Recensione E Venne il Giorno

Il giudizio è alle porte

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Shyamalan is back.

Ebbene si, dopo un anno e mezzo di attesa, eccoci di fronte al nuovo film del creatore deIl Sesto Senso, Sings ed Unbreakable. Come tutti ricorderete, l'ultima fatica del regista indiano è stata Lady in the Water, una fiaba gotica che ha diviso l'opinione pubblica. Infatti, accanto a chi ha apprezzato l'atmosfera fiabesca, non mancano gli scontenti che reputano Lady in the Water troppo melenso e sdolcinato.
I trailer di E Venne il Giorno hanno immediatamente delineato un repentino cambio di rotta, mostrando con crudezza una serie di inspiegabili suicidi di massa.
L'esperienza insegna che quando si tratta di un film Shyamalan è sempre meglio non contare sui trailer, in quanto spesso sviano sul genere portando a cocenti delusioni. Eclatante è il caso di The Village presentato come un horror, ma totalmente diverso da quanto fatto credere.

Il signore è mio pastore...Il signore è mio pastore...il signore è mio pastore.

New York, 2008.
Siamo al Central Park e, come tutte le mattine, c'è un sacco di gente che approfitta di questo ampio spazio verde per godersi qualche minuto di relax. Senza il minimo preavviso, succede qualcosa di veramente sconvolgente, destinato a cambiare le sorti dell'umanità. Lentamente ed inesorabilmente, le persone eludono l'istinto di sopravvivenza, compiendo dei gesti inspiegabili che li portano al suicido.
In un primo momento si pensa sia un attacco chimico a sfondo terrorista, ma man mano che gli studi ( e le morti) proseguono, emerge una verità molto più spaventosa. La tossina non è stata rilasciata da nessun gruppo estremista, ma sono le stesse piante a produrla.
In questo scenario apocalittico si svolge la vicenda personale di Elliot Moore (Mark Wahlberg), un professore di liceo che, insieme alla moglie Alma (Zooey Deschanel) ed all'amico Julian (John Leguizamo), un suo collega accompagnato dalla figlioletta di otto anni (Aslyn Sanchez) sarà testimone di uno dei più grandi cataclismi che la storia umana ricordi.

Leggero come una farfalla, ma incisivo.

Prima di addentrarci nella recensione è necessaria una piccola precisazione riguardo al trailer. Esso infatti tende unicamente ad evidenziarne l'aspetto pauroso, ma ancora una volta non si tratta di un horror, bensì di una sorta di thriller paranoico che ricalca un filone molto in voga negli anni '50.
I punti principali in cui è basato l'intero film sono essenzialmente le inquietudini contemporanee della società americana attuale ed il rapporto uomo/natura (o, in senso lato, quello uomo/conoscenza).
Il primo tema è abbastanza evidente nei primi minuti del film, dove si scambia un evento naturale per un attacco terroristico. Data la tendenza delle pellicole americane post 11 Settembre, il sospetto che tutto diventi l'ennesimo pretesto per snocciolare patriottismo è molto forte; tuttavia questo paragone ha un'altra funzione, ovvero quella di introdurre lo spettatore ad un concetto molto più ampio, che trova il suo apogeo nella più totale paranoia. I protagonisti, infatti, interagiscono in un territorio talmente ostile (non ci si può aggregare, l'attacco arriva dovunque e dappertutto) da sembrare quasi alieno, generando nello spettatore un senso di inquietudine che cresce man mano che il film procede.
Il secondo punto è praticamente presente in ogni secondo del film, diventando quasi concreto negli ultimi minuti. In questo genere si tende sempre a dipingere l'uomo come una sorta di salvatore che, grazie alla sua intelligenza, riesce a scoprire la causa di tutto ed a riportare il mondo alla normalità. E Venne il Giorno fa eccezione e dipinge l'uomo con un particolare dualismo che lo descrive sia come "causa principale del disastro" che come "entità impotente di fronte alla potenza della natura". A tutto questo va aggiunta una forte critica nei confronti del "pensiero scientifico" che, nel film, viene rappresentato come una sorta di delirio di onnipotenza che pretende di forzare i fenomeni alle interpretazioni dell'uomo.
In un contesto in cui vi è il dominio incontrastato della natura, è facilmente intuibile che le vicende umane dei protagonisti abbiano una valenza diversa da quella riscontrata nei precedenti lavori di Shyamalan. Infatti, non siamo di fronte a delle psicologie ben definite, ma ad una caratterizzazione generale che evidenzia quasi sempre la perdita del raziocinio. Questa scelta stilistica si rivela molto azzeccata per evidenziare i punti descritti in partenza, ma a lungo andare finisce per danneggiare il film, rendendolo a tratti scontato (soprattutto nella scena con l'anziana signora isolata dal mondo) e privo di mordente. A tutto questo va aggiunta una performance non sempre eccelsa degli attori, che a volte rischiano di cadere nella comicità involontaria.
Un altro difetto lo si può riscontrare nella classica spiegazione finale che tende ad eludere ogni contesto scientifico in favore di un approccio più "spirituale". Questo avviene perché l'intento del regista non è descrivere gli effetti di una neurotossina sul cervello, ma rappresentare i limiti dell'uomo di fronte alla potenza della natura.
A livello registico, sono da sottolineare le immancabili scene "rilassate" (tipiche dei film di Shyamalan), a cui sono state aggiunte delle scene a forte impatto emotivo (suicidi macabri e senza la minima esitazione). Questa combinazione risulta parecchio efficace, in quanto la lentezza della scena esaspera la valenza del gesto, diventando a tratti insostenibile. Di discreta efficacia è anche la rappresentazione visiva del contagio che, nel film, viene resa con una folata di vento impercettibile ma letale.

E venne il giorno Shyamalan è riuscito a confezionare una pellicola molto forte, descrivendo un giorno del giudizio improvviso e letale quanto dolce ed inconsapevole. Ovviamente non mancano dei difetti, ma se amate il genere rimarrete decisamente soddisfatti dalle numerose scene ad alto tasso di tensione. E’ molto importante entrare in sala con lo spirito giusto per non rischiare cocenti delusioni: non siamo infatti di fronte ad un horror, ma ad una sorta di thriller paranoico che ricalca lo stile dei film anni '50.

7.5

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