Dragon Trainer: Il mondo nascosto, la recensione: volare da soli

La saga animata targata Dreamworks e diretta da Dean DeBlois si chiude con uno spettacolo visivo magico e generoso, dedicato all'amore.

recensione Dragon Trainer: Il mondo nascosto, la recensione: volare da soli
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Dal 2010 a oggi, Dragon Trainer è stata una di quelle saghe animate che ha saputo imprimersi con potenza ed emozione nell'immaginario collettivo, più di molte altre. Uscito nel periodo d'oro della Dreamworks Animation, che contava ancora su franchise del calibro di Kung Fu Panda, Shrek e Madagascar, il primo Dragon Trainer arrivava nelle sale un po' in sordina, come novità di scarso interesse, quasi mero riempitivo cinematografico prima dei titoli più forti dello studio.
A differenza di altri progetti della compagnia, il film si basava sulla serie di romanzi di Cressida Cowell, quindi trasposizione cinematografica di una saga letteraria di medio impatto e con un discreto bacino di appassionati. Appena approdato in sala, Dragon Trainer ha immediatamente goduto di recensioni entusiastiche e di un passaparola caloroso e capillare, tanto da imporsi come uno dei migliori film animati del tempo, vigoroso nella forma quanto toccante nel contenuto, incentrato sull'amicizia interspecie e sull'accettazione del diverso.
Alla regia Chris Sanders e Dean DeBlois, il duo che aveva confezionato per la Disney l'amatissimo Lilo & Stitch, con il quale Dragon Trainer condivide diverse tematiche e topoi narrativi, centrali anche nello stile dei registi. Il clamoroso successo del primo film ha così spalancato le porte ai sequel, espandendo e ampliando ogni elemento costitutivo formale e contenutistico della saga, pronta oggi a chiudersi nel migliore dei modi con il toccante Dragon Trainer: Il mondo nascosto.

Prede e predatori

Se Dragon Trainer approfondiva con tatto e delicatezza la nascita di una delle amicizie più belle e commoventi dell'attuale panorama cinematografico (non solo animato), lasciando poi a Dragon Trainer 2 il compito di elasticizzare il tema e scavare invece con passione ed emotività in dinamiche familiari più sfaccettate e complesse, Dragon Trainer: Il mondo nascosto è un film dedicato all'amore, nella sua accezione più estesa.
Gli eventi iniziano a distanza di un anno dalla sconfitta di Drago Bludvist, dalla morte di Stoick e dall'avvento del nuovo drago Alfa, il dolce e combattivo Sdentato. Nel precedente capitolo, Hiccup era tormentato dalla possibilità di divenire Capo di Berk, quindi ci si soffermava sul passaggio dall'adolescenza alla maturità del personaggio, che diveniva sempre più conscio delle proprie responsabilità, del suo posto nel mondo. E infatti il finale ci regalava un Hiccup ormai deciso ad abbracciare il suo destino, spinto dall'idea di una convivenza pacifica e d'aiuto reciproco tra umani e draghi, forse la più grande utopia del mondo di Dragon Trainer. Riprendendo le fila di questo sogno, Il mondo nascosto ci presenta allora i due Capi impegnati come sempre nella mappatura dei territori inesplorati, alla ricerca di nuove specie di drago, ma al contempo argomenta (soprattutto visivamente) la missione di salvataggio di queste creature dalle mani di generali guerrafondai, bracconieri o cacciatori senza scrupoli e privi di cuore, come il villain di questo capitolo, Grimmel.
Dicevamo però dell'amore, che è il motore centrale dell'opera. Da una parte abbiamo infatti Hiccup e Sdentato, entrambi condottieri e sovrani illuminati, che puntano a estendere le loro prospettive e il loro messaggio quanto più distante possibile, per migliorare un mondo ancora troppo legato a retaggi del passato, ingeneroso verso il diverso, marcio.
I due devono però fare anche i conti con le proprie emozioni e con le rispettive compagne, Astrid e la Furia Chiara, quest'ultima new entry del film e specie simile alla Furia Buia, soltanto bianca e con capacità di mimetizzazione inedite.
Hiccup è ormai un capo affermato e amato dai Berkiani, che spingono verso una sorta di consacrazione divina agli occhi di Odino, da sancire mediante il matrimonio con Astrid. Sdentato, invece, viene colpito improvvisamente dai caldi gemiti dell'amore, sentimento per lui nuovo e sconosciuto, difficile da comprendere, tant'è che alcune delle scene più tenere lo vedono tentare approcci differenti per far colpo sull'amata.

