Dragged Across Concrete, recensione del nuovo thriller di S. Craig Zahler

Mel Gibson e Vince Vaughn sono i protagonisti del terzo film del regista, che continua il suo percorso autoriale a discapito dei propri personaggi.

recensione Dragged Across Concrete, recensione del nuovo thriller di S. Craig Zahler
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Dalla sua presentazione ufficiale al Festival di Venezia 2018 Dragged Across Concrete - Poliziotti al limite ha saputo far parlare di sé già diverse volte. A luglio 2020, però, con l'uscita in Italia per il mercato home-video, sembra raggiungere l'apoteosi della sua attualità per come, quasi sbucando direttamente dai telegiornali, ci racconta ancora una volta l'omicidio di George Floyd.
Ragionando sulla fragilità dei segreti dell'individuo e delle istituzioni in una società in cui ogni persona è testimone, e ogni cellulare munito di fotocamera è in agguato, S. Craig Zahler tramite i corpi di Mel Gibson e Vince Vaughn fa iniziare il suo terzo lungometraggio con una sequenza che sembra ispirata ai recenti e tragici avvenimenti di Minneapolis, datati 25 maggio 2020, pur essendo stata girata nell'estate del 2017.
Già per questo Dragged Across Concrete meriterebbe la vostra attenzione: che a inizio anno sia finito nella nostra lista dei migliori film rimasti inediti in Italia a questo punto è un qualcosa che passa in secondo piano.

Una cottura al sangue

La forza da autore vero che dimostra S. Craig Zahler in ogni sua opera è spiazzante, sembra venire dal cinema dei maestri degli anni '70 e risulta quasi dissociata dall'industria contemporanea: dopo l'esordio con Bone Tomahawk e il secondo lungometraggio Brawl In Cell Block 99, Dragged Across Concrete è ancora una volta lo stesso identico film-manifesto, che porta avanti la medesima visione e parla un identico linguaggio.
Due poliziotti, interpretati da Mel Gibson e Vince Vaughn, vengono sospesi dal servizio per sei settimane senza paga quando il loro modo brutale di interagire con i criminali viene catturato dalla fotocamera di un cellulare e, dopo essere diventato virale su internet, finisce sulle prime pagine dei giornali e sui titoli cubitali dei telegiornali.
Nessuno dei due se la passava bene prima, a causa di diversi problemi familiari, figuriamoci adesso. La decisione di rapinare una gang di spacciatori per assicurarsi il denaro di cui necessitano darà il là a un effetto domino gigantesco che andrà a intrecciarsi con la storia di Henry Jones, un ladro afroamericano appena uscito di prigione.

Altro non vogliamo rivelare perché a spingersi oltre ci ha già pensato Zahler, e le sorprese che ha in serbo per voi valgono la cottura a fuoco lento allestita per questa vera e propria epopea da 160 minuti tesi, nerissimi, micidiali.
Ma se avete già assaggiato le pietanze di questo chef saprete di certo che al suo tavolo arrivano solo bocconi duri, difficili da mandare giù, spesso molto al sangue. E Dragged Across Concrete sembra davvero bollito sull'asfalto incandescente, quindi l'avvertenza è d'obbligo: ammessi soltanto stomaci forti.

Un gioco al rialzo

Il cinema di Zahler è fatto di uomini duri guidati da codici morali rigorosi che prendono sempre la peggior decisione possibile, in un gioco al rialzo di violenza e amoralità.
Nel suo nichilismo l'autore controlla ogni aspetto della messa in scena come un dio diabolico che fa dei suoi personaggi delle pedine sacrificabili per una partita sempre più ingestibile e asfissiante, durante la quale a un certo punto si viene circondati da ogni direzione e sopravvivere sembra impossibile.
È un approccio da b-movie sia per tematiche che per uso di violenza da exploitation, che fino a oggi è il pane di una filmografia sempre più essenziale, minimalista, estrema.
Qui si gira per le strade in un contesto urbano più secco e concreto, immediato; in cinque anni di regia i fronzoli spariscono di film in film e lo stile sembra asciugarsi sempre di più da una sequenza all'altra.
E autore Zahler lo è nel senso più ampio possibile. Come John Carpenter, i suoi film oltre a dirigerseli se li scrive e addirittura se li musica, accompagnando in colonna sonora le situazioni e i dialoghi che con poco rivelano tantissimo e che straripano di un'ironia nera, sottile e tagliente, di una violenza grafica inaudita e soprattutto di una voglia pazzesca di andare dritti al punto, senza troppi giri di parole o ammennicoli vari.

Il concetto di viaggio, inteso letteralmente come spostamento da punto A a punto B che era alla base dei precedenti due titoli, torna prepotente anche in Dragged Across Concrete.
Qui, grazie a una durata senza scrupoli che sfiora le tre ore, Zahler tocca temi attualissimi compiendo anche un passo in avanti nella direzione del cinema politico fino a ora solo sfiorata.
In questo film in cui nulla è accessorio e tutto è fondamentale, da personaggi che vengono introdotti in una scena e poi buttati via nel mondo a farsi investire dagli eventi (che a loro volta rappresentano una progressiva discesa all'inferno, vero e proprio fil rouge fra tre opere), si profetizza il Black Lives Matter ma senza sbandierarlo e naturalmente senza volersene prendere il merito.

Quello che è, è così e basta, ogni avvenimento è giustificato da qualcosa che è accaduto poco prima e l'uomo sembra non avere alcun controllo.
Ma che tre scene fondamentali ruotino intorno all'utilizzo di un cellulare riassume il senso dell'opera in maniera sublime: la società è indissolubilmente e definitivamente legata alla tecnologia, l'individuo sarà per sempre ciò che fa davanti a una fotocamera e un telefonino può decretare vita o morte di molti.

Dragged Across Concrete - Poliziotti al limite Giunto al suo terzo lungometraggio, S. Craig Zahler si conferma ormai un autore sotto ogni singolo aspetto, vero e proprio fautore del b-movie contemporaneo dotato di una visione estremamente personale della materia prima. Con l'incredibile capacità di andare dritto al punto e rimanere sempre asciutto anche in un film di quasi tre ore come questo Dragged Across Concrete, Zahler firma un'opera che è ancora più politica delle precedenti e che da loro riprende ogni cosa, aggiungendone di nuove.

9

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