El Páramo Recensione: un horror psicologico poco spaventoso su Netflix

Su Netflix arriva un film distinto dall'eleganza di alcuni tratti, in primis la fotografia, ma che non riesce mai a trasformare la tensione in paura.

El Páramo Recensione: un horror psicologico poco spaventoso su Netflix
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Un piccolo nucleo familiare è costretto all'isolamento nella sua fattoria. Madre, padre e figlio: l'assoluta trinità rinchiusa tra le mura di una casa rurale, mentre al di là del loro appezzamento di terra infuria una guerra terribile che non fa prigionieri. I genitori hanno deciso di demarcare il loro territorio con una linea di spaventapasseri, che ora si ergono minacciosi agli occhi di un bambino spaventato da un mondo esterno sconosciuto, ma da evitare ad ogni costo. La routine che si svolge quel minuscolo pezzo di terra è pericolosa nella sua ripetitività: la solitudine si intreccia all'ansia che corre sottopelle, trasformando quegli odiosi spaventapasseri in mostri sempre più vicini.

El Páramo - Terrore Invisibile arriva sul catalogo Netflix - trovate qui tutti i film in uscita su Netflix a gennaio 2022 - portando in dote quella sana dose di tensione che serve per partire col piede giusto. Il film diretto da David Casademunt è contraddistinto da una fotografia davvero ispirata, ma il fattore paura latita in una storia che monta ad arte uno stress emotivo in continuo crescere, lasciando in sospeso l'orrore che è sempre dietro l'angolo, mai davanti ai nostri occhi.

Crescere da soli

Diego (Asier Flores) è un bambino costretto a crescere in fretta: la vita in una fattoria non lascia spazio per giochi e fantasie, soprattutto quando la famiglia vive isolata dal resto del mondo per sfuggire alla guerra. Il padre Salvador (Roberto Álamo) ha bisogno di un uomo che lo aiuti con i duri compiti da svolgere nei campi, ma la madre Lucia (Inma Cuesta) non ha intenzione di spegnere quella fiammella di purezza che ancora brucia nel cuore di Diego. I due genitori lottano in questo modo, sottotraccia e senza litigi, cercando di guidare il loro bambino verso una maturità che si avvicina inesorabile.

Ai confini della loro terra c'è una linea da non oltrepassare mai, per nessuna ragione al mondo: oltre l'orizzonte di una vita semplice esplode infatti la guerra dalla quale cercano di tenersi lontani. Ma in tempi così burrascosi risulta impossibile evitare l'orrore che vortica nel paese, e questa piccola famiglia dovrà fare i conti con la morte e la paura che verranno a bussare alle loro porte. Il tramonto dell'infanzia sarà per Diego una terribile lotta per la sopravvivenza, mentre l'incessante routine della fattoria si trasforma in un'ansia soffocante che non lascia scampo a nessuno.

Gli scorci terribili dei campi

L'isolamento di questa famiglia è lo stesso che ha ormai segnato ognuno di noi, ed è per questo doloroso e comprensibile anche all'alba di un nuovo anno che si prospetta nuovamente complicato.

La solitudine contro la quale lottano i tre personaggi di questa storia è uguale a quella con cui facciamo i conti da troppi mesi: la vita nella fattoria è scandita da orari precisi e mansioni da svolgere senza pensarci, e allo stesso modo noi abbiamo cercato una quotidianità di gesti ed azioni ripetute per scacciare via l'ansia e la noia. La routine che cerca di far dimenticare una guerra che non vediamo, ma terribilmente vicina e pericolosa, è restituita con saggezza da una storia che si dipana con calma, cercando di cesellare questa piccola esistenza nel grande vuoto della pianura spagnola. I campi che si stagliano oltre la fattoria sono per questo terribili ed affascinanti nella loro immensità, e vengono illuminati con eleganza da una fotografia che non ha paura di mostrare scorci ansiogeni all'interno di una libertà temuta ed agognata al tempo stesso.

Il comparto fotografico brilla anche nella restituzione degli interni: le luci provenienti dalle lampade ad olio illuminano con intelligenza le stanze della masseria, lasciando in un'oscurità temibile tutto ciò che non viene lambito dal chiarore della fiamma.

