Escape Room, la recensione: la morte si fa perversa

Il fenomeno delle Escape Room è ormai esplodo in tutto il mondo, i protagonisti di questo film però avranno a che fare con un gioco più grande di loro.

recensione Escape Room, la recensione: la morte si fa perversa
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Ci troviamo all'interno di una stanza signorile, piena all'inverosimile di libri e oggetti di ogni tipo, probabilmente parte di una casa enorme e di gran classe. Al di là del magnifico camino, utile a riscaldare l'ambiente durante l'inverno, mobili di ogni tipo, poltrone, "scale mobili" di legno per raggiungere i volumi conservati più in alto, c'è però qualcosa di strano.
Non siamo effettivamente in una vera magione, al contrario sembra una camera scenografica, costruita per l'occasione: ci troviamo all'interno di un gioco che non accetta sbagli e richiede costante ingegno. Riuscire a risolvere tutti gli inganni, i tranelli e gli indovinelli della stanza può farci guadagnare una discreta somma di denaro, il ticket d'ingresso però (se così vogliamo chiamarlo) è molto, molto alto: la nostra stessa vita.
Negli ultimi anni è esploso, un po' in tutto il mondo, Italia compresa, il fenomeno delle Escape Room, stanze a tema in cui si viene rinchiusi fra amici e solo la risoluzione di vari indovinelli permette l'uscita. La sfida è sbloccare le porte nel minor tempo possibile e la vittoria risiede nella soddisfazione dell'avercela fatta. La Warner Bros. ha però voluto mettere un po' di pepe aggiuntivo alla faccenda, trasformando una tradizionale Escape Room in una trappola mortale, che può portare anche alla morte.

Giochi perversi

Le anomalie si riscontrano sin da subito, ovvero dall'invito a partecipare. Solitamente è un gruppo di amici che decide spontaneamente di partecipare insieme a una stanza, su grande schermo abbiamo invece 6 personaggi differenti apparentemente lontanissimi fra loro, 6 sconosciuti che condividono poco o nulla, persino le loro professioni e i loro conti in banca sono separati da un abisso.
Eppure qualcuno ha voluto radunarli insieme in una sorta di gioco malato e perverso che ha - a quanto pare - una sola regola, forse la più classica dei nostri tempi da "Battle royale": ne resterà uno soltanto. Solo chi sarà in grado di sopravvivere potrà mettere le mani sul malloppo finale, questo i nostri protagonisti lo sanno bene, ciò che invece scoprono con il tempo è che non c'è spazio per il lato ludico della faccenda: è tutto reale, non c'è nulla di scenografico, neppure la morte.
Partendo da queste premesse, Escape Room inizia il suo vorticoso racconto nel miglior modo possibile, instillando sin da subito nel pubblico una tensione destinata a crescere con il passare dei minuti. Quando i personaggi sono finalmente all'interno della prima room, finisce anche fra le poltrone del cinema il tempo di scherzare: il battito accelera, gli occhi restano incollati allo schermo, può persino formarsi del sudore sulla fronte. Ciò che stiamo guardando è infatti coinvolgente all'estremo, claustrofobico (sconsigliamo vivamente la visione a chi ha paura di restare bloccato in spazi chiusi, infatti), costruito a mo' di spirale in grado di aumentare costantemente l'ansia fuori e dentro lo schermo.

Fil rouge

Sono diverse le stanze da affrontare, anche perché ognuna racconta qualcosa di molto personale su ciò che il destino ha riservato (in passato? In futuro?) ai protagonisti della storia, distanti eppure legati da un fil rouge invisibile. La sfera intima dei personaggi è molto importante all'interno di Escape Room, poiché nella seconda metà del racconto condiziona pesantemente la struttura e la tensione del film. Il giocattolo funziona in maniera eccezionale nel corso della prima parte, al di là del prologo di stampo eccessivamente classico che serve soltanto a introdurre i protagonisti, proprio perché questi sono esseri umani normalissimi, come potremmo essere noi che stiamo scrivendo o voi che state leggendo.
L'immedesimazione è pressoché totale, anche perché i caratteri sono estremamente variegati, ci sarà certamente un personaggio più vicino di un altro al nostro essere (per questo bisogna ringraziare anche il cast, che porta a compimento il lavoro pur senza brillare particolarmente). Si arriva però in un punto in cui la sceneggiatura spezza l'incantesimo e inserisce elementi surreali e poco credibili, spostando l'attenzione dall'ansia della fuga ai conflitti interiori dei personaggi, insistendo su questo fino alla fine.
L'ambiente ludico delle Escape Room lascia il posto a una trama con sfumature fantascientifiche che sospinge il film fino ai 99 minuti totali, pagando in termini di suspense e attenzione. Il giocattolo, in pratica, si inceppa leggermente, pur diventando più violento e "graphic", come direbbero gli americani, brutale. In tutto questo gli sceneggiatori hanno anche cercato di inserire fra le linee di trama agganci psicologici, filosofici, morali e moralistici, senza avere forse il coraggio di spingere sull'azione fino in fondo. Prendendosi dunque troppo sul serio ed esasperando alcuni toni che funzionavano già "leggeri", cosa che il pubblico probabilmente non avrebbe richiesto.

Andiamo dunque al succo di questo discorso "di spessore": il testo ci dice chiaramente che tutti nascondiamo qualcosa, allo stesso modo ognuno di noi possiede innatamente uno spirito di sopravvivenza che nei momenti più impensati sa regalarci forza e coraggio aggiuntivi. Cosa siamo disposti a fare, dunque, pur di risultare vincenti? Siamo capaci di sacrificarci per gli altri o a fare a botte con il prossimo, pur di prevalere?
Domande a cui Escape Room tenta di rispondere, lasciando però dei giganteschi puntini sospensivi che ci proiettano sin da ora in una seconda avventura collegata, già in lavorazione come confermato dalla Warner. Come ripeteremo nel commento finale sottostante, siamo di fronte a un'opera che non merita grandi aspettative, ma che presa nel giusto mood può divertire, intrattenere e far venire qualche sussulto al cuore, soprattutto nella parte centrale. Al termine si dimentica quasi tutto nell'immediato, ma è questo che un determinato tipo di cinema deve fare, riempire il momento.

Escape Room Negli ultimi anni il fenomeno delle Escape Room è esploso in tutto il mondo, era dunque giusto che il cinema cogliesse l'istante e trasformasse tutto in un film da 99 minuti. Su grande schermo però c'è poco da scherzare: il premio finale è in denaro ma per raggiungerlo bisogna essere costretti a rischiare anche la propria vita. Un'opera che fa soffrire chi si identifica nei personaggi ma che dona macabre soddisfazioni a chi invece ama guardare e torturare il prossimo. Una struttura a spirale che funziona molto bene nella parte centrale, subito dopo il prologo, ma che si perde leggermente nella seconda, inserendo elementi poco credibili e spostando il baricentro dell'azione. Affrontata con consapevolezza, la pellicola è anche in grado di divertire e di instillare la giusta tensione, purtroppo però non chiude tutti i cerchi aperti: bisognerà aspettare un secondo capitolo, già in lavorazione. Sempre che siate interessati davvero a conoscere le risposte alle domande.

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