Endless, la recensione: quando l'amore sfida la morte

Il regista Scott Speer realizza uno young-adult romantico in cui l'amore tra due fidanzati riesce a superare i confini che separano la vita dalla morte.

recensione Endless, la recensione: quando l'amore sfida la morte
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I giovani Riley e Chris, freschi di diploma, provano l'una per l'altro un profondo amore, pur provenendo da diverse classi sociali. Lei è infatti la figlia di una ricca famiglia interrazziale, lui vive con la madre vedova in una piccola casa poco fuori città. Riley è al settimo cielo quando scopre di essere stata accettata in una prestigiosa università di giurisprudenza, ma l'auspicata ammissione vuol dire trasferirsi lontano e questo provoca un'accesa discussione col fidanzato, il quale non accetta di separarsi da lei.
La sera stessa dopo il litigio, Riley si fa prestare una macchina da un amico per accompagnare a casa Chris, il quale ha bevuto troppo e non può perciò mettersi in sella alla sua inseparabile motocicletta. Durante il tragitto il mezzo è vittima di un drammatico incidente nel quale è proprio il ragazzo ad avere la peggio, perdendo la vita.
Chris si trova ora in un limbo dal quale può osservare il mondo dei vivi e cerca un modo per mettersi in contatto con l'amata, distrutta dal dolore e consumata dal senso di colpa.

L'amore che non muore

Una sorta di moderno aggiornamento di Ghost (1990) in chiave young-adult, che si rivolge alle nuove generazioni con ampie dosi di retorica e la ricerca di una commozione esasperata.
Endless è il classico esempio di come realizzare un prodotto a uso e consumo del relativo target di riferimento, solitamente composto per la maggior parte da platee femminili, senza preoccuparsi troppo del risultato artistico e qualitativo dell'insieme.
Il regista Scott Speer d'altronde viene dal discreto successo di Il sole a mezzanotte - Midnight Sun (2018), altra lovestory a sfondo tragico in cui era la malattia a giocare un ruolo determinante.
Nel corso dei novanta minuti di visione si assiste a una stanca reiterazione di stereotipi che si alternano in maniera confusa e velleitaria, cercando di far collimare il substrato romantico al lato fantastico della vicenda.
Un tentativo fallito in partenza per via di una sceneggiatura irricevibile e poco plausibile anche se applicata al contesto sovrannaturale, dove le reazioni dei protagonisti e dei personaggi di contorno sono costantemente vittima di forzature assortite atte a far deragliare la narrazione sull'unico finale possibile.
Il Nicholas Hamilton del dittico di It e la bella Alexandra Shipp - la giovane Tempesta nella saga degli X-Men - si impegnano, soprattutto lei, ma nulla possono con due alter-ego schiavi di un approccio maldestramente enfatico e a lungo andare ripetitivo.

I vivi e i morti

Il voice-over iniziale con accompagnamento di sonorità pop fa già intuire il mood che caratterizzerà gli eventi da lì a venire e la patinata fotografia non fa che confermare quell'aura da cartolina che Endless mette in mostra per tutta la sua durata.
Una produzione "usa e getta" priva di reali meriti che si affida a soluzioni improbabili nella gestione del rapporto spirituale tra i due innamorati, capaci di comunicare grazie ai disegni di lei.
E tra scene che "omaggiano" il succitato classico con Patrick Swayze e Demi Moore, un rocambolesco epilogo strappalacrime e una non richiesta verve ironica affidata alla figura di un altro "fantasma" morto da trent'anni che funge da guida al novello trapassato, l'insieme si rivela tanto innocuo quanto fallace.
Una riproposizione di una trama qui utilizzata esclusivamente per meri scopi commerciali e alla quale manca, paradossalmente, proprio un'anima.

Endless Un amore che supera ogni confine caratterizza questo young-adult a uso e consumo del pubblico giovane, coetaneo dei personaggi, che si affida a una grondante retorica di genere nello sfruttare l'incipit fantastico che caratterizza il racconto. In Endless infatti la giovane Riley è costretta a fare i conti con la perdita dell'amato Chris, morto in un incidente, ignara che questi riuscirà a comunicare con lei dal limbo nel quale si trova attualmente. Su dinamiche base che riportano alla memoria quelle di un grande classico a tema come Ghost (1990), il regista Scott Speer imbastisce un film stanco e privo di idee che nell'esasperata ricerca di una facile commozione si affida a passaggi strappalacrime e a soluzioni via via sempre più improbabili, colpa da condividere con una sceneggiatura all'acqua di rose e rozzamente prevedibile nei passaggi chiave, epilogo in primis.

4

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