Immedesimarsi nell'ansia

Nella buona ricostruzione di questa solitudine rientrano le interpretazioni degli unici tre attori in scena: la loro è una recitazione a tratti minimalista - soprattutto per quanto riguarda il padre -, ma sempre puntuale e veritiera nella messa in scena di una famiglia normale scaraventata nell'incubo dell'isolamento. La narrazione segue le loro personalità distinte, e a volte in contrasto, lasciandole evolvere con naturalezza seguendo il corso degli eventi: quando l'orrore si insinua nelle loro vite è infatti terribile proprio nel suo ghermire le menti che avevamo imparato a conoscere, mentre le persone più vicine si trasformano in un nemico da cui fuggire.

L'epidemia che colpisce il mondo reale ha costretto le produzioni cinematografiche ad abbassare il tiro e le ambizioni, e molte pellicole hanno trovato la luce all'interno di questa semplicità obbligata (ve ne abbiamo parlato nella nostra recensione di Malcolm & Marie, ad esempio): anche El Páramo riesce a creare qualcosa di significativo partendo da poco, soprattutto per quanto riguarda la definizione di pochi personaggi, familiari e ben studiati.

Nell'obbiettivo il punto dolente

Lo scorrere manierato di questa pellicola attenta ai dettagli vede però il formarsi di una domanda sempre più concreta, che assume spessore e vitalità con il passare dei minuti: questo sarebbe un horror?

La restituzione di una vita semplice doveva essere solo un gustoso antipasto, qualcosa di reale da sacrificare alla paura che avrebbe sconvolto questa routine ben congegnata, ma si rivela a conti fatti il punto centrale di una trama che non vede mai esplodere il vero e proprio orrore che sembrava sul punto di arrivare. Il film vive di un climax continuo che lascia delusi e spiazzati, soprattutto quando appare chiaro che il grande terrore rimarrà sempre ai confini del nostro campo visivo, non arrivando mai a ghermire fisicamente i protagonisti provati dalla sua presenza. La tensione cresce grazie alla camera instabile sui volti dei personaggi e alla colonna sonora eseguita da strumenti ad arco ben disposti alle note acute: trucchetti del mestiere che funzionano solo finché il crescendo arriva ad una degna conclusione visiva, cosa che purtroppo non accade mai in questa pellicola.

Niente paura in un film dell'orrore?

Il fattore paura stenta quindi a decollare e non basta più la saggezza che aveva restituito il buon prologo iniziale a salvare da un finale telefonato e privo di passione. La storia nasce e si evolve in maniera naturale, ma questa semplicità macchia anche quei punti che avrebbero dovuto risultare inattesi e sconvolgenti.

In una visione orrorifica dell'opera, il film vive di alcune sequenze ben studiate e di buon impatto visivo, ma sono in minoranza rispetto a quelle più scialbe e prive di mordente che puntellano la pellicola. Manca forse un grande obbiettivo in fase di scrittura, qualcosa di davvero pauroso che avrebbe dovuto far piombare nella paura i protagonisti così come gli spettatori: rimane in questo modo semplicemente una storia attendibile e ben scritta, nella quale la solitudine è l'unica nemica da temere.

El Paramo - Terrore Invisibile La sceneggiatura di El Páramo riesce a ricostruire ottimamente questa famiglia abbandonata all'isolamento, ma non è capace di pervadere una semplice storia di solitudine con la paura che ci saremmo attesi da un film horror. La fotografia vive di alcune intuizioni davvero ispirate, restituendo la terribile libertà che si estende oltre una fattoria in mezzo al nulla e illuminando con sagacia gli interni dell'abitazione. Le interpretazioni adeguate ed una regia instabile ed ansiogena non bastano però a far brillare una pellicola che cade proprio al centro del racconto, quando appare evidente che il terrore non arriverà mai davvero a palesarsi e la tensione comincia per questo a scemare. Si arriva quindi ai titoli di coda delusi ed un po' annoiati, mentre vediamo il piccolo Diego cresciuto con il segno della solitudine che ha marchiato tutti noi.

5.5

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