C'è ancora domani recensione: Paola Cortellesi è una grande regista

Paola Cortellesi esordisce alla regia, e lo fa con una pellicola con tanti pregi e pochi difetti: C'è ancora domani è un film da non perdere.

C'è ancora domani recensione: Paola Cortellesi è una grande regista
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Quando un nuovo volto esordisce nella scena cinematografica italiana, c'è sempre un misto di speranza e di timore. Un'attesa trepidante, che nel caso di C'è ancora domani viene esacerbata dal fatto che l'"esordiente" dietro la macchina da presa non è proprio una studentessa appena uscita dalla scuola di cinema. Il film è infatti diretto, scritto e interpretato da Paola Cortellesi, che si è fatta le ossa tra il piccolo schermo e il mondo della commedia all'italiana (se volete saperne di più, potete dare un'occhiata alla nostra recensione di Come un gatto in tangenziale - Ritorno a coccia di morto), con poche - ma significative - esperienze nel cinema drammatico.

C'è ancora domani è dunque una pellicola "pericolosa" per la sua regista-protagonista, che ha tentato il salto verso un genere completamente nuovo, quello del dramma storico, e verso un cinema decisamente più impegnato, che però non disdegna l'ecumenismo tipico della commedia, a cui la cineasta deve gran parte della sua fama e del successo al box-office di C'è ancora domani. La scommessa di Paola Cortellesi si è quindi rivelata vincente: C'è ancora domani non è solo un film campione di incassi, ma anche una pellicola capace, da sola, di consacrare la sua autrice come uno dei volti da tenere d'occhio nel panorama nostrano della settima arte.

Il one-woman show di Paola Cortellesi

C'è ancora domani è la storia di Delia, una donna semplice dei quartieri popolari di Roma, interpretata ovviamente da Paola Cortellesi. Per larga parte, il film è un one-woman show, perché la macchina da presa segue sempre da vicino la protagonista, indugiando in numerosi primi piani di grande impatto.

Il risultato è un dramma introspettivo e quasi biografico, che si concentra sul suo personaggio-chiave al punto da convincere il pubblico che Delia sia veramente esistita. D'altro canto, lo scopo della regista è quello di convincerci che la donna che interpreta sia reale: non si sarà magari chiamata davvero Delia, non sarà vissuta in un appartamento nel seminterrato di un cortile di una Roma appena liberata, ma è una donna qualunque del dopoguerra, una figura in cui uno spettatore qualsiasi potrebbe riconoscere la propria madre o la propria nonna. Una non-protagonista che, nell'epica contemporanea messa in scena da Cortellesi, assurge al ruolo di emblema di un'intera generazione di donne. I profondi drammi personali che Delia vive, dalle violenze subite per mano del marito (un Valerio Mastandrea molto convincente) all'amore proibito per il meccanico Nino, dal timore che la figlia Marcella si sposi con l'uomo sbagliato alla necessità di curare il suocero malato, sono quelli che ogni donna della Ricostruzione, in misura certamente assai diversa di caso in caso, ha incontrato. Per certi versi, dunque, C'è ancora domani è un film più descrittivo che narrativo, è uno spaccato di vita quotidiana di ottant'anni fa, che però si priva di qualsiasi tono documentaristico e che anzi fa proprio il linguaggio narrativo del dramma storico e della commedia all'italiana, tradendo (positivamente) l'origine professionale della regista.

Accanto a Delia, Roma è la co-protagonista dell'opera. Paola Cortellesi è cresciuta a Roma, e si vede: la Capitale viene messa in scena con amore e fedeltà, in una serie di fotografie così rispettose del contesto storico da risultare quasi crude e grottesche. Ce la sentiamo di scomodare un classico: la rappresentazione di Roma del film è del tutto simile a quella di Ladri di Biciclette, con la differenza che quest'ultimo, uscito nel 1948, mostrava la sua contemporaneità, mentre quella arrivata in sala a fine ottobre è un'attenta ricostruzione storica, ulteriormente nobilitata dall'uso del bianco e nero per la messinscena.

