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E Respirare Normalmente, la recensione del film originale Netflix

Tra una madre single islandese, da poco assunta ai controlli aeroportuali, e un'immigrata africana si crea un inaspettato legame.

recensione E Respirare Normalmente, la recensione del film originale Netflix
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Lára è una madre single islandese che si trova a crescere il figlio, ancora alle elementari, in precarie condizioni economiche. Oppressa dai debiti e con un avviso di sfratto imminente, la donna vede una parziale luce di speranza quando la sua domanda per entrare nella polizia di confine viene accolta e inizia il suo apprendistato nell'aeroporto locale.
Proprio durante i primi giorni di lavoro Lára fa notare al suo collega l'invalidità di un passaporto, con l'intestataria Adja, una donna di origini africane, che si vede negare il permesso di partire e il conseguente ritiro del documento, mentre la figlia e la sorella sono riuscite a bypassare i controlli.
In E Respirare Normalmente, Lára è costretta ad affrontare comunque nuove difficoltà finanziarie e a vivere con il bambino in macchina, trovando un inaspettato aiuto proprio in Adja, nel frattempo residente in un centro per richiedenti asilo.

Una, nessuna e centomila

Un'operazione quanto mai attuale con tutte le vicissitudini che riguardano, e hanno riguardato negli ultimi mesi, il discorso dell'immigrazione clandestina, premiato all'ultima edizione del Sundance Film Festival con il World Cinema Dramatic Directing Award. Ma il film diretto dalla regista islandese Isold Uggadottir, al suo esordio nel lungometraggio dopo essersi fatta notare nei festival con una manciata di corti, va al di là di ogni pensiero politico per raccontarci una semplice e commovente storia di umanità moderna, osservata dagli occhi di due donne messe a dura prova dal destino e pronte, scoprendo di più l'una dell'altra, a ritrovare la serenità perduta.
E Respirare Normalmente, disponibile in esclusiva nel catalogo Netflix come originale, evita i trucchi del pietismo e del melodramma gratuito per mettere in scena un cinema-verità capace di riscontrarsi in molte situazioni odierne, che vanno oltre le questioni spicciole "da salotto" nell'evidenziare le sbarre di un sistema la cui applicazione, seppur corretta, fa raramente i conti con le esistenze delle persone in esso ingabbiate.
Non è un caso il profondo spazio di paragone e relative similitudini tra le due protagoniste femminili, entrambe vittima di una società (in)civile restia a concedere nuove opportunità a chi ha sbagliato, per errore o per bisogno.

La nuda verità

Ci troviamo dalle parti di Ken Loach e dei fratelli Dardenne per lo stile asciutto e di denuncia mostrato nei cento minuti di visione, e proprio l'essenzialità della vicenda ne guadagna in attrito empatico, risultando a tratti stridente ma necessaria ai fini del messaggio. Si evitano volutamente slanci emotivi in favore di una sobrietà di intenti capace di far crescere, palpabile, un tensivo senso d'attesa atto a condurre alla struggente, e riappacificante, sequenza finale, tutta raccontata attraverso gli intensi sguardi delle due attrici, vero e proprio punta di forza dell'intera operazione. Gli eccessi drammatici sono così espressi tramite una crudezza dolce-amara e proprio nel rapporto dei personaggi, con la fondamentale figura del piccolo Eldar, pulsa vibrante il cuore della storia, lasciando volutamente in secondo piano i personaggi secondari, semplici esecutori di uno Stato corretto ma indifferente.
Al netto di qualche forzatura, che fa deragliare l'insieme su un pur piacevole taglio metaforico, E Respirare Normalmente regala un'amabile sensazione di quiete dopo la tempesta.

E respirare normalmente Il legame inaspettato che si crea tra un'immigrata africana e una madre single islandese, "colpevole" del suo respingimento e del ritiro del passaporto all'aeroporto locale, è al centro di questo sussurrante dramma che tratta non solo il tema dell'integrazione, anche le difficoltà sociali che hanno luogo, spesso invisibilmente, nei Paesi occidentali. E Respirare Normalmente guarda al cinema di Loach e dei Dardenne per il suo stile essenziale, ma lo priva dei toni più estremi e rabbiosi privilegiando un tratto dolce-amaro capace di far presa sul pubblico, in qualsiasi modo la si pensi sull'argomento. E l'umanità che traspare dalle intense performance delle due attrici, magnifiche nell'esprimere una ronda di stati d'animo senza l'appiglio a eccessi melodrammatici, è tale da rendere le dinamiche aspre amabilmente liete e avvolgenti.

7

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