È un discorso che viene portato avanti con una raffinatezza talmente radicata nell'intimo dei personaggi e delle sequenze da risultare innocente e poetico. Si entra nell'anima delle coppie attraverso pochi spunti narrativi, sospesi tra incanto e leggerezza, scoprendo in questo tempo dell'amore tacite dichiarazioni d'affetto e fedeltà, mute forme di magia che incatenano i rispettivi cuori dei protagonisti, da ora perennemente legati, indissolubilmente insieme.
In questo contesto, Astrid e la Furia Chiara rappresentano figure femminili capaci di guidare i loro compagni, sia in guerra che nella vita, ancore affettive che sono molto di più di una spalla su cui piangere, perché parte essenziale dell'altro, tutt'altro che riempitive.
Hiccup e Sdentato sono invece schiavi dei loro sentimenti, il che destabilizza spesso la loro leadership, rimessa in essere dall'apporto costante delle rispettive compagne. I due sono prede, dell'amore, dei dubbi, della ricerca di una propria emancipazione, che nel caso di Hiccup significa tenere fede agli insegnamenti del padre per divenire però un capo unico, mentre per Sdentato si traduce nel capire chi essere e in particolar modo con chi volare.

Per ogni preda, però, c'è un predatore, qui incarnato da Grimmel, il cacciatore di draghi più letale del mondo. È un essere infido anch'esso soggiogato dall'amore, che non ha riferimenti emotivi o sessuali ma è interamente rivolto alla caccia, suo unico scopo di vita. I suoi metodi non tengono conto di alcuna moralità e fungono da sostituti di una forza fisica praticamente nulla. È pericoloso in quanto ossessionato e addestrato, intelligente e viscido, soprattutto rispetto al precedente Blodvist, che era invece un villain muscolare, dotato di carisma e possanza.
Grimmel è insomma un nemico adatto a questa conclusione, tutta giocata sul proprio posto nel mondo e guidata dalle emozioni, che infatti trovano ulteriore profondità in un comparto visivo impressionante, mai così meraviglioso.

La perfezione della forma

Non che i precedenti capitoli non regalassero uno spettacolo estetico poderoso, ma in Dragon Trainer: Il mondo nascosto la saga evolve in modo eccezionale. Uno dei primi quesiti che si è infatti posto Dean DeBlois nella costruzione di questo terzo e ultimo film è stato il come lasciar progredire l'impatto visivo di una saga che già aveva regalato momenti epici e ricchi di profondità, immagini sentimentalmente stratificate e curate con ricerca tecnica sopraffina. Come poi capirete vedendo Il mondo nascosto, la risposta è stata trovata nelle luci.
Se da un lato c'è infatti un imponente lavoro di rifinitura delle texture e dei particolari costitutivi dei personaggi - dalla barba e dagli abiti di Hiccup alle scaglie di Sdentato -, dall'altra c'è anche un ben più poderoso e sorprendente miglioramento del mondo della saga, dettagliato con particolare riguardo alla fotografia, all'utilizzo digitale delle luci, curate da Gil Zimmerman.
In Dragon Trainer 2 si notava un certo amore per i campi lunghi e lunghissimi, che abbracciavano con intuito tecnico le scene di guerra e di volo, molto centrali nel secondo film. L'utilizzo delle stesse tecniche è invece qui rimesso alla poetica dell'immagine, al calcolo delle infiltrazioni luminose, delle varie fonti da cui provengono o dalla loro assenza.

Ci sono momenti, nel Mondo Nascosto, che lasciano stupefatti, con gli occhi sgranati. Si gioca con i contrasti, con la sperimentazione, con la profondità di campo, i piani sequenza e una lunga diversificazione, che regala nel corso di due ore ambienti sempre diversi, ognuno con un proprio studio rifinito fin nei minimi dettagli.
Anche nell'estetica, nella messinscena, Dragon Trainer: Il mondo nascosto è quindi un film carico di sconcertante bellezza, di un livello artistico magistrale che sfrutta una precisa poetica visiva per scavare nel profondo delle scene, toccandone e sviscerandone l'anima. Un titolo incredibile, generoso, candido e straziante, fino al suo commovente e mai così significativo finale. Non potevamo desiderare di più.

Dragon Trainer: Il mondo nascosto Dean DeBlois chiude la trilogia di Dragon Trainer con un film dedicato all'amore, inteso nella sua accezione più estesa, forza guida e sentimento indomabile. Approfondisce ed evolve anche le tematiche della famiglia e dell'amicizia, cercando soprattutto di toccare l'appena raggiunta maturità dei propri protagonisti in una storia che punta ancora una volta all'accettazione del diverso e alla ricerca del proprio posto nel mondo. L'accento è però spostato molto di più sul sentimentalismo e tutti i discorsi trovano pieno compimento nel comparto estetico, che lavora di grazia e poesia per scavare nell'intimo della scena e impressionare tramite un lato artistico lodevole, davvero magistrale. È una conclusione che sfrutta la tecnica e la narrazione con particolare riguardo alla messinscena, in un racconto che fa di una decisa potenza estetica il suo cuore pulsante, dove trovano infatti riparo personaggi e tematiche, momenti d'azione e di pura commozione. Un finale incredibilmente solido e toccante, che eleva la forma al di sopra di tutto, rendendola contenuto emozionante e stratificato, visivamente generoso e incantevole. Stupefacente.

8.5

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