Un Eroe Recensione: Asghar Farhadi firma un altro capolavoro

Il grande regista iraniano torna con una storia di riscatto e menzogna, una struggente metafora sulla verità nel mondo moderno.

Un Eroe Recensione: Asghar Farhadi firma un altro capolavoro
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Se, in un'annata così ricca di autorialità e qualità come quella di Cannes 2021, un Eroe di Asghar Farhadi si è aggiudicato il Grand Prix un motivo c'è: è un film bellissimo. Il grande regista iraniano nel 2021 è tornato a stupire con una storia sul concetto di narrazione e oppressione mediatica, di verità e menzogna funzionale non solo a raccontare il suo Iran, ma la società moderna in generale. Dolente, potentissimo ed intimo, un Eroe è senza ombra di dubbio uno dei migliori titoli del 2021 appena trascorso e dei film al cinema a gennaio 2022, un'opera che conferma la vivida maestria di uno narratori per eccellenza della contemporaneità odierna. Di certo, per Drive My Car di Ryusuke Hamaguchi e È Stata la Mano di Dio di Sorrentino (qui la nostra recensione di È Stata la Mano di Dio) rappresenta un bel rivale in vista della notte degli Oscar.

L'odissea di un uomo misterioso

Periodo davvero difficile e complicato quello di Rahim (Amir Jadidi) a causa di un socio in affari verso cui ha un debito che non è riuscito a saldare in tempo, per colpa (secondo lui) di un complotto ai suoi danni. Ora, in prigione e condannato a tre anni, oltre ai problemi economici si aggiungono anche quelli personali, dal momento che è stato lasciato dalla moglie, con la responsabilità di badare al giovane figlio balbuziente.

Senza speranza e prospettive, inaspettatamente durante due giorni di permesso concessigli, si trova a fare i conti con una borsa piena d'oro, trovata per caso dalla sua nuova compagna Farkhondeh (Sahar Goldoost). Chiunque al suo posto si terrebbe quel tesoro per poter pagare i debiti e così cambiare la propria vita, ma lui invece inaspettatamente decide che quella borsa va restituita ai legittimi proprietari, così da poter ricostruirsi una reputazione. Per Rahim, in un Iran ancora così legato al concetto di onore, si tratta dell'opportunità di un riscatto morale che inizialmente pare avverarsi, anche grazie alla copertura mediatica data alla sua storia dalle autorità a fini propagandistici. In breve tempo però, egli si renderà conto che i vecchi problemi hanno semplicemente lasciato lo spazio a quelli nuovi, che ora si è messo da solo in trappola dentro un mondo fatto di sospetti e oppressione. Si troverà costretto a rispondere a nuove accuse, a chi non crede che quel ritrovamento sia stato casuale. E se in fondo Rahim non fosse il santo che vuole far credere? Se ci fosse qualcosa di più di una semplice storia di problemi finanziari e sfortuna?

Uno sguardo su una società ipocrita e violenta

Come regista, Farhadi ha sempre prediletto racconti sul concetto di verità e ricerca, come aveva fatto anche in Tutti lo Sanno (chi volesse approfondire trova qui la recensione di Tutti lo Sanno), ma anche in grado di dargli la possibilità di parlare della realtà sociale e culturale dell'Iran, di questo paese sempre in bilico tra modernità e tradizione, diviso tra antichità e prospettiva futura.

Lo ha fatto con The Salesman (e lo dimostra la recensione di The Salesman), Una Separazione, About Elly; Farhadi ha sempre cercato di spostare il nostro sguardo sul concetto di ipocrisia nella società attuale, mentre ci parlava di un Paese in cui la reputazione ancora oggi è tutto, secondo un astruso codice d'onore che deve sempre e comunque rispondere all'antico adagio per il quale la voce del popolo è la voce di Dio. Anche in Un Eroe ritroviamo la stessa incertezza, la stessa straordinaria abilità con cui questo cineasta sa sempre giocare con i personaggi, con la trama, far finta di dare delle certezze al pubblico per poi toglierle. Il tutto all'interno di un iter narrativo in cui ci siamo portati inizialmente a simpatizzare per il protagonista, salvo poi trovarci preda di dubbi, perplessità e infine al sospetto che forse non è quel personaggio positivo e sfortunato che pensavamo inizialmente. Farhadi con un Eroe conferma il suo non credere alla netta divisione del mondo in buoni o cattivi. Nelle persone comuni, crea da sempre un'istantanea della sua ostilità verso il concetto di potere, in qualsiasi forma esso si manifesti.

Non esistono persone senza macchia o senza paura, non esiste la santità se non come ideale fuori dal tempo e dallo spazio, dalla realtà di un mondo profano in cui passare dalla parte del torto a quella della ragione, e viceversa, è questione di un attimo. In questo Rahim risulta senza ombra di dubbio uno dei suoi personaggi più riusciti, soprattutto perché incapace di dimostrare a chi gli sta attorno ma anche a noi, la realtà dietro le sue intenzioni, dietro una vita fatta di misteri e incongruenze.

La tragedia di un mondo senza più verità

Un Eroe ha quindi il suo più grande punto di forza nella sceneggiatura, che viaggia con la sincronia e il tempismo di un orologio svizzero, e che ci guida in un mondo fatto di falsi specchi, ma soprattutto ci mostra uno storytelling tossico. Farhadi infatti si concentra molto sull'aspetto propagandistico e mediatico messo in atto verso il protagonista su come i media possono costruire e allo stesso tempo distruggere un'esistenza. La narrazione mediatica oggi è quindi distante per il regista dall'essere fonte di verità, quanto semplicemente strumentale ad ogni tipo di finalità di chi la sappia padroneggiare; il sintomo più evidente della mancanza di certezze con cui siamo costretti a fare i conti.

Il che, calcolando in che situazione ci troviamo tutti da due anni a questa parte, fa di questo film anche una perfetta metafora del caos semantico e mediatico in cui il mondo stretto della pandemia si sta dibattendo. Come sempre la sua regia è semplicemente perfetta, a tratti quasi ipnotica, con la sua capacità di rendere l'insieme claustrofobico, di elevare a livello universale un iter diegetico teoricamente intimo, privato. Ma questo del resto è sempre stato uno dei tanti talenti di Farhadi, tessitore di fiabe nere e disturbanti, di racconti basati su concetto di contraddizione e frammentarietà, di una verità sempre impalpabile. Solo una certezza ci rimane alla fine di questi 128 minuti: viviamo nell'era della ferocia, del sospetto come religione, delle emozioni negative, di una mancanza di empatia totale verso il prossimo, in nome di un egoismo assolutamente ingiustificato e terrificante.

Un Eroe Con Un Eroe, Asghar Farhadi tesse un iter narrativo disturbante, ipnotico e di grande impatto emotivo e semantico, creando una perfetta istantanea delle contraddizioni dell'Iran, così come della capacità dei media moderni di distruggere l'esistenza. Diretto in modo semplicemente perfetto, capace di non dare mai alcuna certezza o verità consolatoria, questo film si pone come perfetta metafora della feroce e contraddittoria umanità contemporanea, incapace di provare pietà e di andare oltre la cultura del sospetto. Più che pessimista, realista nell'identificare la persecuzione del prossimo, come mezzo utilizzato per elevare la propria persona.

9

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