Eaters, recensione del film di Luca Boni e Marco Ristori

Lo zombie-movie italiano che ha conquistato Uwe Boll: la nostra recensione di Eaters di Luca Boni e Marco Ristori.

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Se ne parlava da tanti, troppi anni, tra festival, forum e social network, perché, in realtà, tutto è cominciato tempo fa, non molto tempo fa, nella prima metà degli anni Zero del XXI secolo.
Infatti, fu nel 2003 che l'empolese Marco Ristori sfornò un cortometraggio zombesco intitolato I mangiatori, il quale, circolato in diversi concorsi e rassegne specializzate, si svolgeva in un imprecisato futuro, con un gruppo di ragazzi impegnati a sterminare i terrestri, trasformati da una misteriosa epidemia in morti viventi affamati di carne umana.
Ed è lo stesso Marco Ristori a firmare - affiancato questa volta da Luca Boni - quello che possiamo tranquillamente definire un reboot di quel riuscito short in versione lungometraggio, che ha suscitato perfino l'interesse del tedesco Uwe Boll, autore di House of the dead (2003) e In the name of the king (2007), il quale ha deciso di distribuirlo in dvd e blu-ray all'estero.
Del resto, la trama rimane bene o male la medesima, con protagonisti i due cacciatori di salme ambulanti Igor e Alen che, rispettivamente interpretati da Alex Lucchesi e Guglielmo Favilla, partono alla ricerca di nuovi zombi-cavie per lo scienziato Gyno alias Claudio Marmugi, insieme al quale stanno tentando di dare una risposta al flagello che ha colpito l'umanità.

I mangiatori reboot

Quindi, man mano che entrano in scena altri personaggi, da un pittore folle ad una misteriosa ragazza, è in sostanza uno splatter d'azione on the road quello che prende progressivamente forma; comprendente nel cast, in un piccolo ruolo, perfino l'ex porno-divo Francesco Malcom, che, tra questo, Bloodline (2010) di Edo Tagliavini e Morituris (2011) di Raffaele Picchio, rischia di trasformarsi in un volto-simbolo di quella che sembrerebbe una rinascita dell'horror low budget made in Italy.
E non manca neppure una combriccola di fanatici neo-nazisti capitanati da un freak hitleriano con le fattezze di Fabiano Lioi, il quale, però, finisce per essere sfruttato decisamente poco; lasciando soltanto immaginare in che modo, prestando maggiore accortezza allo sviluppo della sceneggiatura, sarebbero potute emergere le potenzialità di un così forte sottotesto anti-dittatoriale dagli echi romeriani.
Del resto, al di là di un audio che sfiora spesso l'amatorialità e di effetti digitali che pagano il solito scotto del basso costo, è proprio lo script - a firma di Ristori insieme a Germano Tarricone, sceneggiatore de La notte del mio primo amore (2006) - a rappresentare il maggiore punto debole dell'operazione, penalizzato da una certa confusione generale e dal rischio di ridurre il tutto ad un continuo, monotono vagare tra strade deserte ed edifici in rovina.
Fortunatamente, però, i due registi, che regalano anche divertenti situazioni come quella dello scontro con lo zombi sulle note di una canzoncina countreggiante, riescono a camuffare la pochezza di mezzi attraverso il frequente ricorso ad inquadrature strette e veloci movimenti di macchina; oltretutto supportati dai buoni effetti speciali di trucco ad opera di un team costituito da David Bracci, Carlo Diamantini, Enrico Galli e Gustavo Melella.
Per circa 94 minuti di visione che, quindi, non appaiono esenti da difetti, tra i quali annoveriamo anche l'eccessivo gigioneggiare coatto di Lucchesi, dalla bocca smisuratamente riempita di frasi ad effetto, tipiche degli eroi d'azione del machismo reaganiano.
Ma anche 94 minuti di visione che, grazie alla contrastata fotografia di Paco Ferrari, si rivelano visivamente interessanti e caratterizzati da un taglio decisamente internazionale, dimostrando che non c'è bisogno di disporre di capitali esorbitanti per poter confezionare dignitosi prodotti di genere capaci di varcare il confine dello stivale per raggiungere il confronto con gli altri cineasti del globo.

Eaters Affiancato da Luca Boni, l’empolese Marco Ristori trasforma in un lungometraggio il suo short I mangiatori (2003), incentrato su un manipolo di coraggiosi impegnati ad eliminare i terrestri mutati in pericolosi zombi da una misteriosa epidemia. Il risultato è un prodotto non privo di difetti (dovuti soprattutto al basso budget, ovviamente) e che tende ad infiacchirsi strada facendo, pur risultando visivamente interessante e caratterizzato da un look internazionale grazie al buon lavoro svolto su fotografia ed effetti speciali di trucco. A dimostrazione che l’horror, a differenza di quanto spesso asserito dalle piagnucolanti major nostrane, è un genere ancora tranquillamente affrontabile nel paese degli spaghetti, anche in ristrettezza economica.

6

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