Eat Local - A cena coi vampiri, la recensione della commedia horror

Otto signori supremi dei vampiri si ritrovano in una fattoria per una riunione quando vengono attaccati da un team militare inviato dal Vaticano.

recensione Eat Local - A cena coi vampiri, la recensione della commedia horror
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Gli otto vampiri supremi del Regno Unito si ritrovano una volta ogni cinquant'anni per affrontare i cambiamenti della società e comprendere come gestire il proprio ordine nel mondo contemporaneo. Il giorno è di nuovo giunto e i succhiasangue si danno appuntamento in un'isolata fattoria per discutere il da farsi, dovendo anche fronteggiare l'eliminazione di uno di loro, condannato a morte dopo aver preso di mira dei bambini (infrangendo perciò una delle regole principali). Ora, con un membro in meno, inizia la ricerca di un nuovo candidato a sedere al tavolo e la disinibita Vanessa pensa di averlo trovato nel giovane Sebastian, di "sangue puro" da ben dodici generazioni.
In Eat Local - A cena con i vampiri il voto sull'ammissione della new entry necessita l'unanimità e così non è: Sebastian deve così essere forzatamente ucciso per evitare che spifferi in giro quanto visto. Ma prima che l'esecuzione abbia luogo, l'intervento di una squadra militare mandata dal Vaticano spariglia le carte in tavola. Ora sono i signori della notte a doversi difendere dall'attacco esterno, facendo affidamento sulla loro astuzia forgiata dalla vita secolare, mentre la vittima prescelta fa di tutto per mettersi in salvo.

The night is ours

Di commedie horror a sfondo vampiresco se ne ricordano a bizzeffe, quelle veramente riuscite però si contano sulle dita di una mano: tra alcuni dei titoli più amati, passando per diversi periodi storici e impronte stilistiche, ricordiamo in quest'occasione Amore all'ultimo morso (1992) di John Landis e il più recente Vita da vampiro - What We Do in the Shadows (2014) di Taika Waititi e Jemaine Clement, recentemente trasposto anche in un'apprezzata serie televisiva. Eat Local - A cena con i vampiri non può reggere il confronto con le suddette pellicole per via di una messa in scena di stampo semi-amatoriale e di una comicità di grana grossa che non riesce mai a suscitare il necessario divertimento a tema.

Il film segna comunque l'esordio dietro la macchina da presa dell'attore londinese Jason Flemying, ricordato in particolare per il ruolo di Tom nel cult Lock & Stock - Pazzi scatenati (1998) di Guy Ritchie e quello del Dr. Jekyll/Mister Hyde nel controverso adattamento de La leggenda degli uomini straordinari (2003). Il novello cineasta ha però ancora parecchia strada da fare per lasciare il segno anche dall'altro lato della cinepresa, e i novanta minuti di visione mostrano evidenti limiti nella gestione sia delle dinamiche action che di quelle leggere, amalgamate alla rinfusa senza un'idea precisa e organica.

Notte fonda

L'impressione mentre si assiste ai sempre più improbabili eventi di Eat Local - A cena con i vampiri è quella di una totale improvvisazione da parte del cast e dello stesso regista, incapace di porgersi con il giusto approccio a una sceneggiatura già di per sé derivativa. Se sulla carta, per quanto non originalissimo, l'incipit di un raduno vampiresco poteva aprire a notevoli sfumature indaganti sulla società odierna (non mancano battute sul tema sempre attualissimo dell'immigrazione di massa), ben presto la vicenda finisce preda della pura confusione con l'intervento della squadra di militari inviata dallo Stato Pontificio. Da qui in poi si esce completamente dai binari, senza che nessuno curi minimamente l'evoluzione dei personaggi e delle loro gesta.

La marcata caratterizzazione del gruppo di succhiasangue è l'ennesimo sintomo di mancanza di idee e di forzature atte a integrare altrettante gag tematiche: dall'asiatico che si scatena in una sequenza di arti marziali contro avversari in gran numero superiore alla nonnina che si arma di mitra e stermina soldati a più non posso (ma a tema "geriatrico" era ben più riuscito il pur innocuo Cockneys vs Zombies del 2012), tutto avviene seguendo uno schema banale e privo di personalità, incluso l'epilogo che apre a un sequel annunciato nei titoli di coda, dal titolo Eat Global, del quale per ora non vi è fortunatamente ancora notizia alcuna.

Eat Local - A cena coi vampiri Una commedia horror se non proprio paura dovrebbe almeno far ridere, ma quando fallisce in entrambi i suoi compiti è inevitabilmente un fallimento. L'attore britannico Jason Flemyng, volto noto in diversi cult passati del cinema inglese e non, esordisce alla regia con un film povero in tutto, dividendo le colpe con una sceneggiatura derivativa e minimale, che non mette mai a fuoco i destini dei protagonisti, e macchiette ricalcate su stantii stereotipi di genere. Eat Local - A cena con i vampiri paga inoltre un basso budget e la conseguente messa in scena, scarna e con effetti speciali ai minimi storici, con lo stesso cast, sulla carta interessante per diversità fisionomiche e interpretative, che non riesce a risollevare gli evidenti limiti dell'ora e mezza di visione, troppo incerta e acerba per suscitare un minimo di interesse anche nei più onnivori fan del filone.

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