Dragon - La storia di Bruce Lee, la recensione del film di Rob Cohen

Dragon - La storia di Bruce Lee racconta dall'arrivo in America alla tragica scomparsa il privato e il filmico della star hongkonghese.

recensione Dragon - La storia di Bruce Lee, la recensione del film di Rob Cohen
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E' dedicato alla memoria di Brandon Lee, morto due mesi prima dell'uscita in tragiche e ben note circostanze sul set de Il corvo (1994), il film biografico incentrato sulla figura del padre Bruce. Se l'erede avesse accettato di interpretare il genitore come inizialmente propostogli forse il destino lo avrebbe risparmiato. Difficile dire quanto l'impatto emotivo della vicenda abbia influito sul discreto successo ai botteghini di Dragon - La storia di Bruce Lee, tratto con diverse libertà dal libro scritto dalla vedova nelle settimane successive la morte della star hongkonghese, qui interpretata da Jason Scott Lee. Sceneggiatura a tratti romanzata e altrove attinente alla vita dell'attore, dopo il prologo ambientato nel periodo giovanile questa passa all'arrivo di Bruce Lee in un'America che non vede ancora di buon occhio la popolazione asiatica. Dopo un inizio come lavapiatti il Nostro decide, nonostante l'avversione della comunità cinese, di aprire una scuola di jeet kune do e fa la conoscenza della sua futura moglie Linda. Famiglia e carriera saranno due delle fondamenta nella vita di Bruce, prossimo a diventare una celebrità prima sul piccolo e poi, con la definitiva consacrazione, sul grande schermo.

Piccolo drago

Era una sfida rischiosa quella di raccontare in un'operazione biografica l'esistenza di un vero e proprio Mito del cinema, capace con pochi ruoli di entrare nella leggenda, ma Rob Cohen si è approcciato nella giusta maniera adattando con rispetto e perizia una sceneggiatura semi-romanzata il cui intento di generare un coinvolgente impatto filmico non snatura comunque i passaggi clou dell'esistenza dell'uomo-attore. Dragon - La storia di Bruce Lee concede il giusto spazio al comparto emotivo senza cedere alla mera spettacolarizzazione, deformando intelligentemente eventi e situazioni per far presa sul grande pubblico; poco importa perciò allo spettatore medio delle imprecisioni cronologiche o delle forzate scene di combattimento della prima metà, in quanto il ritratto della persona ne esce comunque discretamente verosimile. Le arti marziali rimangono ad ogni modo elemento secondario delle due ore di visione, alternandosi alla tormentante vicende familiari e personali di Bruce e rendendosi protagoniste soprattutto nella ri-rappresentazione di alcune scene relative alle riprese di pellicole quali Il furore della Cina colpisce ancora (1971), L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente (1972) e I tre dell'Operazione Drago (1973). Interessante l'istinto onirico presente nei sogni / visioni che si fa paradossalmente profetico nella parte finale della tragica sorte toccata anche al figlio Brandon, e la performance di Jason Scott Lee, non molto somigliante ma calatosi con il giusto carisma nel non semplice ruolo, permea delle corrette sfumature una figura ancor oggi indimenticabile.

Dragon - La storia di Bruce Lee Un godibile bio-pic che, pur con molte libertà narrative, si pone come efficace omaggio alla vita e alla carriera della star marziale: Dragon - La storia di Bruce Lee convince sia sul versante introspettivo che nei più vaghi, ma ben presenti, sussulti action, inerenti soprattutto le riprese di alcuni dei titoli più famosi con protagonista il compianto attore hongkonghese. Dalla serie tv de Il calabrone verde fino a I tre dell'operazione drago (1973) le due ore di visione oscillano così tra privato e carriera ricostruendo uno sguardo d'insieme parzialmente romanzato ma efficace nel delineare il ritratto dell'uomo dietro l'attore, qui interpretato con efficacia da Jason Scott Lee.

6.5

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