Questo stratagemma stilistico, unito alle numerose citazioni ai migliori film italiani del secolo scorso, da quelli di Rossellini a quelli di De Sica, da quelli di Scola a quelli di Visconti, contribuiscono a dare a C'è ancora domani il tono di un classico senza tempo, ulteriormente enfatizzato dall'incredibile successo al box-office. Un'aura che il film si assume consciamente e che viene anche sostenuta da un comparto tecnico raffinato e ben curato, privo di sbavature ma pur sempre morigerato e adatto alla sacralità dell'opera e del suo messaggio, nonché da un ritmo incalzante, che negli ultimi istanti si condensa in un vero e proprio inseguimento muto al cardiopalma.

Un film equilibrato

Al di là di Delia e della sua città, è il mondo dei personaggi secondari e delle comparse che ruotano attorno a Paola Cortellesi a far funzionare C'è ancora domani.

Valerio Mastandrea si assume un compito ingrato, quello di mettere in scena un marito violento, una figura irrecuperabile ma anche turbata e complessa. Emanuela Fanelli è invece una spalla comica - la migliore amica di Delia, Marisa - la cui chimica con la protagonista sfonda la barriera dello schermo, dimostrando come l'amicizia tra le due attrici continui anche a cineprese spente. La ricostruzione di un sistema relazionale così complesso va di pari passo con l'affresco della Capitale e con il peregrinare di Delia tra i palazzi della Roma "bene", le periferie presidiate dall'esercito americano, le piazze e le coorti fatiscenti, contribuendo al realismo della storia. I personaggi secondari sono anche quelli che sostengono un difficile bilanciamento tra dramma e commedia: C'è ancora domani è un film impegnato e che si prende sul serio, ma è anche una pellicola che sa concedersi qualche attimo di leggerezza. Un equilibrio difficile da mantenere fino in fondo, ma che una scrittura sapiente e un ritmo ben cadenzato sostengono per tutta la durata della pellicola.

Non ce la sentiamo di dare un giudizio netto sulla rappresentazione dei momenti più crudi del film, per i quali viene adottata una soluzione che, a nostro avviso, risulta un po' troppo artificiosa. Si tratta però pur sempre di una scelta stilistica di grande eleganza, volta a evitare di scadere nella violenza gratuita e nel voyeurismo.

Al di là degli aspetti tecnici e narrativi, comunque, C'è ancora domani è costruito attorno a un messaggio, che viene chiaramente esplicitato nel finale. Forse fin troppo chiaramente, per la verità: la morale del film viene infatti sbandierata nell'ultima sequenza, senza diventare stucchevole ma comunque concludendo la pellicola in modo un po' grossolano e "facile" per lo spettatore. Tale criticità è al contempo un pregio: Cortellesi vuole raccontare una storia simbolica e persino didattica, vuole parlare di violenza di genere e di partecipazione delle donne alla vita pubblica, e vuole farlo rivolgendosi a un pubblico più ampio possibile.

Per raggiungere questo scopo è necessario un finale privo di ambiguità, giustificando così la scelta della regista e sceneggiatrice. Dopo aver compreso il finale, inoltre, C'è ancora domani può essere rivisto con occhi diversi, godendosi i numerosi indizi disseminati qua e là che lasciano trasparire quello che sarà l'epilogo. Che, con tutta l'ingenuità tipica di un esordio dietro la macchina da presa, resta uno dei più efficaci che il cinema italiano moderno ha da proporre.

C'è Ancora Domani C’è ancora domani è la prima pellicola diretta da Paola Cortellesi, e sa già di consacrazione autoriale per una professionista che finora si è misura quasi unicamente con la recitazione. Il film è pressoché ineccepibile dal punto di vista tecnico, con una cura particolare per la fotografia e una soluzione stilistica - quella del bianco e nero - tanto azzardata quanto efficace. Delia e la sua Roma sono protagoniste assolute per tutti i 110 minuti del film, che così diventa una biografia romanzata del genere femminile nell’immediato dopoguerra. Le scelte più ardite sono certamente discutibili, ma restano comunque di grande raffinatezza nell’affrontare dei temi delicati e di stretta attualità. La visione non è certamente una di quelle che lasciano indifferenti: C’è ancora domani è uno dei film italiani più belli (e di maggiore impatto) degli ultimi anni.

8.5

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