non tutta la felicità che sembra girargli intorno può essere vera e genuina. Alcuni particolari non lo convincono, ma più si innamora di Maria, più decide di non dare troppo peso ai suoi dubbi; più si avvicina alla figura di Pablo, più viene assorbito dal suo giro di complotti e losche attività. Più il tempo passa e più per Nick la situazione diventerà impossibile. La sua unica soluzione? Cercare di fuggire dall'immensa rete di Pablo Escobar.

Infrangere le regole

Nel mondo della criminalità ci sono delle regole che non vanno mai infrante o, almeno, questo è quello che ci ha insegnato il cinema. Il codice è sempre lo stesso: non colpire le donne o i bambini, la famiglia è sacra... e non puoi permetterti di infrangere queste regole, pena la perdita di fiducia da parte di tutti quelli che ti circondano. Bene: da questo punto di vista Pablo Escobar è un criminale davvero atipico e in Escobar - Paradise Lost il regista ce lo spiega mostrandoci l'intera storia attraverso gli occhi di Nick. Un'anima innocente che si scontra con il lato più diabolico della vita; l'innocenza che rimane incastrata nel peccato e, con occhi sbarrati, lo studia cercando di sconfiggerlo. C'è qualcosa che riecheggia alla struttura delle tragedie greche, nel modo in cui Andrea Di Stefano affronta la narrazione. Con il pretesto di essersi innamorato e seguire solo il suo cuore, il sognatore, che si preoccupa solo del suo futuro e di come essere felice, si ritrova immischiato in una situazione inaspettata. Gradualmente perde il controllo, poi perde tutto, fino a quando la sua vita non si trasforma in un incubo. Pablo Escobar, nel suo Paese, è considerato quasi un dio. Nick, invece, è solo un essere umano e non può fare nulla senza l'intervento "divino". Il suo destino viene letteralmente capovolto dall'incontro con Escobar. È un modo davvero interessante di costruire la storia di un criminale e affidare la narrazione al personaggio di Nick permette di staccarsi dalle impostazioni tipiche di un biopic e spostarsi su qualcosa di diverso. Escobar - Paradise Lost è un dramma, un film d'azione, una storia d'amore e il quadro di una famiglia perfetta. Ci sono tantissimi elementi che contribuiscono a rendere il film di Andrea Di Stefano un avvincente racconto di vita. E se all'inizio il ritmo narrativo fatica un po' a farsi incalzante, dalla seconda metà il film diventa una frenetica corsa per la salvezza, un combattimento all'ultimo sangue per la propria vita e la propria anima, in cui nessuno è al sicuro.

Escobar: Paradise Lost Il merito della buona resa di Escobar - Paradise Lost va ricercato non solo nella potenza del personaggio di Pablo Escobar, ma anche e soprattutto nella caratterizzazione che riesce a dargli Benicio del Toro, perfettamente collegato al suo ruolo. Aria truce da cattivo ragazzo, fisicità imponente e la capacità di sciogliersi nel più magnanimo dei sorrisi, trasformano il suo Pablo Escobar in un personaggio a cui difficilmente si può resistere, portando alla luce le motivazioni per le quali il criminale era così amato dalla sua gente. Molto bravo anche Josh Hutcherson che si ritrova a dover affrontare un ruolo effettivamente insolito per la sua carriera, ma che lo ha aiutato a crescere professionalmente e a scrollarsi, momentaneamente, di dosso il cartellino di mito per teenager.

7

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