Recensione Dreamland - La terra dei sogni

L'incomprensibile operazione cinematografica di Sandro Ravagnani

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Cominciamo subito col dire che, in tutta onestà, appare difficile definire questo prodotto un film. Perché qualunque sia il suo fine, operazione commerciale mirata al lancio del palestrato Ivano De Cristofaro, lavoro cinematografico finalizzato a rievocare il glorioso passato del culturista sardo Franco Columbu (unico italiano a vincere il titolo di Mister Olympia nonché amico fraterno di Arnold Schwarzenegger), o ancora, esperimento produttivo volto a sfogare (a più riprese vista la minaccia che incombe di altri due capitoli della ‘saga' - di cui uno già in lavorazione) le velleità cinematografiche di Sebastiano Sandro Ravagnani, di sicuro è un fine che non combacia con il fine dell'ipotetico spettatore che si ritrovi in sala dinanzi alla sequela di incomprensibili immagini che costituiscono Dreamland. Già dai titoli di testa, infatti, è subito chiaro che ciò che si legge nel trafiletto di presentazione alla pellicola "Dreamland, la terra dei sogni è una storia (romantica e di formazione) a cavallo del tempo, per raccontare un classico viaggio di emigranti dal sud Italia nel primo dopoguerra verso la ‘mmerica", è del tutto fuorviante rispetto alla reale natura del prodotto, in cui l'Eldorado americano anni '50 (impossibile in realtà dedurlo da quello che si vede nel film) si trasforma in una telenovela trash di bassissima lega. Ma partiamo dalla (diciamo) trama.

Da teppista di strada a 'burattinaio'

James (di sicuro non Dean), ancora bambino lascia l'Italia alla volta dell'America insieme a Don Nicola (Tony Sperandeo, l'unico nel film che dia realmente prova di recitare) che lo accudirà come un vero figlio. Anni dopo, alla morte di Don Nicola, l'aitante James si ritroverà nella little Italy californiana a capo di un piccolo giro di delinquenza che finirà per rivortarglisi contro. Malmenato e ‘in fin di vita' verrà salvato da Frank Graziani (Franco Columbu), moderno Geppetto dal cuore buono con trascorsi da grande sportivo (ne è testimonianza il filmato di repertorio in cui si allena con Arnold Schwarzenegger) che lo stesso James aveva più volte minacciato e ricattato. Ma ‘tutti abbiamo diritto a una seconda opportunità', e così James, accolto nella famiglia di Frank come un figlio (e tra le braccia della 'sorella' acquisita), si convertirà alla strada dei valori e del ‘bene comune', che si concretizzeranno poi nell'apertura di una nuova falegnameria nella quale lavorare con il padre adottivo, e di una nuova palestra per la comunità, che in un'ultima, topica scena festeggerà gaia a suon di brindisi e danze il piccolo miracolo italo-americano!

L’altro (?) Cinema

A partire dai primi minuti di proiezione, la domanda che bracca, senza tregua, lo spettatore, è: perché Sebastiano Sandro Ravagnani, regista televisivo (al suo attivo qualche Domenica In e numerose regie di spettacoli circensi) si sia voluto, infelicemente, cimentare con questa sua opera prima, in cui nulla funziona come dovrebbe funzionare in un film. Né il reparto tecnico, con un pessimo suono in presa diretta che quasi sovrasta la ‘recitazione'  e una luce patinata da telenovela di quart'ordine, né tantomeno quello artistico, con una recitazione sovraesposta costruita su dialoghi altamente improbabili, in cui la fa da padrone il belloccio protagonista  Ivano De Cristofaro (eletto Mister più bello d'Italia-USA 2009): sguardo vacuo e voce monocorde. Pur sconsigliando vivamente di spendere i soldi del biglietto per vedere qualcosa che della Settima Arte ha poco, o nulla, è innegabile che la pessima fattura del film si traduca, con il trascorrere dei minuti, in un prodotto capace di suscitare nello spettatore degli irrefrenabili accessi di riso. L'opera è infatti  talmente surreale da provocare un'involontaria quanto estrema ilarità, tale da condurre lo spettatore attraverso un crescendo di incredulità che si traduce nella sensazione di essere gli ignari protagonisti di una candid camera. Per chi è ansioso di sperimentare la sensazione di un ‘altro' Cinema.


Dreamland - La terra dei sogni Dreamland - La terra dei sogni è un prodotto privo di una qualsiasi logica artistica che alla banalità dei contenuti somma l’inadeguatezza del mezzo audiovisivo, dando vita a un risultato a dir poco amatoriale che trascende la (nostra) comprensione. Qualora il regista, prendendo a prestito le parole del suo protagonista James dovesse chiedersi: “Tutti gli uomini hanno un dono. Io non so quale sia il mio”, beh in quel caso noi vorremmo rispondere, con tutto il rispetto: di certo non quello del ‘fare cinema’.

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