Recensione ...E fuori nevica

Vincenzo Salemme porta al cinema il suo primo grande successo teatrale

recensione ...E fuori nevica
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"Ho scritto ... e fuori nevica! in forma di commedia teatrale nel 1994. Sono passati esattamente venti anni. E allora mi sono detto: ‘Come posso festeggiare al meglio questo anniversario?' E mi è venuta voglia di farne un film. Ovviamente, quello del compleanno non è il motivo principale che mi ha portato alla scelta di trasformare in racconto cinematografico quello che è stato il mio primo vero successo teatrale a livello nazionale. Ho riflettuto innanzitutto sulla potenzialità cinematografica del testo. Il teatro è molto diverso dal cinema, lo sappiamo tutti. Quello che importava, in questo caso, era la capacità del testo di ‘espandersi', di ‘aprirsi', di allargare il proprio orizzonte narrativo".
Parole dell'attore e comico campano Vincenzo Salemme, il quale, per il suo ritorno dietro la macchina da presa, a sei anni da No problem (2008), traspone sullo schermo lo spettacolo teatrale - a quanto pare nato da un'idea dell'Enzo Iacchetti del tg satirico Striscia la notizia - che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, riunendone proprio il cast originale e vestendo nuovamente, quindi, i panni dell'eterno immaturo Enzo Righi, che vive cantando (o, almeno, provandoci) su una scintillante nave da crociera con lo pseudonimo David Carradine (!!!).

Mio fratello Vincenzo

Infatti, è sulle note di una sua sgangherata interpretazione di A chi di Fausto Leali a bordo della lussuosa imbarcazione che aprono i circa novantaquattro minuti di visione, prima di venire al corrente del fatto che la madre sia morta e che, di conseguenza, si vede costretto a tornare a Napoli - dove manca da quasi trent'anni - per la lettura del testamento.
Una Napoli in cui lo attendono i fratelli Stefano e Cico: il primo, con le fattezze di Carlo Buccirosso, agente di cambio che ha perso da poco il lavoro ed è afflitto dal suo amore inespresso per Nora, che può contattare soltanto per telefono in quanto la madre fa da feroce guardiana della sua castità; il secondo, cui concede anima e corpo un ottimo Nando Paone, simpatico picchiatello che vive in una realtà tutta sua, interpretando senza soluzione di continuità tutti i personaggi che osserva e incontra nella vita reale.
Non a caso, sono proprio le grottesche situazioni (citiamo soltanto la gag dell'ascensore) in cui quest'ultimo trascina Enzo e Stefano a rappresentare il principale motivo di divertimento dell'operazione; man mano che fanno la loro entrata in scena anche l'avvocato Saponetta incarnato da Maurizio Casagrande, una giovane e bella non vedente con il volto di Margareth"Baarìa"Madè ed un inedito Giorgio Panariello in versione romanesca e dal nome volto a rendere omaggio a Giacomo Furia, storico compagno d'avventure cinematografiche di Totò.
Perché, come da tradizione salemmiana, è ancora una volta la comicità del principe Antonio De Curtis ad essere presa come riferimento per la tipologia di battute che, però, forse efficaci sul palco, in sala finiscono a lungo andare, nel XXI secolo, per avere il più delle volte esiti poco felici.
Tanto che, sebbene la prima parte dell'insieme riesca nell'impresa di strappare qualche risata allo spettatore, la seconda non fatica ad apparire fiacca e ripetitiva, quando non arriva ad essere addirittura caotica.
E, di conseguenza, della storia di famiglia, disabilità, tolleranza, affetto e amore fraterno raccontata, tutto ciò che è salvabile è da attribuire unicamente alla notevole carica di simpatia sfoderata dai protagonisti.

...e fuori nevica! Vincenzo Salemme trasferisce al cinema il suo primo vero successo teatrale modificandolo in minima parte (soprattutto per quanto riguarda il finale) ed adattando per lo schermo, quindi, una storia di convivenza forzata orchestrata tra scontri, equivoci e ipocrisie familiari scoperchiate. Il risultato è un’operazione caratterizzata da una prima parte capace di strappare a tratti risate ed una seconda che rischia di apparire fiacca e ripetitiva, salvata, occasionalmente, soltanto dalla simpatia e dalla bravura degli attori. Con ogni probabilità, però, gli irriducibili fan dell'interprete campano non ne rimarranno affatto delusi.

5.5

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